Prevenire malattie e infezioni con la corretta igiene delle mani
  • Dom, 07/05/2017 - 17:17

Basta poco, un piccolo gesto, pochi secondi per salvare vite umane e far risparmiare il sistema sanitario. Tra le misure preventive nella pratica assistenziale, l’igiene delle mani è senza dubbio la più importante quanto a combinazione di efficacia, semplicità e costi di applicazione. Il solo lavaggio delle mani può ridurre significativamente i decessi conseguenti alle infezioni, le giornate di ricovero e le spese sanitarie. Il Ministero della Salute stima che in Italia ogni anno si verifichino dalle 450.000 alle 700.000 infezioni in pazienti ricoverati (complessivamente il 4,5-7% dei ricoveri), il 30% circa delle quali prevenibili.

Venerdì scorso nell'aula Boscolo della Cittadella universitaria di Monserrato professionisti sanitari, istituzioni e studenti si sono riuniti per fare il punto sull'applicazione del protocollo sul lavaggio delle mani negli ospedali dell'Isola nel corso della Giornata mondiale sull'igiene delle mani. L'evento, organizzato dall’assessorato regionale alla Sanità nell’ambito della campagna dell’OMS  “Salva delle vite, lavati le mani” e del Piano Regionale di Prevenzione 2014-2018, è stato aperto dagli interventi di Gabriele Finco, presidente della Facoltà di Medicina e Chirurgia, del direttore generale dell'assessorato alla Sanità Giuseppe Sechi, di Sergio Pili, direttore sanitario dell'ospedale Sirai di Carbonia e dalla relazione della storica della Medicina dell'Università di Sassari, Eugenia Tognotti.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), in occasione della Giornata Mondiale dell’igiene delle mani, promuove e sostiene l’impegno nei confronti di una campagna fondamentale per la riduzione del rischio di infezioni correlate all’assistenza. È stato scelto il 5 maggio e la data scelta non è casuale: cioè il quinto giorno del quinto mese dell’anno, per ricordare i 5 momenti fondamentali per l’igiene delle mani nelle attività sanitarie e assistenziali.

Le coordinatrici infermieristiche degli ospedali di Sanluri e del Businco, Maria Paola Pilloni e Maria Rosa Faedda, hanno illustrato le buone pratiche dell'igiene delle mani e illustrato i cinque i momenti in cui tutti gli operatori sanitari dovrebbero sempre lavare le mani con acqua e sapone:
- prima di toccare un paziente;
- prima di iniziare una qualunque procedura di pulizia o di asepsi;
- dopo aver visitato un paziente;
- dopo aver toccato qualunque oggetto nelle immediate vicinanze del paziente;
- dopo il contatto con fluidi biologici e secrezioni corporee.

 

Un gesto semplice che ancora molti, tra medici, infermieri e oss, non eseguono con la cura necessaria a evitare le infezioni correlate all'assistenza. Una revisione sistematica di 96 studi controllati ha trovato che complessivamente il tasso di aderenza al protocollo per l’igiene delle mani è del 40%. Il tasso di aderenza era inferiore in terapia intensiva (30-40%) rispetto a quanto rilevato in altri reparti. Inoltre l’aderenza era inferiore tra i medici (32%) rispetto agli infermieri (48%). Le ragioni di questa scarsa aderenza al protocollo sono da attribuirsi al carico di lavoro, alla mancanza di tempo e ad alcuni disturbi della cute secondari al lavaggio frequente delle mani, come secchezza e irritazione.

Il percorso per l'applicazione del protocollo nell'Isola è avviato da tempo. Giuseppe Sechi ha ricordato che “la Giunta ha declinato a tutti i direttori generali delle aziende degli obiettivi di mandato precisi, tra questi anche l'igiene delle mani. Spetterà a ogni azienda sanitaria trovare il modo più appropriato per portare questa pratica in modo capillare in tutte le strutture” secondo le linee guida che ha illustrato il risk manager della Regione Rita Pilloni. Nel suo intervento il calcolo dei costi a livello regionale su un monitoraggio dal 2005 al 2014: “In dieci anni le infezioni correlate all'assistenza sono costate alla Regione 6 milioni e 750mila euro, con 65 denunce e 7 decessi”. La professoressa Ida Iolanda Mura, docente di Igiene e medicina preventiva all'Università degli studi di Sassari, ha snocciolato un po' di dati relativi alle infezioni correlate all'assistenza nel mondo: 2 milioni di pazienti colpiti ogni anno, 23 mila morti, 8 milioni di giorni di degenza aggiuntivi, 20-35 bilioni di dollari di costi diretti e 35 bilioni di costi per la società.

Formazione, informazione, educazione dalla scuola primaria, condivisione di obiettivi e rinforzi operativi sono gli elementi fondamentali emersi nel corso della tavola rotonda finale che ha visto anche la partecipazione di Maria Dolores Palmas, infermiera dell'Oncologia medica del Businco di Cagliari, Laura Ferrau, coordinatrice infermieristica dell'Uoc di Medicina dell'ospedale di San Gavino, Grazie Cattina, coordinatore dei presidi ospedalieri e rischio clinico dell'Ats e Federico Argiolas, direttore del Servizio qualità dei servizi e governo clinico Ras. 

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