Tiroide e benessere, al via la settimana mondiale
  • Mar, 16/05/2017 - 17:04

 

Le persone che hanno problemi alla tiroide, per spiegare la propria condizione, parlano di “uno stato di malessere” o di aver “perso il loro benessere”. “Questa è proprio la peculiarità dell’ipotiroidismo, la malattia più frequente della tiroide, spiega Paolo Vitti, Presidente Eletto SIE, Società Italiana di Endocrinologia, coordinatore e responsabile scientifico della Settimana Mondiale della Tiroide: i sintomi sono spesso così sfumati che difficilmente si riesce a ricondurli ad una patologia. E sono davvero tanti: stanchezza, scarsa capacità di tollerare il freddo, alterazioni del tono dell’umore, difficoltà di concentrazione, palpitazioni, nervosismo, insonnia, gonfiore, pelle e capelli secchi ma l’elenco potrebbe continuare. Proprio per questo il tema scelto per la Giornata (25 maggio) e la Settimana Mondiale della Tiroide 2017 (21-27 maggio) è “TIROIDE E BENESSERE”. Che si tratti di malattie che devono essere propriamente inquadrate e che i trattamenti debbano essere personalizzati ormai non basta più. La sfida è ridare quel benessere che tante persone dichiarano di avere perso”. 

In tutta Italia saranno organizzate diverse iniziative di screening e incontri informativi sulle patologie tiroidee; per informazioni è possibile consultare il sito www.settimanamondialedellatiroide.it e la pagina Facebook dedicata “Settimana Mondiale della Tiroide”Tra gli appuntamenti in Sardegna da segnalare la tavola rotonda "Tiroide: una ghiandola fondamentale per il nostro benessere" che si terrà il 26 maggio alle 17.30 nella sala polifunzionale del Comune di Monserrato. Dopo l'introduzione di Valentina Picciau (vice Presidente Consiglio Monserrato, Medico Radioterapista Oncologo, Dirigente Medico U.O. Radioterapia – P.O. Businco – A.O. Brotzu) la parola passa ai relatori coordinati da Stefano Mariotti, professore ordinario di Endocrinologia, Past-President Associazione Italiana della Tiroide, Dipartimento di Scienze Mediche e Sanità Pubblica Università di Cagliari, Responsabile U.O.C. Endocrinologia A.O.U. Cagliari. Intorno al tavolo Germana Baghino (dirigente Medico Endocrinologo), Francesco Boi (ricercatore Universitario Endocrinologo), Alessandro Oppo (dirigente Medico Endocrinologo), Francesca Pigliaru (dirigente Medico Endocrinologo), Dipartimento di Scienze Mediche e Sanità Pubblica, Università di Cagliari e U.O.C. Endocrinologia A.O.U. Cagliari, Pietro Giorgio Calò, professore ordinario di Chirurgia Dipartimento di Scienze Chirurgiche Università di Cagliari e U.O.C. Chirurgia Generale A.O.U. Cagliari, Giovanni Pinna (medico endocrinologo), Nuova Casa di Cura Decimomannu. Si parlerà di gozzo endemico, sale iodato, noduli tiroidei, ecografia ed agoaspirato della tiroide; ipotiroidismo e ipertiroidismo; del ruolo della chirurgia nella malattie della tiroide e le nuove tecniche operatorie mini invasive; tumori della tiroide: cosa fare dopo l’intervento; tiroide e gravidanza; tiroide e riproduzione; tiroide e sessualità.

La tiroide svolge una serie di funzioni vitali per il nostro organismo come la regolazione del metabolismo, il controllo del ritmo cardiaco, lo sviluppo del sistema nervoso, l’accrescimento corporeo, la forza muscolare e molto altro. Proprio per il ruolo di “centralina”, quando questa ghiandola non funziona correttamente, tutto il corpo ne risente. Può colpire ad ogni età e per questo motivo occorre non trascurare alcuni campanelli di allarme rivolgendosi al proprio medico in caso di dubbio.

