Vaccini e disinformazione: "Serve un nuovo patto coi genitori"

Vaccini e disinformazione. Un allarme reale che sta portando a una vera e propria disaffezione del sistema di prevenzione e riportando in auge malattie da tempo debellate, come la pertosse e la difterite. “I dati parlano chiaro: 350mila bambini in Italia senza copertura vaccinale per il morbillo, in Sardegna è ricomparsa la pertosse”, afferma Giuseppe Masnata, presidente sezione Sardegna della Società Italiana di Pediatria, promotore della Consensus Conference organizzata dal Rotary Club Cagliari che si è tenuta ieri pomeriggio all'aeroporto di Cagliari, che ha chiamato a raccolta medici e operatori sanitari. Intorno al tavolo insieme a Masnata, tra gli altri, il prorettore alla ricerca Micaela Morelli, Paolo Castiglia, professore ordinario di Igiene dell'Università di Sassari, Basilio Mostallino, segretario Fimp Sardegna, il presidente dell'ordine dei giornalisti della Sardegna Francesco Birocchi, e l'assessore regionale alla Sanità Luigi Arru.

 

Qualcosa si è rotto nella comunicazione tra le famiglie e i pediatri. La falsa informazione ha preso il sopravvento grazie alla potenza di internet e dei social network.

Noi medici in Italia abbiamo fallito la comunicazione, questo bisogna dirlo. Serve cambiare l'informazione, serve un'azione forte, un fronte comune tra operatori sanitari e società civile”, ha tuonato Masnata dal palco. “L'informazione di tipo paternalistico con le famiglie non funziona più. Questo sta nella professionalità di ogni singolo medico, di ogni pediatra”. Oggi si parla di Sardegna ma questo è un problema universale. “I casi di morbillo in Germania sono stati nel biennio 2014-2015 poco meno che in Italia: da noi 1.600, in Germania 1.100, cifre spaventose, in un territorio in cui lo Stato è molto più presente. Bisogna ripartire dal nuovo patto con i genitori, evitare le coercizioni”. Niente imposizioni, sì alla corretta informazione. "Bisogna evitare l'allagamento informativo", afferma Castaldi, "dobbiamo andare sul web e fornire conoscenze corrette dove la popolazione le va a cercare. Ecco le iniziative come "Vaccinarsi", dovremmoentrare di più nei social network e raggiungere le persone, i genitori nei luoghi in cui vanno a cercare la informazioni". 

Secondo Micaela Morelli “si tratta di una specie di guerra e bisogna combattere ad armi pari. Se le associazioni che sconsigliano le vaccinazioni mettono in campo dei pericoli , che noi sappiamo essere inesistenti, e la gente, i genitori, sono sguarniti dal punto di vista delle conoscenze scientifiche per capire se quello che loro dicono è vero o non lo è, allora bisogna mettere in campo quelli che sono i pericoli e tirare fuori la memoria storica. Abbiamo perso la memoria storica della poliomelite, del vaiolo, ma anche di complicanze sulla parotite, sul morbillo. I medici, gli operatori sanitari, tutti quelli che trasmettono informazione medico-scientifiche devono ritirare fuori queste informazioni che si sono perse, e allo stesso tempo sottolineare i pericoli”. Per il il prorettore alla ricercaquesto è dovuto al fatto che “il metodo scientifico non viene più preso in considerazione, ma conto maggiormente quello che dicono i media che ha maggior impatto sull'emotività delle persone e colpisce di più.

Così la disinformazione impera e la disaffezione ai vaccini inizia a produrre i primi effetti negativi. “Negli ultimi tempi abbiamo avuto quattro bambini con pertosse tre gli otto e il mese e mezzo", afferma Masnata . "Nel bambino sotto i tre mesi la pertosse è una situazione particolarmente pericolosa che può lasciare strascichi neurologici importanti per tutta la vita”. 

Abbiamo avuto la riemergenza di cluster di morbillo perché le coperture non erano sufficienti in Sardegna”, spiega Castiglia, “nello stesso tempo in Italia il caso della figlia di due medici morta a causa delle complicanze del morbillo ha creato scalpore. Si è data la colpa ai medici del Bambin Gesù di Roma per la morte di questa bambina, un decesso inevitabile e non certamente loro imputabile. C'è stata molta disinformazione e questo ha dato la spinta al ministero per cercare di correre ai ripari”. L'inizio del trend di disaffezione alla vaccinazione si può far risalire a due anni fa. “Criticità che si riscontra anche per il vaccino antinfluenzale, che riguarda la fascia d'età degli over 65”, Continua il professore di Igiene. “Rispetto agli anni precedenti c'è stata una flessione importante anche su questo fronte: nel Nord Sardegna c'è stato un ritardo nella diffusione dei vaccini, correlato alla diffusione di false notizie sulle morti correlate ai vaccini antinfluenzali. L'anno scorso abbiamo avuto registrato solo un terzo delle vaccinazioni”.

Per l'assessore alla Sanità Luigi Arru si tratta di una battaglia culturale: "E' una misura semplice, straordinaria, che ha portato a un progresso senza precedenti nel mondo della medicina".  

Francesca Cardia

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