Sclerosi multipla e universo femminile
  • Mar, 18/03/2014 - 12:54

Donne e Sclerosi multipla, la malattia tocca sempre più da vicino la popolazione femminile. Sono le donne, in particolare, ad avere più difficoltà nel convivere con questa patologia che spesso le costringe a rinunciare a progetti importanti, a continuare a lavorare, vivere una normale vita di coppia, prendersi cura della famiglia o desiderare un figlio. Eleonora Cocco del Centro Sclerosi Multipla del Binaghi chiarisce alcuni importanti aspetti sull’impatto che questa malattia può avere sulla donna in trattamento. Eleonora Cocco dal 1998 svolge quotidianamente attività clinica assistenziale e di ricerca al Centro Sclerosi Multipla dell’Università di Cagliari – ASL8 all'ospedale Binaghi, specializzato nella diagnosi, cura e follow-up della sclerosi multipla. Ha alle spalle una esperienza all’estero alla H. Houston Merritt Clinical Research”, Columbia University a New York, centro di eccellenza in Medicina Mitocondriale diretto dal Salvatore Di Mauro. Nel 2008 le è stato assegnato il Premio Rita Levi Montalcini per il suo interesse scientifico rivolto sin dai primi anni di attività alla genetica e alla epidemiologia genetica della Sclerosi multipla in Sardegna.

La sclerosi multipla colpisce con più frequenza le donne. In quale percentuale rispetto alla popolazione maschile?
La sclerosi multipla è una malattia autoimmune e come molte di queste patologie presenta una diversa frequenza di genere. Nell’età di esordio più comune, che si colloca tra i 20 e i 40 anni, la malattia si presenta maggiormente nelle donne, con un rapporto (in media) di 2-2,5 ad 1 rispetto agli uomini. E’ interessante notare che la maggior frequenza di Sm nel genere femminile compare dopo la pubertà e si riduce nei così detti casi a esordio tardivo (dopo i 50 anni). Nonostante il rischio di Sm sia superiore nelle donne, gli uomini presentano più frequentemente dei fattori prognostici negativi quali: un esordio progressivo di malattia, un recupero meno brillante dopo le ricadute iniziali e l’accumulo maggiore di disabilità.

Quanto è importante l'applicazione della medicina di genere e l'individuazione delle differenze di genere per la sclerosi multipla?
La frequenza maggiore nel genere femminile richiede una particolare attenzione a problematiche specifiche, come la gestione dei farmaci (sospensione o ripresa) nella programmazione delle gravidanze, l’influenza della gravidanza e dell’allattamento sull’andamento della malattia. Alcuni studi ipotizzano inoltre l’esistenza di differenze legate al genere nella risposta alle terapie e sugli effetti collaterali, ad oggi però non abbiamo dati chiari.

Esiste un legame tra gli ormoni sessuali e la Sm?
Gli effetti immunologici e neuro-protettivi di alcuni ormoni sessuali, come estrogeni e androgeni, sono stati evidenziati chiaramente in numerosi studi. Questi evidenziano un’azione dose/effetto bifasica degli estrogeni che a basso livello possono favorire l’infiammazione, mentre a elevati livelli (come succede nella gravidanza) possono ridurre l’infiammazione. Al contrario il testosterone (Androgeno) sembra avere un’azione anti infiammatoria.
Come precedentemente accennato, il ruolo degli ormoni sessuali è anche suggerito dalla differente frequenza di malattia tra donne e uomini in alcune classi di età: mentre il rapporto tra uomini e donne prima della pubertà (12-15 anni) è uguale, la malattia tende ad aumentare in maniera significativa tra le donne dopo tale periodo per poi riallinearsi alla media degli uomini dopo la menopausa (50 anni circa). Un altro dato indiretto sull’importanza del ruolo degli ormoni è dato dall’effetto benefico della gravidanza sulla malattia, come evidenzia la tendenziale riduzione della frequenza delle ricadute durante la fase di gestazione.

La malattia nelle donne può interferire sulla fertilità?
La Sm di per se stessa non interferisce con la fertilità. Esistono però delle terapie che possono ridurre la capacità procreativa. Il mitoxantrone, per esempio, è un farmaco chemioterapico usato nelle forme aggressive di Sm che può determinare nelle donne l’insorgenza di menopausa precoce. Più in generale il rischio di menopausa precoce aumenta con l’aumentare dell’età al momento dell’esposizione al farmaco. I farmaci immunomodulanti, come l’interferone beta e il glatiramer acetato non sembrano avere effetti sulla fertilità.

Una donna affetta da Sm ha più difficoltà di una donna sana a restare incinta e portare a termine una gravidanza?
La Sm non determina nella donna maggiori difficoltà né nel concepire né nel portare a termine una gravidanza. E’ però da sottolineare come una donna affetta da Sm debba generalmente programmare una gravidanza. Talvolta è necessario aspettare la stabilizzazione della malattia e quindi il momento propizio oppure potrà essere necessario sospendere la terapia preventiva con i rischi che questo comporta. La pur breve sospensione della terapia può ingenerare preoccupazioni e stati d’ansia nel paziente, e più in generale nella coppia, con possibile difficoltà nella procreazione.

E' vero che dopo il parto aumenta il rischio di ricadute?
In linea generale la gravidanza (considerando il periodo di gestazione e quello post parto) viene considerata ininfluente sul decorso complessivo della malattia. I nove mesi di gestazione sono generalmente un periodo di benessere per la donna e si osserva una riduzione sino all’azzeramento delle ricadute. Questo è dovuto al fatto che durante la gravidanza aumentano i livelli di ormoni sessuali con azione immunomodulante. Il prodotto del concepimento ha il corredo genetico di entrambi i genitori quindi è parzialmente riconosciuto dal sistema immunitario della donna che, di conseguenza può allarmarsi e sollecitare una risposta dannosa.  L’organismo mette fisiologicamente in atto un meccanismo di tolleranza nei confronti del feto tramite una modulazione del sistema immunitario mediata dagli ormoni della gravidanza (estrogeni e progesterone).
La tolleranza immunologica è un fenomeno fisiologico necessario per portare avanti la gravidanza, ma nel caso di una donna con la sclerosi multipla ha anche un’azione “terapeutica” sulla malattia. Dopo che il parto, la tolleranza non è più necessaria e gli ormoni che ne sono responsabili si riducono, ma ciò, assieme allo stress della gestione del bimbo, può favorire la ricomparsa della malattia con il rischio di ricadute. Più di un terzo delle donne sembra infatti presentare un aumento delle ricadute nei 3-6 mesi successivi al parto, ritornando comunque a valori simili a quelli precedenti la gravidanza dopo tale periodo.
La strategia, ad oggi più utilizzata, per ridurre il rischio di ricadute è quella di ricominciare il prima possibile la terapia dopo la nascita del bambino. In sintesi, la gravidanza espone la paziente, immediatamente dopo il parto, ad un temporaneo maggior rischio di ricadute; tuttavia vari studi suggeriscono che la gravidanza non comporta per la paziente né una progressione della disabilità, né un decorso della malattia negli anni successivi differente da quello di donne con Ss e disabilità simile che non abbiano avuto gravidanze. E’ inoltre importante sottolineare che anche le modalità del parto (naturale o cesareo) o il tipo di anestesia non hanno influenza sulla malattia e devono perciò rimanere una scelta prettamente ostetrica e personale.

Francesca Cardia

Patologie correlate: 

Contenuti correlati