Tecniche e materiali all’avanguardia e competenze specialistiche d’eccellenza: un mix vincente contro le patologie articolari
  • Lun, 26/09/2016 - 09:53

Maurizio Rogai

Primario Ortopedia e Traumatologia, Ospedale di Rapallo “Nostra Signora di Montallegro”

Quali sono le patologie più importanti che colpiscono le articolazioni? Quale impatto possono avere sulla qualità di vita delle persone che ne sono affette? Quali campanelli d’allarme bisogna considerare per anticipare la diagnosi ed evitare danni non recuperabili?

Le patologie più importanti riguardano le articolazioni maggiori, ovvero spalla, gomito e ginocchio. In particolare, le artrosi conclamate a carico della spalla implicano gravi difficoltà a sollevare anche piccoli pesi e, più in generale, al movimento della spalla stessa, impedendo di compiere anche i gesti più semplici, comportando una gravissima limitazione funzionale e nelle più semplici mansioni quotidiane.

I danni maggiori iniziano con piccoli fenomeni infiammatori, di degenerazione cartilaginea. Il primo sintomo che deve far sospettare è chiaramente il dolore: se il fenomeno doloroso persiste, anche se in modo lieve, è bene riferirlo subito al medico curante e, in seguito, sottoporsi all’osservazione del medico ortopedico. Possono, infatti, essere la spia di fenomeni che in breve tempo sviluppano gravi patologie, con degenerazioni conclamate e gravi fatti artrosici. Ad esempio, a livello del ginocchio e della spalla lievi fenomeni dolorosi infiammatori possono portare poi a delle erosioni cartilaginee che, se sottoposte in tempo ad adeguate terapie, dopo che i trattamenti medici come i FANS non hanno funzionato, possono essere risolti con piccoli interventi artroscopici.

 

Come si è evoluta in questi anni la tecnologia nella realizzazione delle protesi articolari, soprattutto a livello di materiali utilizzati?

La Chirurgia Protesica nasce intorno al 1940 ed è una disciplina in costante evoluzione. Ora i materiali sono stati talmente perfezionati da diventare praticamente simili all’osso, in special modo sotto l’aspetto dell’elasticità, che è un fattore di grande importanza per la buona riuscita dell’intervento. Attualmente, tra i materiali metallici in uso, è il titanio che più assomiglia all’osso. Anche la ceramica è oggetto di attenti studi, essendo un materiale altrettanto biocompatibile e anch’esso simile all’osso.

Inizialmente le protesi dell’anca, ad esempio, utilizzavano il metallo sia nella parte femorale, sia nell’acetabolo, la parte concava dov’è situata la testa del femore. Tuttavia, anche se questa protesi d’impianto aveva una maggiore durata, rilasciava una quantità di ioni metallici dannosa all’organismo. Si è tornati quindi all’utilizzo del metallo nella componente femorale e del polietilene, un materiale plastico molto duro, nella componente acetabolare. Per ovviare all’usura precoce della “coppa” in polietilene, esso viene miscelato con la vitamina E ed altri anti-ossidanti; ciò ci consente di conseguire risultati notevoli: il materiale, infatti, ha una durata che supera tranquillamente i venti anni e, di conseguenza, l’età media d’impianto di una protesi è scesa.

 

La Chirurgia Ortopedica, grazie al progresso tecnologico, rappresenta oggi una soluzione per le patologie degenerative delle articolazioni: in quali casi è indicata? Quali sono i vantaggi e i risultati dell’impianto di una protesi articolare di ultima generazione?

Dal punto di vista delle patologie classiche, il fattore infiammatorio, tipo l’artrite reumatoide, e l’artrosi degenerativa sono le patologie che portano a una protesizzazione delle articolazioni. A queste si aggiungono le necrosi femorali, all’80% di natura idiopatica, cioè con cause ancora non determinate, e la displasia congenita: i pazienti che nascono con disalterazioni articolari e che, dopo essere stati operati da piccoli, intorno ai 30-35 anni manifestano le patologie classiche di un’artrosi precoce, possono ricorrere con successo alla Chirurgia Protesica.

Allo stato attuale, con le protesi odierne trattate in base all’analisi tribologica che ne studia l’attrito e l’usura, non esiste quasi più il problema del re-impianto, cioè rimuovere una protesi e posizionarne un’altra, un intervento che comportava dei grossi rischi per il paziente e problematiche sulla tenuta. Grazie alla durata molto più lunga dei materiali e alla possibilità di eseguire degli interventi cosiddetti mini-invasivi, cioè molto più rispettosi dei tessuti molli, un impianto a distanza non comporta più problematiche gravi.

Ovviamente la maggior durata degli impianti e l'aumento dell'età media ha un rovescio della medaglia; la nascita di una nuova patologia di nostra competenza “Le fratture periprotesiche”.

Queste ultime sono in netto aumento negli ultimi anni specialmente a carico della protesica d'anca e di ginocchio e sono costantemente oggetto di studio anche per valutare meglio la scelta già al primo impianto in base alla età del soggetto ,alle sue attività e soprattutto alla sua “qualità” ossea

 

L’Ospedale di Rapallo “Nostra Signora di Montallegro” è una struttura all’avanguardia nella Chirurgia Ortopedica di tipo protesico. In particolare quali sono le tecnologie adottate che contribuiscono a rendere il vostro Centro un’eccellenza in questo settore?

La struttura è dedicata completamente all’Ortopedia e conta tre sale operatorie all’avanguardia, sia dal punto di vista della sterilizzazione sia per quanto riguarda la tecnologia presente nelle sale, che sono in funzione tutte le mattine contemporaneamente: una sala è dedicata a tutte le patologie relative all’Artroscopia, anche per curare le articolazioni nelle fasi iniziali, la seconda è utilizzata per la Chirurgia Protesica e la terza è dedicata alla Chirurgia della mano, alla Chirurgia del piede e alla piccola Traumatologia.

L’eccellenza della struttura è determinata anche e soprattutto dagli specialisti che ci lavorano, tra i primi in Italia sia per le patologie su cui intervengono sia per il numero di pazienti trattati: quattro artroscopisti, quattro protesizzatori, in grado di utilizzare tecnologie d’avanguardia, e due chirurghi dedicati alle patologie della mano e del piede, tutti coadiuvati da giovani specializzandi. 

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