Summer open day, riflettori puntati su salute e comunicazione sanitaria
  • Gio, 21/07/2016 - 16:13

Salute: si può cambiare qualcosa attraverso la comunicazione oppure no? La comunicazione ha un ruolo oppure no? Con questi interrogativi Andrea Volterrani, ricercatore all’Università di Roma Tor Vergata e docente di Teoria e Tecnica delle Comunicazioni di Massa, ha aperto la mattinata dedicata alla comunicazione utile del Summer open day, la giornata di confronto e dibattito che ha chiamato a raccolta docenti, esperti e studenti alla manifestazione com.unica senza frontiere 7”, nell’aula magna Motzo di Sa DuchessaOrganizzato dal corso di laurea in Scienze della comunicazione (facoltà Studi umanistici, Università di Cagliari) in concomitanza con la chiusura dell’anno accademico e l’apertura delle iscrizioni, l’evento prevede seminari, dibattiti, divulgazione di contatti e informazioni, la visita della facoltà. La direzione scientifica dell’evento è di Elisabetta Gola (presidente corso laurea Scienze della comunicazione), Emiliano Ilardi, Alice Guerrieri e Valentina Favrin.

Sulla divulgazione scientifica gli studenti del primo anno sono stati coinvolti durante l’anno accademico in attività legate a efficacia comunicativa, analisi delle fallacie dell’argomentazione, semplificazione del linguaggio in particolare su temi legati a salute, benessere e alimentazione.  Temi che hanno esposto oggi nel corso di varie presentazioni in cui hanno messo in luce vizi e virtù del giornalismo italiano: Fabrizio Meloni, responsabile Comunicazione e Ufficio Stampa, Social Media Manager presso Azienda Ospedaliero Universitaria di Cagliari e Rossano Mameli hanno analizzato una serie di articoli sul legame tra aspirina e prevenzione tumori; Roby Alfredo e Davide Kogo  hanno affrontato il tema di running e walking; Paolo Piras ha messo in luce le contraddizioni sui media legati alla prevenzione del declino cognitivo. Il ruolo dei media sul fronte dell'educazione alimentare è stato passato al setaccio dalle relazioni di Daniela Carta (cioccolato), Sara Esu (caffè) e Jurij Pirastu (carne rossa e carne lavorata).

Ma quali sono le leve su cui agisce la comunicazione sanitaria? “La comunicazione sanitaria diverge da quella di mercato che spinge i consumatori ad acquistare un paio di pantaloni piuttosto che un nuovo cellulare o una vacanza”, spiega Volterrani, “dove il comportamento d'acquisto non modifica l'identità di chi lo mette in atto. Se invece decido di smettere di fumare o di ridurre il consumo di zuccheri o junk food, il cambiamento dell'identità è profondo. Allora chi crede che si possano usare tutti gli strumenti della comunicazione di mercato all'interno della comunicazione sulla salute sbaglia. Siamo in un altro mondo: nel mondo della vita quotidiana, nel mondo dell'identità profonda delle persone, nel mondo che ognuno di noi ritiene rilevante. Per esempio per i vegani è assolutamente sbagliato il comportamento alimentare di alcune persone, talmente sbagliato che spesso la loro comunicazione è particolarmente aggressiva”.

Secondo Volterrani il tema centrale è il cambiamento, cioè cosa può cambiare e perché cambia, e in questo senso è essenziale il ruolo dell'immaginario di ognuno di noi. “Solo se conosciamo una cosa e la facciamo nostra può entrare nel nostro immaginario e l'informazione sulla salute non è sufficiente a far modificare il comportamento degli individui. Ci vuole altro”. Bisogna fare qualcosa che tocchi le corde delle emozioni, passaggio che si raggiunge solo attraverso la narrazione. “C'è la consapevolezza, poi la conoscenza, ancora l'incorporazione e infine il cambiamento. Questi ultimi due passaggi hanno a che fare con l'irrazionale, con le emozioni più profonde. Solo riuscire a guardare al di là della razionalità renderà possibile il cambiamento”.

