Sindrome dell’occhio secco: dall’8 maggio al 14 giugno il mese della prevenzione e diagnosi
  • Ven, 10/05/2019 - 10:42

Ha preso il via l'8 maggio il mese il mese della Prevenzione e Diagnosi della Sindrome dell’Occhio Secco, promosso dal Centro Italiano Occhio Secco (CIOS), in collaborazione con la Clinica Oculistica dell’Università dell’Insubria di Varese, sotto il patrocinio del Ministero della Salute, della Regione Lombardia, del Comune di Milano e della Società Italiana di Oftalmologia (SOI).

Si tratta di una patologia che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha definito “tra i più sottovalutati disturbi della società moderna” e in Italia colpisce il 90% delle donne in menopausa e il 25% della popolazione over 50.

Tra le molte cause vi è il drastico cambiamento delle condizioni climatiche del globo. Le ondate di calore, la siccità ormai quasi perenne, la desertificazione di aree sempre più prossime alla città hanno causato un aumento dell’incidenza della secchezza degli occhi e un peggioramento dei suoi sintomi, come hanno certificato molteplici studi scientifici.

Fino al 14 giugno equipe di specialisti in diversi Centri di eccellenza universitari e ospedalieri su tutto il territorio nazionale saranno a disposizione per una visita gratuita e una serie di esami diagnostici, per rilevare anomalie nel sistema lacrimale e per suggerire le opportune terapie. Lo screening verrà eseguito solo nei Centri aderenti all’iniziativa, prenotando le visite attraverso il sito www.centroitalianoocchiosecco.it a partire da oggi, 8 maggio.

Relatori:

Professor Claudio Azzolini, Direttore Clinica Oculistica Università dell’Insubria, Varese

Dottor Lucio Buratto, Direttore Scientifico del Centro Ambrosiano Oftalmico (CAMO), Milano

Dottor Giuseppe Di Meglio, Centro Italiano Occhio Secco (CIOS), Milano

 

LE GRANDI ONDATE DI CALORE AGGRAVANO
LA PATOLOGIA DELL’OCCHIO SECCO

I più recenti studi scientifici, tra cui quelli del National Eye Institute e dell’OMS, hanno certificato che il clima, con assenza di umidità e grande siccità, è la causa diretta della secchezza degli occhi

 

L’inarrestabile cambiamento del clima che sta investendo ogni parte del globo ha gravi ripercussioni sulla salute: “E’ la più grande minaccia per la salute umana del XXI secolo” ha affermato in un rapporto The Lancet, una delle più importanti riviste scientifiche in ambito medico, sottolineando come l’influenza dell’ambiente e del clima sulla salute umana siano ormai inequivocabili.

Un altro ampio studio cui hanno contribuito venti Paesi industrializzati durato oltre vent’anni, del prestigioso “New England Journal of Medicine, ha elencato le nuove patologie che stanno insorgendo e le vecchie che si dimostrano sempre più frequenti e aggressive a causa dello sconvolgimento del nostro «sistema meteorologico». Le devastanti tempeste, la siccità ormai quasi perenne, le ondate di calore, la desertificazione di aree sempre più prossime alla città sono la minaccia incombente alla nostra salute. L’inquinamento ambientale in Europa (secondo recenti studi epidemiologici) riduce l’aspettativa di vita in media di oltre due anni, provocando annualmente 133 decessi ogni 100mila abitanti. Stando alle stime dell’Oms tra il 2030 e il 2050 saranno circa 250mila ogni anno i decessi imputabili alle ondate di caldo e alle loro conseguenze.

Secondo l’OMS, che già due anni or sono in un report consegnato a tutti gli Stati membri aveva segnalato che la patologia dell’occhio secco è ancora troppo sottovalutata dai servizi nazionali della salute, ha recentemente posto l’attenzione sulle conseguenze che il cambiamento del sistema meteorologico ha sulla salute dei nostri occhi.

