Vaccini: ogni anno in Italia 15mila bambini non vengono immunizzati
  • Gio, 22/10/2015 - 12:08

Calano sempre più le vaccinazioni per i più piccoli nel nostro Paese. A livello nazionale sono circa 5mila i bambini che ogni anno non vengono vaccinati contro malattie come poliomielite, difterite e tetano e 10.000 non ricevono nei tempi dovuti il vaccino per il morbillo e la rosolia. Un fenomeno preoccupante e con forti differenze tra Regione e Regione: le coperture per le malattie prevenibili con il vaccino esavalente rimangono stazionarie, o in lievissimo rialzo solo in Piemonte e in Sardegna, mentre nelle rimanenti Regioni (in particolare in Valle d’Aosta, Abruzzo, Molise, Campania e Calabria) si nota un calo pari di oltre 1,5 punti percentuali nelle coperture per polio, Difterite ed epatite B e pari a quasi il 5% per la malattie esantematiche. È quanto emerge dalla prima giornata del diciannovesimo Congresso Nazionale della Società Italiana per le Malattie Respiratorie Infantili che si svolge fino a Sabato a Torino con oltre 650 specialisti da tutta Italia. 

“Ci stiamo allontanando dal progresso scientifico e dalla necessaria attenzione alla prevenzione – spiega Renato Cutrera, presidente SIMRI –. La rinuncia ai vaccini è un vero e proprio doppio salto mortale all’indietro, frutto di falsi miti e da una forte contrarietà alle vaccinazioni. Un problema quindi culturale su cui è importante intervenire. Negli anni passati, le vaccinazioni sono state fatte in modo estensivo e proprio per questo i giovani genitori hanno perso la consapevolezza della pericolosità delle malattie a cui sono stati vaccinati, rispetto alle generazioni precedenti che hanno vissuto il dramma di patologie come il vaiolo, la poliomelite, ma anche il morbillo. Inoltre, molti dubbi sulle immunizzazioni sono sorti A CAUSA di alcuni fatti di cronaca, smentiti poi dalla ricerca medico-scientifica. Come pediatri sappiamo che molte patologie neurologiche nei bambini, tra cui anche l’autismo, si manifestano nei primi 3-4 anni di vita, lo stesso periodo in cui si eseguono le più importanti immunizzazioni, ed è fondamentale ricordare che non c’è alcun nesso tra effetti del vaccino e insorgenza della malattia. La popolazione andrebbe informata ed educata su questi temi e sull’importanza di aderire ai piani vaccinali. In questo senso, il Ministero della Salute e il Parlamento si stanno già muovendo con un nuovo decreto che nega l’accesso alle scuole ai non vaccinati. Pur riconoscendo che la democrazia deve lasciare libere le popolazioni nel compiere un atto medico, un simile provvedimento garantirebbe la protezione degli altri studenti e spingerebbe le famiglie dei non vaccinati a ripensamento. Ma ciò non basta. I pediatri, i medici di famiglia, ma anche i media hanno un ruolo importante, perché la disinformazione induce le persone a fare delle scelte sbagliate per la propria salute. Molte persone consultano internet senza avere la certezza di trovarvi dati certificati. Noi pediatri dobbiamo muoverci in prima linea e promuovere una corretta informazione. Va ricordato che i vaccini, oltre ad essere efficaci, sono estremamente sicuri, perché sottoposti a rigidi controlli da parte delle Istituzioni sanitarie competenti”. “Un vaccino è costituito da una piccolissima quantità di microrganismi (virus o batteri), uccisi o attenuati, che stimola nel corpo una normale reazione immunitaria –. sottolinea Alberto Giovanni Ugazio, direttore del Dipartimento di Medicina Pediatrica Ospedale Bambino Gesù di Roma – È grazie a questo meccanismo di difesa che si è potuto negli anni ridurre drasticamente il numero di casi e le conseguenze di molte patologie. I vaccini sono oggi un importante presidio sanitario, anche per la prevenzione oncologica: molti tumori sono causati da infezioni virali. L’abbiamo scoperto quasi per caso, per primi noi italiani quando nel 1991, introducemmo la vaccinazione universale contro l’epatite B. Oggi l’immunizzazione estremamente efficace contro il Papillomavirus si sta dimostrando uno strumento prezioso per la prevenzione del carcinoma della cervice uterina - secondo per frequenza nel sesso femminile subito dopo il tumore del seno - e di molte altre neoplasie, sia della femmina che del maschio. Insomma: i vaccini stanno comprovando un potenziale di applicazione molto più ampio di quello cui eravamo soliti associarli e rappresentano uno strumento di prevenzione e tutela della salute pubblica irrinunciabile”.

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