“Il modo più efficace per prevenire le malattie della tiroide, spiega Massimo Tonacchera, Professore Associato di Endocrinologia e Coordinatore Nazionale Comitato della Prevenzione della Carenza Iodica, è assumere iodio in quantità adeguate; questo elemento è il costituente essenziale degli ormoni tiroidei. La carenza di iodio anche lieve, che affligge ancora alcune aree del nostro paese, può provocare conseguenze anche gravi soprattutto se la carenza nutrizionale si verifica durante la gravidanza o la prima infanzia”.

“Una grave iodocarenza, continua Roberto Gastaldi, SIEDP, Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica, può determinare la morte del feto in utero, cretinismo neurologico e ipotiroidismo congenito. Proprio quest’ultima patologia rappresentava la prima causa di ritardo mentale nel nostro Paese prima dell’introduzione dello screening neonatale grazie al quale è possibile eseguire diagnosi e trattamento precoci. Dopo l’età neonatale è comunque importante assicurare una adeguata quantità di iodio sia per garantire un regolare processo di crescita e di sviluppo del bambino che per prevenire patologie della tiroide come ad esempio i noduli”.

“A 12 anni dall’approvazione della legge 55/2005, che ha introdotto il programma nazionale di iodoprofilassi, lo stato nutrizionale iodico degli italiani è sicuramente migliorato. I dati dimostrano che la percentuale di sale iodato venduto nella grande distribuzione nel 2016 ha superato il 60% ed è molto positivo dato che prima dell’approvazione della legge era solo al 30%, spiega Antonella Olivieri, Responsabile Scientifico Osservatorio Nazionale per il Monitoraggio della Iodoprofilassi in Italia (OSNAMI), Istituto Superiore di Sanità. Questo dato, seppur incoraggiante, è comunque al di sotto della soglia del 80-85% indicata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per un programma di iodoprofilassi di successo. Anche i dati di ioduria in età scolare, ovvero la concentrazione di iodio nelle urine, raccolti in collaborazione con gli Osservatori Regionali per la Prevenzione del Gozzo sono coerenti con questo miglioramento. Le indagini condotte su 2500 bambini tra il 2015 e il 2016 in Liguria, Toscana, Marche, Lazio e Sicilia, hanno mostrato valori di ioduria indicativi di un adeguato apporto di questo elemento in tutte e 5 le Regioni. Ma il risultato più importante è l’aver accertato che in Liguria, Toscana, Lazio e Sicilia, per la prima volta si può dire che il gozzo in età scolare non è più una patologia endemica ed è quindi stato praticamente sconfitto. Questi dati ci dicono che dobbiamo insistere con il programma di iodoprofilassi per estendere l’adeguato apporto di iodio a tutte le Regioni italiane riducendo così il rischio di patologie tiroidee e di deficit neurocognitivi”.

“Tra le molteplici funzioni degli ormoni tiroidei a livello cerebrale rientra il controllo del tono dell’umore, continua Rinaldo Guglielmi, Past-President AME, Associazione Medici Endocrinologi. Quando la tiroide non funziona correttamente in molti pazienti è presente un’alterazione del comportamento e del tono dell’umore; tanto maggiore è la disfunzione della ghiandola e tanto più visibile sarà la sua influenza, fino ad arrivare in alcune forme severe, a quadri clinici tipici della depressione. Se avete cambiamenti frequenti dell’umore e non ci sono cause psichiche evidenti, può essere d’aiuto controllare la funzione tiroidea mediante il semplice dosaggio del TSH. Quando i disturbi dell’umore sono dovuti a disfunzioni tiroidee nella quasi totalità dei casi è possibile ristabilire un tono dell’umore normale e coerente con il carattere della persona, con il riequilibrio della tiroide mediante tireostatici nel caso dell’ipertiroidismo e con l’ormone tiroideo sintetico nell’ipotiroidismo”.

