Sindrome alcolica fetale, ritardo mentale, Adhd: tutti i pericoli dell'uso di alcol in gravidanza
  • Mer, 02/04/2014 - 11:45

La cultura del bere in Italia ha radici profonde, un rito che attraversa lo Stivale, Isole comprese. Ma spesso dall'uso all'abuso il passo è breve. L'alcolismo non è un vizio, ma una malattia cronica, influenzata da fattori genetici, psicosociali e ambientali, spesso progressiva e fatale. Una patologia con forte predisposizione genetica e due aspetti fondamentali: la dipendenza e l'abuso di alcol, due disturbi mentali caratterizzati da un consumo patologico della sostanza. Nel libro "Io e l'alcolismo. I sintomi, la diagnosi, le terapie, le nuove frontiere della ricerca in un pratico libro-intervista per pazienti lettori, e non solo" (Editoriale Documenta, 2013), Roberta Agabio, responsabile del Centro di Studio dell'Abuso Alcolico dell'Università di Cagliari, e Clara Cicalò, managing editor della rivista Medicina delle Dipendenze (MDD), rispondono a un centinaio di domande su cos'è l'alcolismo, come si manifesta, come si cura. Il consumo di bevande alcoliche è in netto aumento anche nella popolazione femminile spesso come strumento per far fronte alla tensione, allo stress ed agli impegni lavorativi, così come da tempo l’uomo fa e continua a fare. Con Roberta Agabio e Clara Cicalò un'analisi del fenomeno puntando l'obiettivo sulle donne e sul consumo di alcol in gravidanza per valutare rischi e conseguenze per la madre e il bambino.

Alcol e dipendenza. Perché questo legame in Italia è ancora così sottovalutato?
Probabilmente per ragioni culturali. L’Italia ha tradizionalmente, come altri paesi del  Mediterraneo, una cultura del bere prevalentemente conviviale e socializzante. Da noi l’alcol  non è percepito come una sostanza pericolosa, bere non è trasgressivo e si fa fatica a  collegarne l’uso con i danni alla salute che può provocare. La dipendenza da alcol (o alcolismo) spesso non viene considerata una malattia (per la quale sono necessarie cure mediche e farmaci) ma un vizio (per il quale non esiste nessun altra cura che la “buona volontà”). La maggior parte della popolazione ritiene che la dipendenza da sostanze illegali (“tossicodipendenza”) sia un disturbo più severo, con conseguenze più gravi dell’alcolismo. In realtà, le conseguenze dell’alcolismo sono gravi quanto quelle delle altre tossicodipendenze e l’alcolismo è molto più frequente delle altre tossicodipendenze.

Esistono dati sulla dipendenza da alcol in Sardegna? Sono più gli uomini o le donne?
In generale, il numero di individui che assumono bevande alcoliche e il numero di alcolisti sono superiori tra gli uomini che tra le donne. Però le donne, a parità di consumo di alcol, sono più vulnerabili agli effetti nocivi dell’alcol degli uomini. Queste differenze riconoscono in parte fattori ambientali (ad esempio, la maggiore accettazione sociale del consumo di alcol negli uomini che nelle donne) in parte biologici (ad esempio, le maggiori concentrazioni di alcol nel sangue raggiunte, a parità di alcol ingerito, dalle donne rispetto agli uomini).
Negli Stati Uniti si stima che oltre il 10% della popolazione adulta sia affetto da dipendenza da alcol. In Italia circa il 20% della popolazione beve alcolici in maniera inadeguata e, di questo, un terzo risulta essere alcolista. Purtroppo nel nostro Paese non esiste ancora una stima puntuale e ufficiale del numero di alcolisti e in ogni caso solo il 10% di essi si rivolge al servizio sanitario nazionale o al volontariato che opera nel settore.

Per quanto riguarda le donne in gravidanza, esiste una quantità massima consentita o viene  sconsigliato il consumo di alcol tout court?
In gravidanza l’uso di alcol è assolutamente sconsigliato.

Quali sono i rischi dell'uso e dell'abuso di alcol in gravidanza?
L’uso di alcol in gravidanza può risultare dannoso per l’embrione e per il feto, con rischio di aborto o di ritardo mentale associato a varie malformazioni. Complessivamente l’assunzione di alcol in gravidanza è la principale causa prevenibile di ritardo mentale. Assumere alcol in gravidanza espone il feto alle stesse alcolemie raggiunte dalla madre e può determinare un’alterazione del suo normale sviluppo e accrescimento. La gravità delle alterazioni è maggiore quando il consumo avviene nelle prime settimane ed è correlata alla quantità ingerita.

Cos'è la sindrome alcolica fetale?
La sindrome alcolica fetale (Fas, Fetal Alcohol Syndrome) è la più grave delle patologie del feto provocate dall’assunzione di alcol in gravidanza ed è caratterizzata dai seguenti sintomi clinici: 1) deficit della crescita che si manifesta sia durante la vita endouterina (embrione e feto “piccoli” per l’età gestazionale), sia al momento della nascita (neonati di basso peso e con un deficit in altezza e nella circonferenza cranica), sia nel periodo postnatale (ritardo nell’accrescimento); 2) varie malformazioni fisiche (soprattutto al viso, al cuore, alle articolazioni e agli arti); 3) ritardo mentale di intensità variabile (da limitato a grave).

E per quanto riguarda l'allattamento, come ci si deve comportare?
Solo il 2% della quantità di alcol assunta da una donna raggiunge il lattante attraverso il latte. Eppure, anche questa piccola percentuale di alcol è in grado di indurre conseguenze negative sul bambino, come peggiorare la qualità del sonno e alterare l’acquisizione della coordinazione motoria. Inoltre, la familiarità con il gusto dell’alcol, appresa durante l’allattamento, può rappresentare un fattore di rischio per un inizio precoce del consumo. Per queste ragioni è preferibile astenersi dal bere non solo in gravidanza ma anche durante l’allattamento.

È vero che tra i fattori di rischio prenatali per l'iperattività, c'è anche l'abuso di alcol?
Si. Oltre ai fattori genetici, esistono anche variabili ambientali che aumentano la probabilità di contrarre la sindrome da deficit di attenzione e iperattività (Adhd, Attention-Deficit/Hyperactivity Disorder), che vengono divise, in base all’epoca in cui il bambino viene esposto, in prenatali, natali e postatali. Tra i principali fattori di rischio prenatali è inclusa l’esposizione all’alcol.

 

Francesca Cardia

 

 

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