Nell’ottobre scorso il National Institute of Health (l’Istituto nazionale della Salute americano), in un simposio sul tema “La salute dell’occhio in relazione ai  cambiamenti climatici”, ha presentato un ponderoso studio che il National Eye Institute (la società scientifica americana di oftalmologia) ha svolto ed è durato oltre tre anni.

I dati e le considerazioni scientifiche derivanti” - ha affermato M. West, uno dei responsabili dell’indagine svolta dal National Eye Institute – “sono molto allarmanti. In presenza di un clima con scarsa umidità e di temperature elevate i sintomi dell’occhio secco aumentano e si aggravano”. Il modello di indagine è stato applicato alle condizioni climatiche del territorio americano e dall’analisi dei dati è risultato un aumento esponenziale dell’insorgenza della patologia dell’occhio secco a partire dagli ultimi vent’anni.

E’ stato ribadito che “il peggioramento delle condizioni del clima rappresenta un fattore trainante dell’aumento della gravità della malattia e che sia ragionevole attendersi che, perdurando la crescente mancanza di umidità e il diffondersi della desertificazione di aree sempre più estese, ci sarà un altrettanto peggioramento della sintomatologia dell’occhio secco”.

Dallo studio americano gli epidemiologi hanno ricavato “un grado di certezza sul fatto che le condizioni causate dal cambiamento climatico non solo sono fortemente associate alla sintomatologia della secchezza dell’occhio ma ne siano una causa certa e determinante e a questa conclusione non eravamo ancora arrivati”.

Anche il rapporto Global Change Research, che ogni quattro anni viene richiesto dal governo degli Stati Uniti e viene realizzato da 13 Agenzie federali, nella edizione presentata il 23 novembre del 2018 richiama l’attenzione sull’aggravarsi della patologia dell’occhio secco e sulle previsioni di un futuro sempre più a rischio. E in collaborazione con la Nasa ha dato l’avvio a uno studio sulla situazione epidemiologica delle singole città americane e ne ha redatto un elenco “Le città dall’occhio secco”. Finora i centri monitorati sono un centinaio e nella classifica le prime città che hanno rilevato nei suoi abitanti un’evidenza maggiore di secchezza degli occhi sono Las Vegas, Atlanta, Honolulu.

Gli scienziati che hanno completato lo studio pubblicato dal New England Journal of Medicine, hanno anche spiegato che “tutti questi eventi (fra crescita esponenziale di patologie e disastri climatici) avranno un impatto enorme anche sui servizi sanitari e il funzionamento delle infrastrutture assistenziali verrà seriamente compromesso». Lucio Buratto, direttore scientifico del CIOS, il primo Centro Italiano dedicato alla patologia dell’occhio secco, presentando il Mese della Prevenzione e cura dell’occhio secco ha detto: “È indispensabile che gli ospedali si attrezzino per fronteggiare emergenze climatiche, come le ondate di calore, soprattutto nelle città che sono quelle che risentono di più dell’impatto nocivo sulla salute. E’ questo uno dei motivi per cui il CIOS ha deciso di promuovere dall’8 maggio al 14 giugno il Mese della prevenzione e di sensibilizzazione su questa patologia che sicuramente nei prossimi mesi estivi avrà una maggior incidenza”.

 

COME SI CURA L’OCCHIO SECCO

 

Va detto subito che la sindrome dell’occhio secco dal punto di vista terapeutico è stata per lungo tempo sottovalutata. Ma oggi, grazie alla ricerca scientifica, il medico oculista ha la possibilità di diagnosticare in maniera precisa le alterazioni del film lacrimale, dispone di strumenti diagnostici straordinariamente precisi, in grado di individuare in maniera sempre personalizzata per ciascun paziente la terapia più appropriata.

 

Lacrime artificiali

Fino ad oggi le cosiddette “lacrime artificiali” risultano essere l’unico sostituto del film lacrimale precorneale. Le lacrime artificiali sono colliri a base di sostanze (più o meno viscose e dense) che possiedono l’azione detergente, lubrificante e umettante delle lacrime naturali. Oggi l’eliminazione dei conservanti e lo sviluppo di nuovi conservanti meno tossici per la superficie oculare hanno permesso ai pazienti di tollerare maggiormente la terapia sostitutiva lacrimale.

