Tumori della pelle “non melanoma”: meno conosciuti, più diffusi, oggi anche “prevenibili” con le nuove terapie
  • Ven, 21/11/2014 - 12:52

 

 

Giovanni Pellacani

Professore Ordinario di Dermatologia,

Direttore di Clinica Dermatologica Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia

 

Tumori della pelle “non melanoma”:

meno conosciuti, più diffusi, oggi anche “prevenibili” con le nuove terapie

 

 

Quando si parla di tumori della pelle, la prima parola che viene in mente è melanoma. In realtà esistono diverse forme di neoplasie cutanee: ce le può descrivere?

Melanoma è il primo tumore cutaneo al quale si pensa perché è anche quello al quale si imputa la più alta mortalità, ma la pelle può essere la sede di molte altre forme tumorali. Prime tra tutte quelle appartenenti alla famiglia dei carcinomi, di cui si registrano diverse tipologie. Si tratta di tumori che prendono origine dall’epitelio, meno aggressivi dei carcinomi di altri organi e dello stesso melanoma: sono estremamente frequenti ma con una mortalità molto contenuta anche perché vengono diagnosticati precocemente. I più importanti sono il carcinoma basocellulare, un tumore a bassissima aggressività e dalla lenta evoluzione, che colpisce in età giovane adulta e rispetto al melanoma ha un’incidenza 10 volte maggiore; e il carcinoma squamocellulare, chiamato anche spinocellulare, tipico dell’età avanzata con un’incidenza di 12 nuovi casi per 100.000 abitanti, che presenta un’evoluzione più rapida, al punto da rendere consigliabile l’immediata asportazione per evitare infiltrazione locale o, più raramente, metastasi. Questi tumori vengono di solito diagnosticati molto precocemente in quanto compaiono in sedi visibili quali testa, collo, mani, avambracci, tronco e arti inferiori, ossia le aree più esposte ai raggi solari. Il vantaggio diagnostico è che sono visibili a occhio nudo, pertanto è facile che giungano presto all’attenzione del medico. Il trattamento chirurgico è fondamentale sebbene presenti alcuni limiti o controindicazioni: in primo luogo l’età in genere avanzata dei pazienti, che possono avere comorbilità, il rischio di recidive locali e di complicanze legate alla sede (naso, bocca, area oculare) e all’estensione, con possibili problemi estetico-funzionali. Abbiamo motivo di pensare che l’incidenza di queste neoplasie sia destinata a crescere nei prossimi anni, per la diffusa propensione delle giovani generazioni a esporsi ai raggi solari. Dobbiamo quindi immaginarne fin da ora le ricadute sul sistema sanitario, anche in termini di costi.

 

Qual è attualmente la prevalenza dei tumori della pelle in Italia e quali sono le categorie maggiormente a rischio nella popolazione?

È quasi impossibile avere un dato preciso di prevalenza sui tumori della pelle. Possiamo stimare che ne sia affetto l’1% della popolazione generale ma si tratta, appunto, di stime perché nella pratica clinica noi dermatologi vediamo molti più casi. Per quanto riguarda la prevalenza è opportuno fare una distinzione tra i tumori melanocitari (melanoma) e non melanocitari (carcinoma basocellulare, carcinoma squamocellulare e cheratosi attinica). Stando ai dati AIRTUM, l’incidenza annuale del melanoma in Italia è in aumento, dai 4 nuovi casi ogni 100.000 abitanti dei primi anni ’90 ai 14 nuovi casi per 100.000 abitanti registrati nel 2009. L’età di insorgenza è tra i 25 e i 50 anni. Dall’ultimo rapporto AIOM-AIRTUM, relativo al biennio 2013/2014, emerge che i tumori non melanocitari sono quelli più frequentemente diagnosticati (circa 70.000 casi contro i 10.000 dei melanomi) e rappresentano circa il 19% di tutti i tipi di tumore in entrambi i sessi. L’incidenza annuale in Europa, probabilmente sottostimata, è tra i 40-140 nuovi casi ogni 100.000 abitanti. Le fasce di età più esposte all’insorgenza di questi tumori sono quelle comprese tra i 40 e gli 80 anni. Le categorie più a rischio sono gli anziani, in primo luogo perché con l’aumento dell’età aumentano le probabilità che un danno solare si manifesti e anche per il fisiologico indebolimento del sistema di difesa immunitario; altri soggetti a rischio sono le persone con pelle chiara e occhi azzurri e tutti coloro che praticano attività o professioni che li costringono a ripetute e prolungate esposizioni ai raggi solari.