Difficile lasciarsi trascinare dall'onda delle emozioni in un mestiere che richiede verità e oggettività. “Il giornalismo è pragmatismo”, ha affermato Francesco Birocchi, presidente dell'ordine dei giornalisti della Sardegna, che nel 2015-16 ha organizzato diversi incontri di aggiornamento per i giornalisti sul tema della comunicazione sanitaria in collaborazione con Sardegna Medicina.

“Quando lavoravo nella redazione di Enzo Biagi ci si chiedeva che tipo di emozioni suscitasse la notizia che volevamo pubblicare. Se non provocava emozioni, non la si poteva inserire in scaletta. Ma la casalinga che segue il telegiornale da casa percepirà sicuramente emozioni differenti dalle mie. E' tutto soggettivo. Bisognerebbe riuscire ad estraniarsi dal proprio vissuto e mettersi nei panni dei lettori, degli ascoltatori, degli utenti, ma non è così semplice. Allora bisogna restare ancorati alle basi: le giuste fonti e un linguaggio adeguato all'audience che si vuole catturare”. E non è “neppure semplice per i comunicatori stare al passo con la velocità delle ricerche e riuscire a decodificare il linguaggio scientifico per il pubblico profano”, precisa Andrea Mameli, ricercatore al CRS4, “fisico non praticante” e giornalista freelance, autore del blog linguaggiomacchina.

Sul versante dell'educazione alimentare e ruolo dei media, la discussione è stata aperta da Alessandra Guigoni, autrice del volume "Antropologia del mangiare e del bere", esperta di cultura del paesaggio, del cibo e dei sistemi agroalimentari sardi, che a ottobre terrà il corso "Food Experience" allo IED. “Siamo ossessionati dal cibo, perché visto che non riusciamo più a controllare l'ambiente che ci circonda tendiamo a controllare noi stessi”, spiega la Guigoni. “Ormai è più quello che togliamo di quello che aggiungiamo: è tutto senza zucchero, senza glutine, senza lattosio, senza olio di palma. Il cibo è diventata una nuova religione con adepti e regole dettate dai mass media”.

Per Emiliano Ilardi, sociologo, esistono tre livelli per la comunicazione sanitaria: le ricerche, i giornalisti e le campagne di prevenzione. “Il vero problema è che le campagne contro fumo, alcol, droga, non funzionano”, assicura Ilardi. “Funzionano di più i messaggi lanciati dai film, internet, libri che spingono a comportamenti scorretti. Funziona sicuramente di più la satira, che ha un forte potere taumaturgico, soprattutto quella dei comici anglo-americani, con free speech politicamente scorretto. Ma non è tutto, c'è un altro problema: l'ipertrofia di continue pubblicazioni di ricerche scientifiche e articoli contraddittori”.

Una ipertrofia che riguarda sicuramente le riviste mediche su cui pubblicare i lavori secondo Oreste Gentilini, primario di Senologia del San Raffaele di Milano. “I medici per poter lavorare devono pubblicare e per pubblicare sono anche disposti a pagare le riviste scientifiche. E tutto questo va a scapito della qualità della ricerca scientifica”.

Secondo Alessandro Lovari, esperto in comunicazione pubblica che ha in cantiere la pubblicazione di un volume sull'uso dei nuovi media in sanità, “siamo continuamente bombardati da fonti diverse, in una società dal reflusso comunicativo dove ci arrivano messaggi in netta contraddizione l'uno con l'altro. Quello che emerge forte è l'assenza totale di una comunicazione istituzionale forte su questi temi”, puntualizza Lovari. “Le Asl e gli enti preposti alla comunicazione sulla salute spesso sono afoni e si muovono a una velocità diversa, con stili e registri irraggiungibili dall'utente. E allora chiedere a Dottor Google diventa la soluzione più semplice”.

Non solo parole. Anche l'immagine sta acquisendo importanza come veicolo di comunicazione virale. Enrico Cicalò, architetto, esperto in comunicazione visiva, ha lavorato con gli studenti del corso di laurea per lo studio di infografiche per migliorare la comprensibilità di dati complessi, ha spiegato l'importanza della comunicazione grafica in sanità. “Le immagini e i linguaggi grafici si stanno aprendo degli spazi, cambiano i canali di comunicazione, i giovani usano il web e i social network, i tempi di lettura cambiano e la comunicazione visiva, anche sulla salute, prenderà sempre più piede”. 

Francesca Cardia

 

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