Obesità, problemi di peso per sei milioni di italiani
  • Mer, 11/09/2013 - 14:16

Gli italiani obesi sono oltre sei milioni e dal 1994 ad oggi il loro numero è cresciuto del 25%. Sono 1,5 milioni i pazienti che potrebbero giovarsi del notevole e duraturo calo di peso ottenuto dal bisturi. Ma troppo pochi affrontano questo percorso: nel nostro Paese, lo scorso anno sono stati sottoposti a intervento chirurgico 7.000 casi di obesità grave contro, per esempio, i 27.000 della Francia. “Nel nostro Paese i centri specializzati sono solo un centinaio e - afferma il prof. Marcello Lucchese, presidente della Società Italiana di Chirurgia dell’Obesità e delle malattie metaboliche (SICOB) - a differenza del resto d’Europa, il loro numero è costante da almeno 10 anni. Un paziente che richiede un intervento deve quindi aspettare da 6 a 12 mesi, prima di entrare in sala operatoria. Le liste d’attesa diventano così sempre più lunghe e insostenibili. Eppure fin dagli anni ’90, siamo ai vertici mondiali in questa specialità. Il problema è che da troppo tempo si sottovalutano i benefici medici ed economici prodotti della chirurgia bariatrica. Le autorità devono invece incentivare questi interventi salva vita che rappresentano un investimento e non solo un costo. Soprattutto in un periodo come questo di grave crisi economica: ogni anno per l’obesità il nostro Paese spende 88 miliardi tra costi diretti ed indiretti”. Su questi temi di grande attualità si è svolto oggi a Roma un seminario tra giornalisti e gli specialisti della SICOB. Per sottolineare un altro paradosso del nostro paese: nel Sud, regione più colpita dal problema obesità, si praticano pochissimi interventi bariatrici. “Solo uno su 7 è eseguito nelle regioni meridionali - sottolinea il professor Luigi Angrisani, presidente dell’IFSO (International Federation For The Surgery Of Obesity And Metabolic Disorders) -. Un numero in netto contrasto con i dati epidemiologici nazionali che sottolineano come siano proprio gli abitanti del Mezzogiorno con maggiori problemi di grave sovrappeso. Inoltre, con il 36% di bimbi colpiti, Campania e Puglia vantano il primato europeo di obesità infantile”. Secondo l’OMS, nel mondo si contano 1,5 miliardi di adulti di età superiore ai 20 anni in eccesso di peso. Di questi, 200 milioni di uomini e circa 300 di donne sono obesi. “Si tratta dunque di un’emergenza in forte crescita in tutto il pianeta - sottolinea il prof. Pietro Forestieri Presidente Emerito SICOB -. Sulla chirurgia bariatrica esistono luoghi comuni duri a morire che ne condizionano la diffusione specialmente nel nostro Paese. Numerosi studi e ricerche internazionali hanno dimostrato come la mortalità legata a questi interventi sia inferiore all’1%. Un obeso non operato invece è maggiormente esposto a numerose e gravi malattie come ipertensione, cancro, diabete, con un rischio di decesso superiore al 6%”.
“L’obesità è la seconda causa di morte (dopo il fumo) nella società occidentale - ricorda il prof. Angrisani -. Ma in India, Brasile e Cina, per esempio il problema del grave eccesso ponderale è molto diffuso ed è in crescita. Con l’evoluzione, l’uomo ha mantenuto uno stomaco che è eccessivo rispetto alle sue reali necessità. Basterebbero fino a tre quarti di organo in meno, visto lo stile di vita contemporaneo e le abitudini più sedentarie di quelle dei nostri antenati, con un introito calorico medio più che raddoppiato negli anni a fronte di un consumo notevolmente ridotto. A questo si aggiunge un consumo in eccesso di alimenti e bibite ad alta densità energetica, come i cibi già pronti, ricchi di grassi, più appetibili e a basso costo. Per tutti questi motivi l’IFSO, organizzazione che raccoglie più di 50 associazioni nazionali dei chirurghi bariatrici con oltre 8000 iscritti in tutto il mondo, è sempre più impegnata nella promozione a livello mondiale della chirurgia dell’obesità”. In Italia operano 270 chirurghi dell’obesità in un centinaio di strutture sanitarie sparse in modo non uniforme sul territorio nazionale. “È rarissimo riscontrare la creazione di nuovi centri, soprattutto ad elevati volumi di attività - ricorda il prof. Forestieri -. Per la cura di pazienti extralarge si devono adottare misure tali da diffondere, su più larga scala e con maggiore omogeneità, centri interdisciplinari per la terapia chirurgica di questo disturbo. Al tempo stesso, è necessario migliorare dal punto di vista tecnologico le strutture già esistenti. Per ottimizzare tutte le risorse umane ed economiche una possibile soluzione è la creazione di una rete di centri a livello nazionale. Un altro problema è rappresentato dai DRG relativi alla chirurgia bariatrica. Con il sistema attuale spesso non riusciamo nemmeno a coprire le spese vive per l’intervento e il ricovero. La SICOB chiede da diversi anni l’adozione di una remunerazione specifica per ogni intervento, diversificata sulla base dei costi diretti ed indiretti che sono estremamente variabili ma di facile documentazione”. “Indispensabile è anche la creazione di un nuovo rapporto di fiducia tra medico e paziente, che - assicurano gli esperti – può portare a una migliore collaborazione e alla riduzione del contenzioso medico legale”.

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