Se sono sotto forma di monodose non contengono conservanti, che possono essere dannosi per l’occhio in caso di somministrazioni prolungate, per cui sono utilizzabili con frequenza e per lunghi periodi. L’uso inconsiderato di lacrime artificiali (a disposizione si hanno oltre 150 confezioni) o altri colliri può essere causa di cheratiti o di forme irritative di congiuntivite: per cui è sempre bene che sia il medico oculista a suggerire la giusta terapia.

LE NUOVE FRONTIERE DELLA TERAPIA

Esistono molte strategie terapeutiche che vanno individuate in maniera sempre personalizzata per ciascun paziente in base alla storia del malato e alla severità della malattia. Ne indichiamo alcune:

- Sostituti lacrimali biologici. Favoriscono maggiormente il mantenimento della morfologia e la proliferazione delle cellule epiteliali corneali umane rispetto ai sostituti lacrimali artificiali.

- Terapia anti-infiammatoria mirata. Le armi principali nell'ambito della terapia anti-infiammatoria per l'occhio secco sono i corticosteroidi topici, le tetracicline e, novità della ricerca più recente, la ciclosporina in collirio.

- Probing. Consiste nella pulizia delle ghiandole di Meibomio con un’apposita cannula. È un trattamento ambulatoriale non invasivo che si pratica con una sola goccia di collirio anestetico e risolve efficacemente la disfunzione delle ghiandole di Meibomio.

- Lipiflow. È uno strumento che ha rivoluzionato il trattamento dell'occhio secco causato da Meiboniti e che migliora immediatamente non solo i sintomi, ma risolve quasi sempre la patologia.

- Luce Pulsata (IPL). Questo dispositivo di ultima generazione stimola le ghiandole del Meibomio a riprendere il loro normale funzionamento.

- Occlusione dei puntini lacrimali. Serve a bloccare il drenaggio lacrimale al fine di trattenere le lacrime sulla superficie oculare il più a lungo possibile. L'occlusione può essere ottenuta mediante tappi in collagene, silicone, gelatina, oppure mediante cauterizzazione o laser.

 

L’OCCHIO SECCO

LINEE GUIDA, CAUSE E TERAPIE

 

“La sindrome dell’occhio secco (Dry Eye Syndrome, DES) è tra i più ignorati e sottovalutati disturbi della società moderna”, è l’allarme lanciato alcuni mesi fa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. A gennaio 2016 negli Stati Uniti il 48% della popolazione adulta presentava evidenti sintomi di questa sindrome.  Pur non essendoci dati epidemiologici accertati, anche il nostro Paese rileva numeri allarmanti: ne soffre il 90% delle donne in menopausa e il 25% della popolazione over 50.  Sottovalutata e purtroppo anche sottostimata, questa sindrome ha costi sociali preoccupanti perché limita la vita sociale e professionale per coloro che si trovano in condizione di doversi curare in maniera cronica mediante colliri, unguenti e pomate piuttosto costosi e ancora oggi quasi per nulla sostenuti dal sistema sanitario nazionale, per cui a pieno carico dei malati.

CHE COSA È LA SINDROME OCCHIO SECCO

Il film lacrimale è lo strato di liquido che bagna le strutture anteriori dell’occhio, ossia è l’interfaccia tra l’occhio e ambiente. La luce giunge all’occhio passando attraverso le lacrime; la presenza di un buon strato di lacrime è fondamentale per consentire all’occhio di avere una buona vista.

