Nutrizione artificiale, questa sconosciuta Murru: "Creare la rete tra i professionisti coinvolti"

Nutrizione artificiale, questa sconosciuta. Si parla poco di questa pratica ancora ignorata da tanti operatori sanitari. La nutrizione artificiale si applica su pazienti fortemente malnutriti o incapaci di nutrirsi autonomamente o che hanno delle situazioni in cui l'alimentazione, per un determinato periodo, non è possibile. Un trattamento a volte salvavita, che nella maggior parte dei casi migliora la qualità di vita dei pazienti e che, purtroppo, viene ancora considerato un supporto e non un vero e proprio atto medico qual è.  

In Sardegna è arrivato il grido d'allarme dei pazienti di Anna, Associazione nazionale nutriti artificialmente, che hanno richiamato l'attenzione su una situazione sanitaria frammentata e poco strutturata, senza percorsi terapeutici chiari e condivisi. Un quadro che ben conosce Salvatore Murru, dirigente medico dell'Anestesia e Rianimazione dell'ospedale Marino, che dal 2007 è responsabile regionale della Sinpe, Società italiana di nutrizione artificiale e metabolismo. "Abbiamo accolto la richiesta d'aiuto dell'associazione e abbiamo deciso di scendere in campo con un'iniziativa che di fatto sarà il primo evento che mira a sensibilizzare su questa tematica nell'Isola". L'iniziativa, dal titolo "La nutrizione artificiale nella Sic" si terrà il 10 novembre a partire dalle 9 nell'aula Thun dell'ospedale Microcitemico Antonio Cao di Cagliari e chiamerà a raccolta specialisti, operatori sanitari e istituzioni. L'obiettivo dell'evento è molto chiaro: creare una rete mettendo a sistema le risorse che già ci sono con un approccio multidisciplinare

Murru entra nel dettaglio: "Nell'incontro ci focalizzeremo sulla Sic, Sindrome dell'intestino corto. In Sardegna ci sono tanti pazienti con questa patologia che sono inseriti in nutrizione parenterale e, per quanto siano seguiti dalle cure domiciliari, non hanno un coordinamento. Non esiste una rete. L'obiettivo di questo evento e della tavola rotonda, in particolare, è la creazione di un Pdta, un Percorso diagnostico terapeutico assistenziale mirato per la nutrizione artificiale da quando il paziente entra in ospedale sino al follow up sul territorio. Ci piacerebbe che da questo incontro e dal tavolo di lavoro nascesse una proposta che venisse recepita a livello di regione e a livello di Ats per trovare un punto di coordinamento". 

Una corretta alimentazione è un fattore fondamentale per un buon stato di salute. La Nutrizione Clinica dovrebbe, dunque, essere inserita a pieno titolo nei percorsi di diagnosi e cura, sia del paziente ospedalizzato, sia del paziente ambulatoriale. "Le condizioni di malnutrizione sono importanti perché si innescano in uno stato di malattia di base: un paziente può diventare malnutrito perché entra in chirurgia per un intervento di media o maggiore entità, in quanto non può alimentarsi per un certo periodo, o può manifestare malnutrizione per una patologia per cui è già ricoverato o da cui è già affetto in cronicità", spiega Murru. "I pazienti neurologici, ad esempio, per disfagia, possono avere difficoltà ad alimentarsi nonostante abbiano un apparato digerente normale. Allora a quel punto si deve intervenire col supporto della nutrizione artificiale, che viene distinta in due categorie: parenterale ed enterale. La entrale, quella che prediligiamo perché rispetta la funzionalità intestinale, si sceglie ogni qualvolta si debba fare una nutrizione in cui l'intestino funziona e c'è l'assorbimento normale, e si conserva così l'equilibrio omeostatico dell'assorbimento e della nutrizione cellulare. Ci sono condizioni in cui una nutrizione parenterale può essere di supporto alla enterale quando questa è limitata perché l'assorbimento non è consentito completamente, perché magari il paziente per una malattia importante, come un morbo di Chron o una malattia intestinale malassorbitiva, non riesce ad assumere totalmente il fabbisogno. A quel punto si integra con la parenterale. La parenterale ha predominanza quando l'intestino non è più percorribile, come nel caso della Sindrome dell'intestino corto. Il paziente perde gran parte della massa intestinale e rimane un tratto di intestino tenue che il chirurgo recupera nell'ordine di 60-70 centimetri al massimo. Quando siamo in questa condizione il paziente non può assorbire nutrienti e di conseguenza è necessario supportare, anche a vita, con la nutrizione parenterale". 

 

La progettazione di percorsi integrati, l’impostazione interdisciplinare e multi professionale, l’integrazione e il coordinamento delle risorse sono componenti importanti per garantire il raggiungimento di migliori livelli di appropriatezza, orientando i comportamenti professionali in modo da contrastare la variabilità negli approcci clinico-assistenziali. Punto nodale della lotta alla malnutrizione è garantire la continuità assistenziale per il paziente tra l’ospedale e il territorio. "Per questo è necessario sempre un approccio multidisciplinare che raccolga tutte le figure professionali coinvolte: chirurghi, pediatri, gastroenterologi, oncologi, internisti", spiega ancora Murru. 

 

Presenza multidisciplinare che verrà assicurata anche al convegno del 10 novembre. "Abbiamo deciso di organizzare il convegno al  Microcitemico perché la Sindrome dell'intestino corto viene inquadrata come malattia rara, da qui anche la presenza, tra gli altri esperti, di Paolo Moidirettore della seconda Clinica Pediatrica dell’Università di Cagliari". 

Dimensione: 

Contenuti correlati