Salute mentale, i calciatori oristanesi ai mondiali di Osaka
  • Mar, 01/03/2016 - 13:39

Torneranno a casa domani i due atleti oristanesi che, accompagnati da un'operatrice del Centro di Salute Mentale, nei giorni scorsi hanno partecipato al primo mondiale di calcio dedicato all'inclusione sociale, organizzato dalla Japan Social Football Association e disputato dal 23 al 29 febbraio nell'avveniristico stadio di Osaka, in Giappone. Con sé, i due giovani porteranno non solo una medaglia di bronzo, ma anche la sensazione di non essere considerati più “ai margini”. Obiettivo della manifestazione è stato infatti quello di abbattere, attraverso lo sport, lo stigma e i pregiudizi che spesso separano le persone cosiddette “normali” da quelle considerate “diverse”. «Sul campo, con gli scarpini ai piedi e la maglia azzurra della nazionale, i campioni sardi, e con loro tutti i giovani che hanno partecipato al torneo, sono stati finalmente considerati semplicemente ciò che sono: degli eccellenti giocatori di calcio» spiegano gli operatori del Csm che li hanno seguiti passo dopo passo nel percorso.

Dopo aver superato le selezioni nazionali, nelle scorse settimane i ragazzi hanno partecipato a uno stage organizzato a Roma dall'associazione “Strade Onlus”, preparatorio del grande appuntamento mondiale: una triangolare di calcio fra Giappone, Italia, Osaka e Perù. Allenati dall'ex pugile Vincenzo Cantatore, sotto la guida del mister Enrico Zanchini, ex calciatore di calcio a 5 in serie A1, gli atleti – dodici in tutti gli italiani partiti per Osaka, provenienti da diverse regioni d'Italia – sono stati seguiti nella trasferta dal dottor Santo Rullo, presidente dell'associazione italiana di psichiatria sociale e vera anima del progetto, che da anni applica sul campo i benefici dell'attività sportiva nell'ambito della salute mentale, come parziale alternativa ai farmaci e come occasione di socializzazione e integrazione e che ha finanziato con proprie risorse l'iniziativa, a cui sarà dedicato anche il documentario “Crazy for football”, del regista Volfango De Biasi.

Una strada, quella dello sport come terapia, che anche il Centro di Salute Mentale di Oristano sperimenta da almeno un decennio. «Lo sport è un potente veicolo di inclusione sociale per persone che spesso vivono situazioni di isolamento a causa dei problemi connessi alla salute mentale. Fare attività fisica significa anche curare maggiormente la propria persona, rispettare delle regole, avere degli appuntamenti, stare dentro una squadra, sentirsi parte di un gruppo» spiegano gli operatori del Csm, che negli anni hanno avviato, grazie alla costituzione dell'Associazione sportiva dilettantistica “Una ragione in più”, diverse attività motorie, tra cui piscina, palestra, barca a vela, calcetto. Un'esperienza, quella del calcetto, particolarmente fortunata: «La nostra squadra di calcetto “I fenicotteri” ha vinto tre volte i campionati regionali ed ha partecipato a diversi tornei nazionali». Oggi sono circa venticinque i ragazzi che frequentano assiduamente gli allenamenti settimanali di calcetto che si svolgono a Sa Rodia, con un preparatore atletico specializzato e gli operatori del Csm. I due giocatori che hanno partecipato ai mondiali di Osaka arrivano da quest'esperienza.

«Per i nostri ragazzi e loro familiari aver preso parte a questo evento ha significato, oltre al superamento dei confini geografici, una grande occasione di riscatto sociale e indebolimento delle barriere mentali. Per la prima volta sono stati valutati esclusivamente per ciò che sanno fare sul campo» concludono gli operatori del Csm, che proprio domani andranno all'aeroporto di Elmas ad accogliere i due campioni sardi insieme a una rappresentanza della squadra de “I fenicotteri”, per festeggiare insieme il grande risultato.

 

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