La commissione Internazionale del National Eye Institute ha diviso la sindrome dell’occhio secco in due gruppi:

  • Ipolacrimie provocate da una ridotta produzione di lacrime e che a loro volta si dividono in ipolacrimie da Sindrome di Sjogren e ipolacrimie da altri fattori (patologie della ghiandola lacrimale, ostruzione dei dotti lacrimali, perdita della lacrimazione riflessa da herpes, diabete, lenti a contatto).
  • Dislacrimie provocate da aumentata evaporazione del film lacrimale non compensata da un aumento della secrezione (alterata chiusura palpebrale, blefariti, malattie sistemiche, menopausa, farmaci).

Costi sociali. Una patologia così diffusa e in espansione come la sindrome dell’occhio secco preoccupa anche per i costi sociali e sanitari che la popolazione deve sostenere. Uno degli studi più interessanti sul costo economico della sindrome dell’occhio secco è stato condotto nel 2006 e ha coinvolto specialisti di Francia, Germania, Italia, Spagna, Svezia e Inghilterra. Il costo annuale quantificato dallo studio è risultato essere maggiore in Inghilterra (1100 dollari per paziente) rispetto a Spagna (800), Italia (600), Germania (500), Svezia (400), Francia (300), probabilmente a causa del diverso costo dei farmaci utilizzati.

 

PERCHE’ TALVOLTA L’OCCHIO SI SECCA

 

Stili di vita ed alimentari non corretti, stati di stress, disfunzioni metaboliche ed ormonali, aumento dell’età media della popolazione, aumento delle temperature medie ambientali, aree a elevato inquinamento, fumi e sostanze tossiche disperse nell’aria, sono alcune fra le più frequenti cause degli stati disidratativi; situazioni che colpiscono molto spesso anche l’organo della vista che, per la sua delicata posizione di “finestra sul mondo esterno”, risente più di altri organi delle variazioni dell’ambiente esterno che mettono a dura prova il suo sistema di difesa, per buona parte rappresentato da quello strato di lacrime che costantemente giorno e notte separano la superficie oculare dall’esterno. Analizziamoli più dettagliatamente.

 

- Siccità, ondate di calore, inquinamento. L’inquinamento atmosferico è l’alterazione delle condizioni naturali dell’aria, dovuta alle emissioni dei gas di scarico di autoveicoli, caldaie, centrali elettriche, fabbriche, impianti di incenerimento.

- Smog. Contaminanti gassosi importanti sono: monossido di carbonio emesso principalmente dagli scarichi di veicoli con motori a idrocarburi le cui concentrazioni maggiori si trovano nei pressi delle strade; il benzopirene e il benzene, sospetti cancerogeni; l’ozono, l’anidride solforosa e l’ossido di azoto che causa infiammazione acuta delle mucose respiratorie e dell’occhio. Secondo uno studio pubblicato sul British Journal, a causa dell’inquinamento, il 42% dei bambini abitanti in città con alto  livello di polveri  sottili soffre di rossore e prurito oculare, ammiccamento, dolori agli occhi, anomalie della lacrimazione e secrezione oculari. Diversi studi analitici effettuati negli Stati Uniti mostrano come il tasso di inquinamento nelle grandi città influisca significativamente sull’insorgenza della sindrome dell’occhio secco. Screening eseguiti dalla NASA, dal National Veterans  Administration e dal National Climatic Data Center, nelle città di New York e Chicago hanno riportato una proporzione 4 volte maggiore di pazienti affetti da secchezza oculare rispetto a zone con minor tasso di inquinamento dell’aria.

- Freddo e vento. Ma anche freddo e vento, secondo molti studi scientifici, sono fattori responsabili di rischio per l’occhio secco:  il freddo ha pesanti ripercussioni sulla sostanza oleosa che compone lo strato esterno del film lacrimale, rendendola troppo spessa e rigida e dunque incapace di diffondersi sulla superficie dell’occhio.

- Calore eccessivo e sole. Anche con l’esposizione al sole si può soffrire più facilmente di occhio secco; un aumento dell’evaporazione del film lacrimale ne vanifica la sua funzione, che è quella di proteggere gli epiteli della superficie oculare e le strutture interne dell’occhio mediante una azione filtrante sulle radiazioni ultraviolette e sulle radiazioni infrarosse. È consigliabile indossare gli occhiali da sole per ridurre l’esposizione al sole; se si fa un bagno in mare è meglio indossare la maschera o gli occhialini.