“Con l’ipotiroidismo tutte le funzioni del nostro organismo sono influenzate negativamente, spiega Luigi Bartalena, Presidente AIT, Associazione Italiana della Tiroide, con peggioramento della qualità di vita e dello stato di benessere, spesso in maniera marcata non solo nelle forme conclamate ma anche nelle forme iniziali, forse impropriamente definite subcliniche. La terapia sostitutiva è attuata impiegando la levotiroxina (T4) che è il principale ormone prodotto dalla tiroide. In un’epoca di medicina sempre più personalizzata e di precisione ogni paziente deve essere attentamente monitorato perché la quantità di ormone necessaria per riportare in equilibrio lo stato tiroideo varia da individuo a individuo in rapporto anche a variazioni dell’assorbimento del farmaco che deve essere assunto almeno mezz’ora prima di colazione evitando la concomitante assunzione di farmaci e cibo interferenti come soia, crusca, calcio, ferro, caffè, succo di pompelmo e farmaci gastroprotettori. Oggi la medicina personalizzata e di precisione in questo ambito è favorita dalla disponibilità di diverse formulazioni della levotiroxina che vanno dalle classiche compresse, alle capsule molli e alle fiale monodose liquide per uso orale che possono essere assunte insieme alla colazione e possono quindi meglio adattarsi alle esigenze del singolo paziente. Inoltre, nel 20% circa dei pazienti la terapia sostitutiva standard, per motivi non del tutto chiari, può non correggere pienamente lo stato di malessere nonostante che i valori degli ormoni e del TSH siano normali: in queste situazioni, l’aggiunta di piccole quantità di levotriiodotironina (T3) può migliorare efficacemente lo stato generale del paziente. In conclusione, oggi la terapia sostitutiva non ha come obiettivo solo la normalizzazione dei livelli ormonali ma anche il ripristino di una condizione di pieno benessere”.

“Le patologie endocrine risultano tra le più frequenti malattie croniche nell’anziano, precisa Fabio Monzani, SIGG, Società Italiana di Gerontologia e Geriatria, e in particolare l’ipotiroidismo lieve o subclinico può colpire il 15-20% delle donne ultra settantenni. Nei grandi anziani (over 80) deve sempre essere verificato in quali casi il beneficio della terapia sostitutiva con levotiroxina superi significativamente i potenziali rischi. Le principali linee guida suggeriscono il trattamento dell’ipotiroidismo lieve in questa parte di popolazione solo in caso di effettiva presenza di malattia tiroidea con evidenti sintomi, ulteriori fattori di rischio cardiovascolare o livelli di TSH molto alti (>10 mIU/l)”.

“In ambito tiroideo, l’impiego in Medicina Nucleare di sostanze radioattive denominate radiofarmaci, in particolare il radioiodio, costituiscono un ausilio diagnostico e terapeutico insostituibile, spiega Onelio Geatti, Past President AIMN, Associazione Italiana Medici Nucleari. La diagnostica per immagini della tiroide è nella maggioranza dei casi rappresentata dall’ecografia ma, quando è necessario mappare la distribuzione della funzionalità, la scintigrafia mediante somministrazione di radioiodio è fondamentale. Il radioiodio viene anche applicato per il trattamento di alcune patologie tiroidee come ipertiroidismo da adenoma di Plummer, malattia di Basedow resistente ai tireostatici e per la terapia di carcinomi papillari e follicolari dopo completa asportazione della tiroide”.

“L’asportazione della tiroide (tiroidectomia) è un intervento sicuro ed efficace ma è un intervento delicato in quanto la ghiandola da asportare è vicina a strutture che controllano importanti funzioni come la voce e l’equilibrio del calcio nel sangue e nei tessuti, continua Luciano Pezzullo, Presidente Club delle UEC, Associazione delle Unità di Endocrinochirurgia Italiane. Le complicazioni sono molto rare ma ci possono essere e quando si verificano sono molto serie. Ne deriva che la scelta della tiroidectomia deve essere attenta e ponderata. Le nuove conoscenze derivate dalla clinica e dagli studi stanno determinando un cambiamento nell’atteggiamento chirurgico che nei prossimi anni sarà meno aggressivo e nei casi a bassissimo rischio sarà anche solo un atteggiamento “osservazionale” evitando l’intervento”.

