"Un buon operatore si deve formare anche dal punto di vista umano"
  • Gio, 17/09/2015 - 11:19

La campagna Fattore K arriva all’Università, nella culla della formazione dei professionisti di tutte le professioni sanitarie. "Da questo incontro ci aspettiamo molto perché  crediamo che un’adeguata comunicazione di una diagnosi, di una prognosi, sia la prima terapia nel percorso di cura che ogni giorno i malati di tumore devono affrontare", spiega Maria Dolores Palmas, infermiera del quinto piano dell'ospedale Oncologico Businco di Cagliari, che ha ideato la campagna insieme a Sardegna Medicina. "Crediamo che un operatore ben formato, anche nell’ambito della comunicazione, ambito che si è evoluto negli ultimi decenni andando a trasformare un rapporto di tipo paternalistico in una relazione professionale e umana centrata sul prendersi cura della persona, sia un professionista felice capace di farsi carico delle proprie emozioni e delle emozioni del paziente che a lui si affida. Crediamo che una comunicazione efficace, consentendo all’operatore di migliorare la conoscenza del paziente riguardo la propria patologia, permetta di ottenere una maggiore compliance verso quello che sarà il percorso di cura proposto così da ottimizzare tempo e cura". 

I vantaggi si riscontrano anche per i professionisti e per l'intero sistema. "Un operatore formato anche “umanamente”, cioè capace di gestire emozioni, sentimenti, difficoltà, rapporti interpersonali, è un operatore capace di far bene il suo lavoro riducendo rischio di burn-out, di malattia e di frustrazione e inoltre una buona formazione alla comunicazione debba far parte del bagaglio di ogni professionista  non meno delle conoscenze mediche e farmacologiche e perché crediamo che questo aspetto debba avere lo stesso identico peso formativo di tutte le altre materie in tutti i lunghi anni di formazione.
Ci aspettiamo molto da questo incontro perché speriamo arrivino risposte certe che possano cambiare il percorso di studi di ogni studente che sogna di essere un buon medico, un buon infermiere", conclude Maria Dolores Palmas. "E l’università questo deve dare perché, come sentiremo, di questo il paziente ha bisogno: di uomini e donne nel senso pieno del termine e non solo degli ottimi “scienziati” incapaci, a volte, di entrare in relazione con loro".

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