- Stili di vita. L’occhio secco è una condizione oggi sempre più diffusa e legata non solo alle condizioni ambientali, ma anche ad alcuni stili di vita. L’uso sempre più diffuso di videoterminali e apparecchi per il condizionamento o per il riscaldamento ad aria induce una riduzione dell’umidità dell’ambiente in cui si vive: tutto questo ha un effetto anche sulla superficie dell’occhio e sulla sua integrità.

- Età avanzata. Man mano che l'età avanza, tutto l’organismo ha delle trasformazioni; cosi anche la composizione delle lacrime varia. Spesso infatti gli occhi producono lacrime con un minore contenuto di lipidi che sono necessari per evitare che la loro parte acquosa evapori troppo velocemente. Con il passare degli anni le forme disidratative determinano dei quadri di vere e proprie infiammazioni croniche a carico della superficie oculare: un disturbo che sembrava in un primo tempo banale diventa vera e propria patologia della superficie oculare.

- Menopausa. Alcuni ormoni aiutano a stimolare la produzione di lacrime. Per questo le variazioni di livelli ormonali possono ridurre la naturale produzione di lacrime. Ecco perché la sindrome dell'occhio secco predilige il sesso femminile soprattutto dopo i 35 - 40 anni di età: le donne in gravidanza o in menopausa sono il gruppo più numeroso tra i pazienti che soffrono di occhio secco.

Una frequenza sempre maggiore è causata dalla significativa anticipazione del ciclo mestruale,  fino ad interessare il 60% circa delle donne. I fastidi derivanti dall’occhio secco tendono a divenire più frequenti con il passare degli anni. L'intolleranza alle lenti a contatto  è  uno dei primi sintomi di ridotta secrezione lacrimale nelle donne in menopausa. Nei primi 7-8 anni dopo la menopausa il disturbo è controllabile, ma dopo tale periodo l'involuzione delle ghiandole lacrimali diventa irreversibile. Per questo è  importante fare una diagnosi tempestiva e, soprattutto, iniziare per tempo le adeguate terapie sostitutive lacrimali a base di acido ialuronico, o altre lacrime artificiali, o mediante l’assunzione per via orale  di integratori contenenti estradiolo.

- Malattie autoimmuni. Esistono moltissime sindromi autoimmuni, inclusi ipotiroidismo e ipertiroidismo, artrite reumatoide, lupus, sclerosi multipla che hanno effetti negativi sulle cellule e sulle ghiandole deputate alla produzione del film lacrimale. Anche la Sindrome di Sjogren può causare un grave infiammazione delle ghiandole lacrimali riducendo in maniera drammatica la produzione dello strato acquoso del film lacrimale.

- Farmaci. Molti farmaci come effetto collaterale causano occhio secco, ad esempio:  Antidepressivi, Antistaminici (soprattutto quelli da banco che si possono comprare senza ricetta), Decongestionanti nasali, Sedativi ansiolitici, Contraccettivi orali, Beta-bloccanti, Diuretici.

- Lenti a contatto. Le lenti a contatto si posizionano sulla cornea e galleggiano sul film lacrimale assorbendone una grande quantità e tendono ad aderire alla cornea, a limitarne l’ossigenazione ed a provocare danni oculari che possono essere anche di una certa gravità. L'uso ma soprattutto l'abuso di lenti a contatto, siano esse rigide o morbide, in materiale gas-permeabile o non,  contribuisce al determinarsi dell'occhio secco. Questo si verifica soprattutto quando non si utilizzano lenti a contatto “usa e getta” e quindi per la corretta e necessaria igiene si usano soluzioni per lenti ricche di disinfettanti e conservanti.