“Tra i compiti istituzionali delle nostre associazioni, conclude Anna Maria Biancifiori, Past-President CAPE, Comitato delle Associazioni dei Pazienti Endocrini, oltre naturalmente a quello di appoggio, orientamento, accoglienza ed assistenza ai pazienti affetti da malattie tiroidee, è sempre più importante l’attività di informazione e promozione della salute e del benessere. Per tale scopo è essenziale l’attenzione della popolazione “sana” per diffondere informazioni su stili di vita corretti e segni, sintomi e percorsi di prevenzione e diagnosi adeguati. Oggi sappiamo che non è necessario attuare programmi di screening ecografico generalizzato che portano a sovra diagnosi con conseguente sovra trattamento e costi non necessari, ma puntare su una capillare e corretta attività di informazione per la prevenzione delle malattie della tiroide”.

La Settimana Mondiale della Tiroide, che si svolgerà dal 21 al 27 maggio, è promossa da Associazione Italiana della Tiroide (AIT), Società Italiana di Endocrinologia (SIE), Associazione Medici Endocrinologi (AME), Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica (SIEDP), Associazione Italiana Medici Nucleari (AIMN), Club delle Unità di Endocrino-Chirurgia (Club delle UEC), Società Italiana di Endocrinochirurgia (SIEC), Società Italiana di Geriatria e Gerontologia (SIGG) insieme al Comitato delle Associazioni dei Pazienti Endocrini (CAPE) e sarà patrocinata da European Thyroid Association (ETA), e dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS).

La Settimana e la Giornata Mondiale della Tiroide sono sostenute con un contributo non condizionato da IBSA Farmaceutici Italia, Merck, Sanofi Genzyme e Esaote.

 

 

SALUTE E BENESSERE: PERCHE’ E’ IMPORTANTE LA TIROIDE

 

 

Perché parlare della tiroide?

La tiroide svolge un ruolo fondamentale nell’arco di tutta la vita umana da prima della nascita alla terza età in quanto regola importanti processi quali lo sviluppo neuropsichico, l’accrescimento somatico nell’età evolutiva e la funzione cardiovascolare, il metabolismo basale, lipidico, glicidico e osseo nelle fasi successive.

La tiroide inoltre deve essere adeguatamente conosciuta perché le malattie tiroidee sono di frequente riscontro nella popolazione generale, soprattutto nelle donne, e possono colpire qualsiasi fascia di età.

Fortunatamente la maggior parte delle malattie della tiroide può essere prevenuta e curata nelle fasi iniziali senza importanti conseguenze sulla salute.

 

Come si può fare prevenzione?

La causa più frequente della patologia tiroidea è la carenza di iodio, che può provocare, a seconda dell’età della vita in cui si verifica, riduzione del quoziente intellettivo, deficit neurologici “minori”, gozzo, ipotiroidismo (insufficiente produzione di ormoni tiroidei), formazione di noduli o anche ipertiroidismo (eccessiva produzione di ormoni tiroidei). Garantire un adeguato apporto di iodio nella alimentazione rappresenta pertanto il più efficace mezzo di prevenzione delle malattie tiroidee.

Lo iodio, che è il costituente fondamentale degli ormoni tiroidei, viene infatti introdotto con gli alimenti. Gli alimenti, tuttavia, ne contengono basse concentrazioni a causa delle scarse quantità di questo micronutriente presenti nel suolo in vaste aree del pianeta.

Per prevenire la carenza di iodio è necessario che l’alimentazione quotidiana sia quanto più possibile varia e preveda il consumo di pesce, latte e formaggi, che sono i cibi a più alto contenuto di iodio. Una valida integrazione può essere effettuata mediante l’uso del sale arricchito di iodio, comunemente indicato con il termine di sale iodato, ovunque ampiamente disponibile.

Le altre patologie tiroidee non dipendenti direttamente dalla carenza iodica sono le malattie tiroidee autoimmuni (che rappresentano le cause più frequenti di alterata funzione tiroidea: ipotiroidismo e ipertiroidismo) e i tumori della tiroide. Non esistendo al momento nessuna forma di prevenzione conosciuta per questo tipo di malattie, il miglior risultato si ottiene attraverso una diagnosi precoce ed una corretta terapia, quando necessaria (vedi più avanti).

