Un tavolo di lavoro sulla nutrizione artificiale nella Sic
  • Ven, 10/11/2017 - 19:04

"Apriremo un tavolo di lavoro che metta in luce le buone esperienze e permetta di uniformare i percorsi assistenziali per la nutrizione artificiale nella sindrome dell'intestino corto". Lo ha assicurato Federico Argiolas, direttore del  Servizio promozione della salute e osservatorio epidemiologico della Regione autonoma della Sardegna, agli operatori sanitari e pazienti riuniti oggi nell'aula Thun dell'ospedale Microcitemico Antonio Cao di Cagliari nel corso dell'evento "La nutrizione artificiale nella sindrome dell'intestino corto". L'obiettivo: creare un percorso diagnostico terapeutico assistenziale, mettendo a sistema, in rete, con un approccio multidisciplinare, le risorse che già ci sono e sono distribuite sul territorio. Una promessa che Salvatore Murru, dirigente medico dell’Anestesia e rianimazione dell’ospedale Marino di Cagliari e delegato regionale della Sinpe, Società italiana di nutrizione artificiale e metabolismo, e Alessandra Rivella, presidente di Anna, Associazione nazionale nutriti artificialmente, hanno accolto con entusiasmo. 

 

"Dobbiamo collaborare per costruire un percorso che permetta di migliorare la qualità delle cure per i pazienti pediatrici e adulti", è l’auspicio di Salvatore Murru, che ha l'ambizione di costruire un percorso nell’ambito della rete territoriale, un Pdta per la Sindrome dell’intestino corto. “Siamo qua per costruire qualcosa, accolgo gli inviti del dg dell’assessorato regionale della Sanità Giuseppe Sechi e del presidente dell’Ordine dei medici di Cagliari Raimondo Ibba di fare rete, di coalizzarci per non disperdere le competenze, le informazioni e le conoscenze”, ha detto in apertura di mattinata.

Alessandra Rivella, chiede per tutti "una cura adeguata, puntuale, punti di riferimento certi e il supporto esterno su tutti i fronti che non sono strettamente sanitari, con l'associazione faccia da collante sul territorio. Questi percorsi dovrebbero iniziare ad avere ad avere un iter certo e questo permetterebbe risparmi su tutti i fronti. Il percorso", continua la rappresentante dell'associazione Anna, "deve essere formalizzato con una base comune per tutti, ma deve essere personalizzato. Il desiderio e l'obiettivo di questo incontro è di trovare un indirizzo comune tra tutte queste figure presenti; questo va fatto concretamente con un calendario che ci permetta di confrontarci in tempi brevi, perché non sia solo una serie di nuovi buoni propositi e perché non dipenda solo dalla buona volontà di alcuni medici".

Dalla tavola rotonda sono emerse diverse criticità: la necessità di formazione e collaborazione con tutti gli operatori sanitari coinvolti nel percorso assistenziale, la necessità di preparare i care givers, di superare i limiti burocratici che spesso frenano il ritorno del paziente dall'ospedale al territorio nella maniera più congrua. 

Sulla necessità di fare rete ha insistito anche Salvatore Più, Cittadinanzattiva - Tribunale del malato,  che ha evidenziato la necessità di un tavolo tecnico con una  regia regionale per permettere in maniera ottimale l'integrazione tra ospedale e territorio. 

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