Un killer chiamato diabete
  • Mer, 02/04/2014 - 11:49

Settantatré morti al giorno in Italia a causa delle complicanze del diabete, quasi 27.000 persone ogni anno scompaiono a causa di quella che è considerata la quarta causa di morte in Europa, secondo il rapporto Diabetes Atlas 2013 dell’International Diabetes Federation (Idf). Il dato è tanto più allarmante se si considera che gli italiani che soffrono di diabete sono circa 3,6 milioni, l’8% della popolazione adulta e che la malattia tende a espandersi di anno in anno, visto che sono circa 1,8 milioni, un ulteriore 4% della popolazione adulta, i concittadini a rischio di svilupparla, soffrono cioè di ridotta tolleranza al glucosio (IGT, impaired glucose tolerance), una sorta di stato di pre-diabete. Se si valuta il problema da un punto di vista europeo, sono 32 milioni gli adulti con diabete, l’8,1% della popolazione europea, 33,5 milioni quelli con IGT, oltre 271.000 i morti a causa delle complicanze ogni anno: quasi 750 europei muoiono ogni giorno a causa del diabete.

“Le complicanze del diabete sono varie: dalla malattia coronarica (ne soffre il 10% di coloro che hanno il diabete), alla retinopatia, il 34%, all’insufficienza renale, il 5-10% di coloro che hanno il diabete di tipo 2, ma il 30-40% delle persone con diabete di tipo 1, alla neuropatia, il 32%”, ha ricordato Salvatore Caputo, presidente di Diabete Italia. “Sono le complicanze che portano alla morte: oltre il 50% di coloro che hanno il diabete muore a causa di problemi cardiovascolari e il 10-20% per insufficienza renale. Le complicanze sono anche le maggiori responsabili del forte impatto che la malattia ha sul sistema sanitario”, ha aggiunto. Sempre secondo i dati Idf, l’8,3% della spesa sanitaria in Italia viene destinata al diabete: il costo medio annuo per una persona con il diabete è di 2.540 euro, di cui oltre il 50% viene assorbito dai costi di degenza ospedaliera e solo il 6,3% dai farmaci antidiabete. Ma non esistono solo i costi per il trattamento e la cura della malattia, che in Italia ammontano a 7,9 miliardi, ma anche i costi indiretti legati a riduzione della produttività, giornate di lavoro perse, e via dicendo, che si stima siano circa 12,6 miliardi: un impatto notevole per la società.

In un contesto di forte attenzione alla malattia a livello europeo e nazionale, i massimi esperti scientifici e i rappresentanti delle Istituzioni nazionali e sovranazionali si sono riuniti a Bruxelles per discutere le strategie politiche ottimali per gestire il crescente peso del diabete, nell’ambito del secondo European Diabetes Leadership Forum 2014, incontro promosso in collaborazione con l’Associazione Danese per il Diabete e con il contributo non condizionato di Novo Nordisk, al quale hanno partecipato fra gli altri il Commissario Europeo alla Salute Tonio Borg e numerosi rappresentanti dei ministeri della Salute degli stati membri, inclusa l’Italia.

Di quanto emerso da questo importante evento si è discusso oggi a Roma, alla sede in Italia del Parlamento Europeo, nell’ambito dell’incontro “Una Roadmap per il diabete in Europa e in Italia”, organizzato sotto l’egida di Italian Barometer Diabetes Observatory (IBDO) Foundation, Università di Roma Tor Vergata e Diabete Italia, alla presenza, tra gli altri, di Gianni Pittella, vice presidente Vicario del Parlamento Europeo.

Il diabete è una patologia che, più di altre malattie croniche correlate all’invecchiamento della popolazione, sta avendo un impatto significativo in termini di costi sociali ed economici in tutta Europa, tanto da indurre il Parlamento Europeo ad evidenziare agli Stati membri, attraverso atti formali, la necessità di attivare piani specifici su questa patologia. Lo ha ricordato Paola Pisanti, presidente della Commissione Nazionale sul Diabete del ministero della Salute. Che ha poi spiegato come, in tal senso, "la Commissione Europea abbia avviato, lo scorso mese di gennaio a Madrid, il programma “EU Joint Action on Chronic Disease - CHRODIS”, nel quale l’Italia ricopre il ruolo, attraverso il Ministero della Salute, di coordinatore del gruppo sul diabete. Il nostro Paese è da sempre impegnato su questi temi e ha varato nel 2013 il Piano Nazionale sulla Malattia Diabetica, recepito dalla Conferenza Stato-Regioni, che funge da guida nella lotta alle malattie croniche in Italia".

L’incontro di Roma è stato anche l’occasione per presentare il programma del settimo Italian Barometer Diabetes Forum, che avrà luogo nella sede di rappresentanza dell’Università di Roma Tor Vergata di Villa Mondragone a Monte Porzio Catone il prossimo 10 e 11 Luglio, durante il semestre di Presidenza italiana dell’Unione Europea.

“In tutto il mondo troppe persone soffrono o muoiono a causa di malattie croniche come cardiopatie, ictus, cancro, malattie respiratorie croniche e diabete. E non si tratta più di un fenomeno che riguarda solo i paesi ricchi. Nello stesso tempo, crescono a livello mondiale sovrappeso, obesità infantile e incidenza del diabete di tipo 2. È una situazione preoccupante non solo per la salute pubblica, ma anche dal punto di vista economico”, ha detto Simona Frontoni, presidente Comitato Scientifico del Barometer Forum. “A Monte Porzio Catone si confronteranno i diversi protagonisti del sistema sanitario italiano, dal ministero della Salute, all’Agenzia Italiana del Farmaco, alle Società scientifiche e si affronteranno temi complessi e saldamente interconnessi tra di loro, dalla prevenzione della diabesità, il binomio diabete-obesità che sempre di più preoccupa, ai modelli gestionali di cura e assistenza per il diabete, alla ricerca”, ha proseguito.

“Per affrontare e vincere la sfida posta dal diabete alla società è necessario conoscerne a fondo tutti gli aspetti, valutarli misurandone ampiezza e portata, monitorarne il trend. L’Italian Barometer Diabetes Observatory Foundation, è un think-tank permanente che si pone questi obiettivi. Il Forum che organizziamo annualmente è utile a identificare le strategie per affrontare la malattia, che siano frutto della collaborazione tra tutte le parti interessate, non solo agli aspetti clinici, ma soprattutto sociali, economici e politici” ha concluso Renato Lauro, presidente Ibdo Foundation.


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