Rete territoriale, la nuova sfida è la cronicità
  • Ven, 04/12/2015 - 13:00

Una medicina nuova, più vicina al cittadino. Una medicina proattiva, d'iniziativa che si faccia carico del peso enorme della cronicità causata dal progressivo invecchiamento della popolazione. La Sanità sarda vuole cambiare volto. La scommessa dell'assessore alla Sanità Luigi Arru e del suo staff parte da una filosofia, quella delle reti integrate, dove i diversi specialisti non viaggiano su binari paralleli, ma lavorano insieme, integrando competenze e compiti e dove il medico di famiglia torna ad assumere un ruolo di vicinanza, fisica e assistenziale, col paziente. Dopo aver ridisegnato la rete ospedaliera, Arru e il suo dg Giuseppe Sechi, mirano a riorganizzare la rete sul territorio. Un lavoro iniziato più di un anno fa grazie a un team di esperti che ha chiamato a lavorare insieme medici di base, pediatri di libera scelta, medici di continuità assistenziale, specialisti e infermieri. Tavoli operativi e tour nei territori per sentire le esigenze di cittadini e comunità.

Arru per spiegare il modello parte da una criticità: “Ci sono oltre 14mila ricoveri inappropriati nell'Isola, codici bianchi e verdi che determinano ricoveri inutili, che possono essere evitati affidando i cittadini a un nuovo sistema integrato di cure primarie”. Il punto di riferimento dovrebbero diventare le Case della Salute o gli ospedali di comunità, dedicati ai post acuti e lungo-degenti per un massimo di 21 giorni. “La rete territoriale vuole dare risposta ai alla pazienti cronici, quelli che ora, troppo spesso, vengono inappropriatamente ricoverati”, continua l'assessore. “Il nostro principale obiettivo strategico è mantenere le persone in condizione di benessere quanto più possibile, senza sprechi, con efficienza e con percorsi di cura e assistenza il più vicino possibile a dove le persone  vivono e in maniera coordinata, non frammentaria. Con questo modello, l’assistenza territoriale viene garantita per tutto l’arco della giornata e per tutti i giorni della settimana, con percorsi assistenziali condivisi, il dialogo e la collaborazione tra gli operatori della medicina convenzionata e i colleghi dei servizi distrettuali e ospedalieri. In quest'ottica, presidi territoriali di salute (case della salute, ospedali di comunità) saranno il punto di raccolta dell’offerta territoriale del servizio sanitario regionale, integrata con il servizio sociale e con la rete ospedaliera e in grado di rispondere alla domanda di assistenza di persone e famiglie con esigenze di assistenza differenti”.

Il modello di cura che verrà attuato è quello sperimentato a livello nazionale e internazionale: il modello di approccio alla cronicità  basato sulla medicina d’iniziativa in alternativa alla medicina d’attesa. Attualmente le Case della salute attive sono quattro: Laconi, Villacidro, Lunamatrona e Pula. Ne sono previste altre sette di futura realizzazione: Quartu Sant'Elena, Burcei, Monserrato, Bitti, Gavoi, Desulo e Nuoro (con la rimodulazione di circa 7,7 milioni di euro), mentre sono in fase di realizzazione avanzata altre 12: Sorso, Lanusei, Tortolì, Bosa, Arbus, Carloforte, Sant'Antioco, Giba, Fluminimaggiore, San Nicolò Gerrei, Mandas, Senorbì.  A queste si aggiungono 190 postazioni di continuità assistenziale con 802 medici, mentre i medici di medicina generale sono 1.262.  

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