- Videoterminali. Un causa frequente della sindrome di occhio secco consiste nell’utilizzo in maniera continuativa di videoterminali: in questo caso la scarsa umidificazione dell’ambiente lavorativo, resa ancor più precaria dalle microventole di raffreddamento dei computer stessi e delle altre apparecchiature ad essi connesse, il prolungato senso di impegno e di attenzione, lo stato di stress posturale connesso, provocano alla lunga un netto rallentamento dell’ammiccamento palpebrale. Normalmente le palpebre vengono aperte/chiuse 20 volte al minuto. Se invece si è impegnati in un un'attività che richiede concentrazione, come ad esempio leggere, studiare, scrivere, guidare, utilizzare il personal computer, il tablet, lo smartphone, guardare il programma preferito alla TV, si tende a sbattere le palpebre con una minore frequenza, fino ad arrivare alla frequenza di un battito al minuto: le lacrime così evaporano rapidamente, non vengono sostituite e si crea la sindrome dell'occhio secco.

- Altre cause. In altri casi, l'occhio secco può essere secondario o associato a condizioni oculari o cutanee di altro tipo, ad esempio rosacea, distrofie o degenerazioni corneali di tipo congenito o acquisito, congiuntiviti batteriche, allergiche o virali, herpes zoster, dieta povera di oligoelementi e vitamine (soprattutto deficit vitamina A), blefariti,  chirurgia delle palpebre (blefaroplastica) o l’uso a fini estetici di tossina botulinica in interventi di chirurgia plastica.

 

COME SI SECCA

 

Numerose condizioni, fisiologiche e patologiche, creano alterazioni del film lacrimale e spesso tutto l’apparato di protezione dell’occhio è vittima di patologie o situazioni generali del nostro organismo.

L’occhio, il bulbo oculare all’interno della cavità ossea dell’orbita, è circondato da una sottile pellicola, chiamata film lacrimale, che ha una composizione molto complessa ricca di numerose sostanze nutritive e protettive. Mancando quel liquido, l’occhio non potrebbe muoversi, obbedire ai comandi del cervello e girarsi a destra e a sinistra, in su e in giù: senza quel “lubrificante” il nostro senso della vista, rimarrebbe paralizzato o muovendosi a fatica impedirebbe una visione piena.

Palpebre come saracinesche. Le palpebre, due piccole saracinesche, la cui funzione è quella di opporre un primo sbarramento difensivo ai nostri occhi: si alzano e si abbassano (ammiccano) e avvicinandosi fra loro, chiudono e difendono l'occhio. Non solo: con questo movimento (circa 15000 ammiccamenti al giorno) ricambiano in continuazione il film lacrimale che è prodotto da numerose ghiandole.

Ogni volta che avviene un ammiccamento, le palpebre delicatamente pennellano  la congiuntiva e la cornea, distribuendo uniformemente il film lacrimale.

Come sono fatte le lacrime. La lacrima, o meglio il film lacrimale, è formato da tre strati:

  • lipidico, secreto dalle ghiandole sebacee palpebrali, ha la funzione di ritardare l'evaporazione dello strato acquoso della lacrima e di lubrificare le palpebre;
  • acquoso, serve a umettare e lubrificare il globo oculare;
  • mucinoso o mucoide, contribuisce alla lubrificazione ma ha anche funzione protettiva, sia antibatterica che meccanica.

I DISTURBI DELL’OCCHIO SECCO

 

I disturbi lamentati da un paziente affetto da sindrome di occhio secco sono i più disparati e talvolta sembrano addirittura contraddittori.

Nelle fasi iniziale i sintomi più comuni sono:

  • Bruciore e prurito insistente legato alla variazione dell’osmolarità del film lacrimale.
  • Lacrimazione irregolare, soprattutto scatenata da agenti atmosferici o ambientali: vento, smog, fumo, variazione di umidità o temperatura.
  • Bisogno di lavarsi e strofinarsi continuamente gli occhi.
  • Difficoltà ad aprire spontaneamente gli occhi al mattino: durante la notte la secrezione della parte acquosa delle lacrime è molto ridotta o addirittura assente, il che comporta l’adesione della superficie oculare alla congiuntiva palpebrale a causa del muco denso e disidratato.
  • Presenza di secrezione mucosa e di filamenti.

