Stop a obbligo vaccini età evolutiva, Sipps: proposta rischiosa
  • Lun, 10/03/2014 - 11:14

La Società italiana di Pediatria preventiva e sociale interviene in merito alla recente proposta del Movimento 5 Stelle sulla sospensione dell’obbligo vaccinale per l’età evolutiva in Lombardia: pur inserendosi in un percorso già avviato da parte di diverse Società scientifiche, la Sipps ritiene che la proposta rappresenti un rischio potenzialmente grave per la salute dei nostri bambini e adolescenti.  “Se da un lato è corretto sostenere una scelta consapevole e responsabile da parte delle famiglie in merito alla vaccinazioni, lasciando loro la facoltà di decidere se proteggere o no i propri figli da malattie potenzialmente gravissime", afferma Gianni Bona, direttore della Clinica Pediatrica dell’Università del Piemonte Orientale nell’Azienda ospedaliero-universitaria Maggiore della Carità di Novara e vicepresidente della Sipps, "non va mai tuttavia dimenticato che le vaccinazioni sono divenute ormai una procedura di sanità pubblica. Le vaccinazioni contribuiscono in modo determinante alla protezione dell’intera collettività: oltre a tutelare la salute dei singoli individui esse impediscono la circolazione e la diffusione degli agenti infettivi”.

Questo fenomeno, denominato “immunità di gregge”, si innesca quando viene superato un livello soglia, specifico per ogni vaccino sulla base della tipologia e della contagiosità di ciascuna malattia, per cui risulta provvista di anticorpi una quota molto elevata della popolazione (solitamente intorno al 90 per cento).

“Proprio perché le vaccinazioni sono al tempo stesso un diritto per i cittadini che ne fruiscono, ma anche un dovere nei confronti della collettività", precisa Luciana Nicolosi, responsabile Gruppo di lavoro vaccini e vaccinazioni della Società italiana di Pediatria preventiva e sociale, "la Sipps, come altre Società Scientifiche, ritiene che il superamento dell’obbligo vaccinale sia ormai maturo, ma questo passaggio non può assolutamente prescindere da una comunicazione puntuale e capillare alla popolazione, unitamente ad un monitoraggio epidemiologico accurato dell'andamento delle infezioni prevenibili con i vaccini disponibili, come è avvenuto in Veneto, l'unica Regione che ha sancito la caduta dell'obbligo”. 

Se oggi l’Italia presenta una bassissima incidenza per numerose delle malattie infettive prevenibili, è proprio grazie alle elevate coperture vaccinali raggiunte e al loro perdurare ad alti livelli nel tempo: una sospensione dell’obbligo vaccinale con una riduzione inevitabile delle coperture vaccinali porterebbe ad una ripresa delle infezioni non prevenute, come è accaduto in anni recenti in Paesi come l’ex Unione Sovietica per la difterite o l'Albania per la poliomielite.

“Spesso", conclude Piercarlo Salari, pediatra di consultorio a Milano e componente Sipps, "si dimentica che l’obiettivo della strategia vaccinale è proprio quello di creare le condizioni per cui le stesse vaccinazioni non siano più necessarie. Questo, però, sarà possibile soltanto quando si giungerà all’interruzione della diffusione degli agenti infettivi, come è accaduto per il vaiolo negli anni ‘70. La vera conquista sociale, dunque, non è la sospensione dell’obbligo vaccinale ma l’eradicazione dei patogeni più temibili per la società”. 

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