 

Spesso i tumori della pelle sono preceduti da alterazioni, chiamate precancerose, come le Cheratosi Attiniche, causate da prolungate esposizioni ai raggi solari: ci può spiegare cosa sono e cosa si può fare per scongiurarne l’evoluzione cancerosa?

Le lesioni precancerose sono associate solo ai carcinomi squamocellulari; infatti, presentano delle caratteristiche di progressione tipiche dei carcinomi epiteliali. Queste lesioni della pelle sono caratterizzate dall’instaurarsi di un danno cronico da raggi solari che determina un’alterazione delle cellule che nel tempo diventa permanente e quindi difficilmente regredisce. Definiamo questa fase come “pre-tumorale” o forma precoce di tumore ancora locale, intraepidermica: in questa fase non è detto che la lesione diventi aggressiva e non è pericolosa per la vita del paziente. Dal punto di vista della prevenzione, tuttavia, è importante agire con tempestività. Cosa fare? Semplicemente, trattarla con terapie adeguate, in grado di eliminare le cellule che hanno queste potenzialità neoplastiche evolutive, in modo da ridurre il rischio e migliorare lo stato della pelle dal punto di vista sia funzionale che estetico. Le cheratosi attiniche si asportano solo in presenza di dubbi diagnostici sulla loro evoluzione, previo esame bioptico. Queste lesioni sono ben riconoscibili anche a occhio nudo: si tratta di chiazze a base arrossata con crosticine che vanno via al semplice grattamento, ma si riformano subito, e danno un leggero prurito. Spesso le chiazze, espressione di questo danneggiamento cronico, sono numerose.

 

Quale valore ha avuto in tempi recenti l’innovazione terapeutica in dermatologia, rispetto al trattamento dei tumori della pelle e, in particolare, delle lesioni precancerose? Qual è il valore aggiunto delle nuove terapie in termini di efficacia e di aderenza?

Sicuramente sono stati compiuti grandi passi in avanti. Pensiamo solo a come venivano trattate in passato queste lesioni. Di solito si procedeva per trattamenti demolitivi con azoto liquido, laser, etc. Terapie efficaci sulla singola lesione ma non trattavano, e dunque non risolvevano, il problema di fondo. Nel tempo le terapie si sono evolute, prima con la terapia fotodinamica o PDT, che attacca la lesione ma anche la zona circostante, il cosiddetto “campo di cancerizzazione”; in seguito abbiamo avuto a disposizione molecole (esempio, imiquimod) che generano una risposta immunitaria molto forte ed eliminano le cellule danneggiate. Tuttavia, la vera novità in dermatologia è rappresentata da ingenolo mebutato, il cui principio attivo è ottenuto dalla Euphorbia peplus, una pianta australiana utilizzata dagli aborigeni per curare le lesioni della pelle. Questo farmaco, di uso topico, è una nuova opzione farmacologica mirata alle lesioni e al “campo di cancerizzazione”: la sua azione consiste sia nella “demolizione” delle cellule tumorali che nello sviluppo di una risposta infiammatoria. Questo farmaco offre alcuni importanti vantaggi, insieme all’efficacia: tra tutti il fatto di poter essere applicato una sola volta al giorno dal paziente stesso, sull’area indicata dal dermatologo, e la brevissima durata della terapia, appena 2-3 giorni durante i quali compare una reazione cutanea che si risolve spontaneamente in circa dieci giorni. La brevità del ciclo terapeutico favorisce una maggiore aderenza al trattamento con un beneficio in termini di efficacia. Sappiamo, infatti, che in dermatologia quanto più le terapie si prolungano nel tempo tanto meno il paziente aderisce ed è più propenso ad abbandonare le cure. Ma, in definitiva, l’importante valore aggiunto di queste opzioni terapeutiche è che non si limitano a curare le lesioni e le zone circostanti, dimostrando peraltro una solida efficacia, ma agiscono anche in chiave di prevenzione, dal momento che sono in grado di trattare anche le lesioni che non si vedono a occhio nudo.

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