Rosacea: novità su classificazione della malattia e terapie
  • Mar, 11/04/2017 - 14:59

Sottostimata dai pazienti, ancora poco riconosciuta dalla classe medica, eziologia e inquadramento ancora ignote eppure per la rosacea la frase di Hegel “non c'è niente di più profondo di ciò che appare in superficie”, calza a pennello se si pensa all’impatto sulla vita del paziente sia a livello clinico sia a livello psicologico e alle continue evidenze che collegano questa patologia quale marker di altre tra le quali il Parkinson, diabete mellito di tipo I, celiachia, sclerosi multipla e artrite reumatoide.

La gestione di questa complessa malattia consiste nella valutazione di terapie che hanno l’obiettivo di ridurre il più possibile i sintomi e di migliorare l’aspetto socio-psicologico della malattia. Recentemente sono state introdotte novità molto importanti per la gestione di questa malattia sia per quanto riguarda la sua classificazione sia per quanto riguarda la terapia. Proprio in relazione a queste, verrà presentato al prossimo Congresso nazionale SIDeMaST, Società Italiana di Dermatologia medica, chirurgica, estetica e delle Malattie Sessualmente Trasmesse, un aggiornamento delle Raccomandazioni sulla Gestione della Rosacea realizzate con il contributo incondizionato di Galderma.

«La rosacea è una malattia infiammatoria cronica della pelle, spiega Aurora Parodi, professore ordinario di Dermatologia, Direttore UOC Clinica dermatologica, IRCCS AOU San Martino - IST Genova, DiSSal Università di Genova, che di norma insorge tra i 30 e i 50 anni. Questa malattia si manifesta con diversi sintomi e segni solitamente nelle aree del viso, guance, naso, occhi, mento e fronte, e ha un fortissimo impatto sulla qualità della vita del paziente sia per l’aspetto cosmetico sia per i sintomi clinici. La rosacea è caratterizzata dalla presenza di lesioni ed alterazioni vascolari di aree del viso, dovuta a fenomeni di infiammazione da attribuire a una risposta immunitaria alterata nei confronti di diversi stimoli e fattori microbici locali, in particolar modo l’acaro Demodex. Visti i molti modi di manifestarsi di questa malattia, esistono diverse classificazioni per raggruppare specifici segni e sintomi. Storicamente la più utilizzata è la classificazione della rosacea in 4 sottotipi (rosacea eritemato-teleangectasica; rosacea papulo-pustolosa; rosacea con interessamento oculare; rosacea fimatosa) che attualmente è utilizzata nelle principali linee guida diagnostiche e terapeutiche. L’approccio basato sui sottotipi ha mostrato diversi limiti dovuto alla loro sovrapposizione e alla loro limitatezza in termini di evoluzione delle manifestazioni nel tempo. Recentemente il gruppo ROSacea COnsensus (ROSCO), panel internazionale di dermatologici e oftalmologi, ha proposto un nuovo approccio basato sul fenotipo, ossia sulle caratteristiche che possono essere osservate nel paziente. Secondo questo nuovo approccio ci sono due manifestazioni cliniche diagnostiche: l’eritema centrofacciale persistente, con intensificazione periodica, e le lesioni fimatose, che si manifestano a seconda della gravità come una leggera prominenza dei follicoli o un ispessimento dei tessuti che può modificare nella forma e dimensione le aree interessate. L’importanza di questo nuovo approccio che permette di focalizzarsi maggiormente sulle problematiche del singolo paziente e sugli aspetti della malattia che vengono percepiti come più invalidanti è stato compreso anche a livello nazionale, tanto da essere una delle novità oggetto delle nuove raccomandazioni per la cura della rosacea.»

«La rosacea, continua Giuseppe Monfrecola, Presidente del novantaduesimo Congresso Nazionale SIDeMaST, è una malattia dalla gestione molto complessa visto anche il notevole impatto sulla vita del paziente. La terapia ha diverse finalità: eliminare o ridurre il numero di lesioni, ridurre la gravità delle lesioni, ridurre le recidive e soddisfare il paziente migliorandone la qualità di vita. La scelta della terapia si basa sulle manifestazioni cliniche del singolo paziente e sulla loro gravità piuttosto che sul sottotipo e, cosa fondamentale, sugli aspetti della malattia che il paziente percepisce come più invalidanti. Inoltre, la scelta del trattamento deve essere basata su chiare evidenze che derivano da studi controllati e randomizzati e integrare in maniera combinata o sequenziale tutte le opzioni (farmaci topici, farmaci sistemici, tecniche strumentali). Visti i continui progressi nello sviluppo di nuove terapie, al prossimo congresso SIDeMaST, che si terrà a Sorrento dal 3 al 6 maggio, presenteremo un aggiornamento delle Raccomandazioni per la gestione della rosacea. Tra le altre novità, c’è l’introduzione dell’ivermectina come farmaco di prima linea per il trattamento della rosacea in presenza di papule e pustole infiammatorie da lieve/moderato a severo. Questa terapia consiste nell’applicazione di una crema con ivermectina all’1%. L’ivermectina ha un’azione sia anti-infiammatoria sia anti-parassitaria risultando quindi ottimale per la rosacea. Studi clinici hanno mostrato la sua superiorità rispetto ad altri farmaci di riferimento per la cura della rosacea. In particolare, l’ivermectina si è mostrata superiore al metronidazolo, farmaco topico per la cura della rosacea con papule e pustole in forma lieve, per quanto riguarda il miglioramento nella qualità di vita del paziente: l’82.5% dei pazienti trattati con ivermectina vs il 63% dei pazienti trattati con metronidazolo presentavano assenza o quasi totale assenza di lesioni.»

 

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