 

Quando la sindrome si aggrava si verificano questi sintomi:

  • Sensazione di corpo estraneo legata al ridotto spessore del film lacrimale.
  • Sensazione di secchezza oculare.
  • Fotofobia (sensibilità alla luce) conseguente all'irregolarità del film lacrimale.
  • Dolore anche notturno legato alle alterazioni corneali.
  • Disturbi della visione legati all'astigmatismo irregolare che si crea sulla superficie corneale alterata.

 

BENESSERE A SAPERSI

 

Chi soffre della sindrome dell’occhio secco, oltre ad assumere prodotti terapeutici che vanno a sostituire la delicata funzione lacrimale carente, dovrebbe seguire alcune indicazioni generali per modificare abitudini e stili di vita. Ne elenchiamo alcune:

  1. Evitare l’esposizione diretta a sistemi di condizionamento, luoghi ventosi, aree molto ventilate. Evitare ambienti troppo secchi e scarsi di umidificazione.
  2. Ridurre o eliminare il fumo di sigaretta.
  3. Evitare l’uso di creme irritanti o altri prodotti fastidiosi nella zona perioculare.
  4. Sospendere o limitare l’utilizzo di lenti a contatto corneali.
  5. Usare occhiali da sole in caso di forti esposizioni a raggio UVA o UVB o in caso di ambienti ventosi o polverosi.
  6. Impiegare impacchi tiepidi nell’area perioculare (acqua e malva, bicarbonato o acqua borica). Arricchire l’alimentazione con vitamina B3, B6, B12, Omega 3/Omega.
  7. Aumentare l’assunzione di acqua e di liquidi in generale

 

COME SCOPRIRE SE L’OCCHIO È SECCO

Per scoprire se una persona soffre di occhio secco, la scienza ha a disposizione oggi apparecchiature di diagnosi sofisticate e molto funzionali. Ne spieghiamo la funzione delle più importanti.

 

Biomicroscopia digitalizzata

La biomicroscopia digitalizzata con lampada a fessura è uno degli esami fondamentali. Dotata di un sistema ottico molto luminoso ed efficiente e con l’aiuto di un sistema di ingrandimenti adeguato, consente di studiare la superficie anteriore oculare e il film lacrimale nelle condizioni più naturali possibili senza alterazioni indotte dalla temperatura.

La Meibografia

La Meibografia consente lo studio delle ghiandole di Meibomio che hanno la funzione di produrre la parte oleosa della lacrima. Questa componente lipidica è la più importante del film lacrimale. Se queste ghiandole non funzionano bene avremo un occhio secco da marcata evaporazione lacrimale.

L’interferometria del film lacrimale

L'interferometria consente di valutare e studiare lo strato lipidico del film lacrimale e la sua formazione e distribuzione.

Il test di Schirmer

È eseguito per determinare la quantità di lacrime che bagnano l’occhio.

 

 

OCCHIO SECCO, STILE DI VITA E INQUINAMENTO

 

Tutti i fattori in grado di alterare il nostro film lacrimale, sia quantitativamente che qualitativamente, sono potenzialmente causa di Sindrome dell’Occhio Secco.

I nostri occhi risentono del nostro stile di vita (insonnia, fumo, alcool e una dieta sbilanciata favoriscono l’insorgenza di secchezza oculare), delle temperature estreme, del tasso di umidità dell’ambiente in cui viviamo, del grado di inquinamento, in quanto sono organi direttamente in contatto con l’esterno, protetti solamente dal film lacrimale e dalle palpebre che ne favoriscono l’uniforme distribuzione grazie al frequente ammiccamento.