Quali sono le fasi della vita importanti per la prevenzione della carenza di iodio?

I bambini e le donne in gravidanza sono più vulnerabili nei confronti degli effetti avversi della carenza iodica, poiché in queste fasi della vita il fabbisogno di iodio è maggiore. Se l’apporto di iodio con la dieta non è sufficiente a soddisfare il fabbisogno della madre e del feto, si può instaurare una condizione di ipotiroidismo materno o materno-fetale, le cui conseguenze sono tanto più gravi quanto più marcato e protratto è il deficit ormonale. In particolare, poiché durante la vita intra-uterina gli ormoni tiroidei concorrono al corretto sviluppo del sistema nervoso centrale dell’embrione e del feto, un apporto nutrizionale di iodio insufficiente in questa fase della vita può compromettere lo sviluppo intellettivo e cognitivo del nascituro.

Anche durante l’allattamento è necessario che la madre fornisca un’adeguata quantità di iodio al neonato in modo da assicurargli una normale funzione tiroidea durante questa fase della vita.

Le donne in età fertile residenti in aree geografiche dove l’apporto di iodio con gli alimenti non è sufficiente a soddisfare le necessità della gravidanza e dell’allattamento, oltre ad utilizzare con costanza e regolarità il sale iodato, che come è noto, tutti dovrebbero impiegare dovrebbero assumere una quantità supplementare di iodio ricorrendo a specifiche integrazioni. Questa supplementazione risulta ancora più efficace se iniziata con largo anticipo rispetto al concepimento nella donna che pianifica una gravidanza.

 

Le principali patologie tiroidee

La patologie tiroidee, sia quella nodulare (gozzo nodulare e tumori tiroidei) che le alterazioni della funzione tiroidea (ipotiroidismo e ipertiroidismo), sono piuttosto frequenti negli adulti e negli anziani. Anche se non ci sono dati epidemiologici precisi, si ritiene che in Sardegna la prevalenza di malattie tiroidee tenda ad essere più elevata che in altre regioni italiane per il sommarsi della carenza iodica (che persiste ancora in ampie fasce di popolazione, seppure in forma lieve) e una elevata predisposizione, verosimilmente ereditaria, alle malattie autoimmuni (particolarmente nota l’elevata incidenza di diabete mellito giovanile autoimmune di tipo 1), con aumento del rischio di tiroidite di Hashimoto e morbo di Basedow,

Noduli e tumori della tiroide

I noduli della tiroide costituiscono la più comune malattia tiroidea nella popolazione generale e in particolare nelle aree con carenza di iodio, con una prevalenza che aumenta con l’età; sono più frequentemente associati al gozzo (gozzo nodulare: detto gozzo endemico quando si riscontra in aree geografiche i cui residenti sono esposti a carenza alimentare di iodio), ma possono anche essere isolati. I noduli tiroidei sono palpabili nel 5 % dei soggetti, ma noduli di piccole dimensioni, rilevabili con l’esame ecografico, sono presenti nel 50-60% della popolazione generale. Nonostante siano molto frequenti, la maggior parte dei noduli tiroidi è di natura benigna, mentre solo il 3-5% di essi risulta essere un tumore tiroideo.

La diagnostica dei noduli tiroidei è oggi effettuata ampiamente mediante ecografia e successivo esame microscopico delle cellule aspirate con agobiopia (esame citologico su agoapispirato) dai noduli ecograficamente sospetti. Va sottolineato però che gli esami ecografici “a tappeto” non devono rappresentare uno strumento di diagnosi indiscriminata di patologia tiroidea vista la bassa percentuale di tumori maligni nell’ambito della patologia nodulare. Uno screening universale ecografico può creare inutili preoccupazioni e pertanto si raccomanda un utilizzo mirato. La scintigrafia tiroidea, anche se meno usata che in passato, rimane uno strumento importante nella diagnostica dell’ipertiroidismo da gozzo nodulare o da nodulo “caldo”. E’ compito dello specialista selezionare quei casi che richiedano un approfondimento diagnostico e terapie specifiche.

