Specialisti in team e registri delle patologie: la ricetta di Arru contro le malattie croniche
  • Gio, 09/10/2014 - 09:46

Un approccio multidisciplinare che coinvolga più specialisti, costituzione di gruppi di lavoro che interagiscano e che siano formati per lavorare in team, istituzione di osservatori e registri delle patologie sia per monitorare i fenomeni che per pianificare e organizzare la rete assistenziale. E' la ricetta dell'assessore regionale alla Sanità Luigi Arru per la lotta alle malattie croniche che nell'Isola hanno un'incidenza da record e che avranno un focus specifico all'interno del prossimo Piano sanitario regionale.

Assessore Arru quale potrebbe essere la ricetta giusta per migliorare il Sistema sanitario regionale, che coniughi la continua richiesta di Salute da parte dei cittadini con la necessità di rispettare i parametri della spesa farmaceutica indicati dal ministero della Salute?
Non esiste una ricetta unica ma sicuramente sarà fondamentale sviluppare il concetto di reti integrate in cui, tendendo conto della situazione economica e sociale generale, è necessario sviluppare percorsi di prevenzione, diagnosi e terapia nei quali tutti i professionisti vengano coinvolti in team multidisciplinari con forte coinvolgimento del cittadino. Sintetizzando, punterei su trasversalità, multidisciplinarità e circolarità nell'assistenza al paziente. I team multidisciplinari sono una grande scommessa per i territori in Sardegna: coniugare la medicina di base con le diverse figure specialistiche in maniera tale da condividere le migliori esperienze e assistere il malato anche a domicilio, nel post acuto, senza la necessità di un ricovero.

Il prossimo Piano Sanitario Regionale prevederà un focus sulle patologie croniche?
Assolutamente si, il cambiamento dell’epidemiologia dovuto all’invecchiamento della popolazione richiederà un Sistema Sanitario Regionale che sappia prevenire e contrastare in maniera pluridisciplinare l’aumento di alcune patologie croniche, sviluppando percorsi diagnostico terapeutici trasversali partendo dal territorio, collaborando con gli specialisti ospedalieri, ma favorendo al massimo la gestione in loco. Sarà fondamentale parlare di medicina pro-attiva, che progressivamente dovrà sostituire la medicina reattiva.

Rimanendo sulle patologie croniche, quali potrebbero essere gli elementi di gestione che ne garantirebbero un migliore governance?
Ripeto: la diffusione delle buone pratiche cliniche con il coinvolgimento di più specialisti, riservando la fase di ricovero ospedaliero solo ai momenti di riacutizzazione.

Dall'11 al 14 ottobre Cagliari ospita il XLV Congresso della Società italiana di Neurologia (Sin) nell'ambito del quale si porrà una attenzione particolare alla Sclerosi multipla, patologia che ha una fortissima prevalenza qui in Sardegna. Su questo tema abbiamo sentito di recente Anna Ticca, direttore di struttura complessa di Neurologia e Stroke Unit dell'ospedale "San Francesco" di Nuoro che, riprendendo il vecchio Piano sanitario regionale, sottolineava l'importanza di costituire una commissione di esperti come partner della Regione con l'obiettivo di definire un registro di patologia, garantire il miglior modello organizzativo e definire un Percorso diagnostico terapeutico assistenziale Regionale. Alcune Regioni hanno già intrapreso questo percorso sulla Sclerosi multipla: qual è il suo pensiero relativamente a questo sistema di gestione di una patologia cronica?
La premessa per ogni azione di buona pratica clinica è quella di costituire gruppi di lavoro che interagiscano e che siano formati per lavorare in team, determinando un valore superiore alla somma dei singoli componenti. Quindi sarà necessario avere osservatori per le patologie, come l'osservatorio per i tumori o il registro delle patologie, sia per monitorare i fenomeni che per pianificare e organizzare la rete assistenziale.

Per concludere, in che tempi possiamo aspettarci la definizione del nuovo Piano sanitario regionale?
Abbiamo richiesto agli uffici dell’assessorato di raccogliere la maggior quantità di dati epidemiologici,iniziando a recensire tutti i contributi entro il 2014, dati i organizzativi e numero dei ricoveri, così da avere un Atlante dello stato di salute della popolazione sarda per poter dare vita al Piano Sanitario Regionale.

Francesca Cardia

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