AMBIENTE ESTERNO ONDATE DI CALORE

Gli ultimi 4 anni sono stati, a causa dell’incremento delle emissioni planetarie di CO2, i più caldi in assoluto nel mondo: questo ha provocato la riduzione dell’altezza dei ghiacciai dell’Antartide di circa 3 metri e inoltre c’è stata una drastica diminuzione delle precipitazioni con un numero sempre maggiore di giornate di sole.

Anche i nostri occhi risentono dei cambiamenti climatici, pertanto vanno protetti con appositi occhiali dall’eccessiva esposizione alla luce, vento e polvere e vanno spesso lubrificati con lacrime artificiali se soggetti a temperature estreme (i sintomi dovuti a secchezza oculare sono molto più accentuati in inverno o in estate secondo studi condotti in Europa e U.S.A.) o a scarsa umidità dell’ambiente.

Questo vale sia per chi lavora o pratica sport all’aperto sia per chi ha occhi molto sensibili o presenta patologie a carico della superficie oculare.

INQUINAMENTO

L’incremento della concentrazione di polveri sottili e gli alti livelli di ozono delle zone più industrializzate del mondo occidentale negli ultimi 50 anni sono strettamente correlati con una sempre  maggiore incidenza di Sindrome dell’Occhio Secco nella popolazione.

È stato dimostrato, da studi condotti in U.S.A., che la popolazione residente nelle grandi città ha una possibilità di soffrire di Sindrome dell’Occhio Secco che è di 3/4 volte superiore a quella della popolazione residente in aree rurali.

Le particelle inquinanti si depositano, infatti, sulla superficie oculare causando l’attivazione di pericolosi processi infiammatori che hanno come conseguenza un grave danno alle nostre ghiandole lacrimali e alla superficie oculare: causano una rottura della barriera formata dalle cellule dell’epitelio corneale con rischio di ulcerazione della superficie anteriore dell’occhio e conseguente insorgenza di forte dolore e scarsa visione.   

AMBIENTE INTERNO

Per inquinamento interno o indoor si intende “la presenza nell’aria di ambienti confinati di contaminanti fisici, chimici e biologici non presenti naturalmente nell’aria esterna di sistemi ecologici di elevata qualità” [Ministero dell’ambiente].

In ogni ambiente chiuso, poco ventilato, con illuminazione non idonea, si possono generare polveri, muffe e funghi microscopici estremamente pericolosi per la nostra salute.

La Sick Building Syndrome (SBS) è una sindrome caratterizzata da un malessere diffuso (bruciore agli occhi, al naso e alla gola, difficoltà respiratorie, ipersensibilità e iperreattività) che colpisce chi frequenta ambienti chiusi con ventilazione e illuminazione non idonee e sparisce non appena si esce all’aria aperta, ben descritta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità fin dal 1984.

Se il lavoro al PC, per esempio, avviene in ambienti non ben climatizzati (scarsa umidità, filtri sporchi dei climatizzatori, assenza di ricambio d’aria…), sintomi già normalmente presenti nei videoterminalisti possono aggravarsi ulteriormente fino a diventare cronici.

Una prolungata esposizione a monitor o smartphone, infatti, come spesso capita nella quotidianità di chi abita nel mondo occidentale, causa un’accentuata evaporazione del film lacrimale dovuta a una minor frequenza del fisiologico ammiccamento delle nostre palpebre e porta, quindi, a una secchezza oculare che può diventare cronica e provoca sensazione di occhi stanchi, arrossamento, sensazione di corpo estraneo, bruciore e dolore oculare, calo della vista.

Umidificatori elettrici, frequenti ricambi d’aria, una puntuale pulizia dei filtri dei climatizzatori, una corretta illuminazione dell’ambiente, una lubrificazione frequente degli occhi con lacrime artificiali, distogliere periodicamente lo sguardo dal PC e guardare in lontananza (regola del 20-20-20: ogni 20 minuti porre lo sguardo per 20 secondi su qualcosa almeno a 20 piedi da noi, circa 7 metri) sono accorgimenti necessari per evitare una fastidiosa e pericolosa secchezza oculare.

 

 

 

 

 

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