Alterata funzione tiroidea (alterata produzione di ormoni tiroidei)

L’ipotiroidismo, cioè la condizione caratterizzata da una ridotta produzione di ormoni tiroidei, può essere riscontrato in forma lieve in quasi il 10% della popolazione ed anch’esso aumenta con l’età. Ad essere colpite sono soprattutto le donne e oltre i 65 anni una donna su 5 ne può essere affetta. La causa più frequente di ipotiroidismo, la tiroidite cronica di Hashimoto, è autoimmune e la predisposizione genetica ha un forte ruolo nel determinarla. L'ipertiroidismo, cioè l’eccessiva produzione di ormoni tiroidei, può colpire fino al 2% della popolazione generale, ma la prevalenza delle forme più lievi (subcliniche) può arrivare al 4-6 % nella popolazione più anziana. Anche l’ipertiroidismo può avere un’origine autoimmune (morbo di Basedow) ed in questo caso colpisce soprattutto le donne in età giovane/adulta. Può anche essere causata da noduli tiroidei iperfunzionanti e in questo caso interessa una popolazione più anziana, sia maschile che femminile. Questa forma di ipertiroidismo è molto più frequente nelle popolazioni con carenza di iodio.

L’ipotiroidismo e l’ipertiroidismo gravi producono sintomi molto evidenti. L’ipotiroidismo causa astenia, intolleranza al freddo, cute secca, aumento di peso con ritenzione idrica, rallentamento del battito cardiaco, letargia fino al coma; l’ipertiroidismo causa perdita di peso, intolleranza al caldo, tremori, nervosismo, insonnia tachicardia con ridotta tolleranza allo sforzo, spesso aritmie cardiache e, se causato da morbo di Basedow, può essere associato ad esoftalmo ed altre gravi manifestazioni oculari. Sia l’ipotiroidismo che l’ipertiroidismo riducono la fertilità e determinano importanti alterazioni della funzione sessuale interferendo così pesantemente anche nella vita di coppia. Anche le forme lievi (o sub-cliniche) di disfunzione tiroidea (che sono molto frequenti) possono avere importanti conseguenze specialmente in determinati periodi della vita. Come già detto, una carenza anche lieve di ormone tiroideo materno in gravidanza può condizionare negativamente lo sviluppo neurologico del feto e l’ipertiroidismo sub-clinico comporta nei soggetti anziani un notevole aumento del rischio di aritmie cardiache (in entrambi i sessi) e di osteoporosi (maggiormente nel sesso femminile.

Per la loro elevata frequenza complessiva, le disfunzioni tiroidee sono indubbiamente tra le patologia in grado di interferire maggiormente con la buona salute ed il benessere della popolazione generale.

Come di fa la diagnosi delle malattie della tiroide e come si curano?

Tutte le forme di ipotiroidismo e ipertiroidismo sono attualmente diagnosticate mediante dosaggi ematici ormonali e anticorpali, ecografia tiroidea e, in particolari condizioni indagini medico-nucleari (scintigrafia tiroidea). Il dosaggio ematico più importante è rappresentato dal TSH, che è un ormone ipofisario capace di stimolare la funzione e la crescita della tiroide: quando la concentrazione degli ormoni tiroidei si riduce, il TSH aumenta e viceversa quando la concentrazione degli ormoni tiroidei aumenta, quella del TSH si riduce. Un TSH aumentato è spesso il primo segno di ipotiroidismo, prima che compaiano i sintomi clinici.

Tutte la malattie tiroidee una volta correttamente identificate e curate nei tempi opportuni non portano a conseguenze cliniche rilevanti e possono essere trattate con successo mediante l'uso di farmaci o preparati ormonali correttivi. D’altra parte nei noduli che sono sospetti per neoplasia l’intervento chirurgico quasi sempre eseguibile con metodiche mini-invasive risolve la patologia in fase precoce.

Trattamento dell’ipotiroidismo

L’ipotiroidismo si corregge agevolmente con l’assunzione di ormone tiroideo (tiroxina o T4) per via orale (per bocca). Per molto tempo sonno state disponibili solo compresse di levo-tiroxina, che talora non sono bene assorbite a livello del tratto gastro-intestinale. Da qualche anno sono state rese disponibili altre formulazioni farmacologiche di T4, quali la soluzione orale e capsule di gel, che possono essere di notevole aiuto in caso di patologie gastro-intestinali o di altre fattori che interferiscono con l’assorbimento dell’ormone tiroideo. Sono anche disponibili preparazioni di un altro ormone tiroideo più attivo della T4 (triiodotironina o T3), il cui uso è tuttavia limitato a condizioni molto particolari a causa della sua scarsa maneggevolezza. In passato erano anche utilizzati estratti secchi di tiroide animali, attualmente non più disponibili ed in ogni caso sconsigliati per il contenuto ormonale variabile.

Un concetto molto importante è che, contrariamente a quanto si ritiene comunemente, l’ipotiroidismo non è causa di obesità (anche se può causare aumento di peso per aumentata ritenzione di liquidi e ridurre l’efficacia delle diete ipocaloriche e dell’attività motoria nel trattamento dei soggetti obesi). Pertanto l’uso degli ormoni tiroidei a scopo dimagrante è scorretto e rischioso, nonché vietato dalle norme vigenti in campo di prescrivibilità dei farmaci.

Terapia dell’ipertiroidismo

L’ipertiroidismo necessita di farmaci che riducono l’eccessiva produzione ormonale (metimazolo e propiltiuracile), che tuttavia devono essere somministrati per periodi molto lunghi o addirittura per tutte la vita in quanto l’ipertiroidismo ritorna dopo la loro sospensione. Per questo motivo in molti casi viene richiesto il trattamento definitivo, che viene effettuato mediante terapia chirurgica (tiroidectomia) o utilizzando la terapia radiometabolica con radioiodio (131I).

Trattamento del gozzo e dei noduli tiroidei

Il miglior trattamento del gozzo da carenza iodica (gozzo endemico) è la sua prevenzione mediante una corretta alimentazione che includa il sale iodato, poiché una volta che il gozzo nodulare si è sviluppato, non ci sono efficaci terapie mediche per la sua regressione. Fortunatamente il gozzo nodulare è quasi sempre benigno e necessita solo di regolari controlli nel tempo. In caso di gozzo molto voluminoso che produca fenomeni compressivi con restrizione delle trachea o dell’esofago con disturbi alla respirazione e alla deglutizione, può essere indicato l’intervento chirurgico. L’intervento chirurgico è di regola indicato nei noduli maligni che tuttavia, come detto sopra, sono rari. Una volta diagnosticati, possono essere curati con successo nella maggior parte dei casi mediante tiroidectomia o tiroidectomia associata alla terapia radio metabolica con 131I.

 

In quali fasi della vita può essere importante eseguire uno screening della funzione tiroidea?

La sorveglianza su particolari popolazioni a rischio quali il neonato e la donna in gravidanza è di estrema importanza. Lo screening neonatale per l'ipotiroidismo congenito, attivo su tutto il territorio nazionale ormai da circa 30 anni, o lo screening da effettuare su donne in gravidanza a rischio (con anamnesi familiare positiva per tiroidite di Hashimoto, morbo di Basedow o ipotiroidismo, storia di tireopatia, anticorpi antitiroide, diabete tipo I, altre patologie autoimmuni, assunzione farmaci ad azione antitiroidea, o provenienti da zone a carenza iodica), sono infatti fondamentali per diagnosticare e curare fasi iniziali di disfunzione tiroidea, consentendo di evitare danni nei bambini. Al momento non ci sono altri screening tiroidei consigliati per la popolazione generale e gli accertamenti diagnostici devono essere indirizzati dei sintomi o dai fattori di rischio esaminati dal medico nei singoli casi.

 

 

Dimensione: 

Contenuti correlati