Nuovi Anticoagulanti Orali: quando i farmaci innovativi richiedono innovazione nella formazione dei prescrittori
  • Mer, 25/11/2015 - 16:09

“I Nuovi Anticoagulanti Orali, farmaci indicati nella prevenzione dell’ictus in pazienti affetti da Fibrillazione Atriale, sono tra i rimedi terapeutici più importanti dell’ultimo decennio,  tuttavia, registrano ancora un sottoutilizzo legato principalmente a barriere ‘culturali’ ed opinioni infondate, che inducono i medici a prescrivere ancora le terapie tradizionali a base di antagonisti della vitamina K, come ilwarfarin. Il fatto è che, da quando questa nuova categoria farmacologica è entrata nella pratica clinica, ormai 6 anni fa, si è registrata una minore incidenza sia di ictus ischemici che emorragici” – dichiara Francesco Romeo, presidente della SIC – Società Italiana di Cardiologia, in occasione della presentazione dell’evento formativo ‘XFORMANCE IN SICFormazione esperienziale di aggiornamento sui Nuovi Anticoagulanti Orali’, tenutosi recentemente a Roma.

“L’efficacia e la sicurezza dei Nuovi Anticoagulanti Orali è stata ampiamente documentata e dimostrata da tutti gli studi di registro e di sorveglianza", continua Romeo. "Durante l’ultima edizione del Congresso Europeo di Cardiologia (ESC), poi, sono stati presentati i dati del primo studio relativo all’uso in contesti real life di uno di questi farmaci, il rivaroxaban, in oltre 45mila pazienti, che confermano il positivo profilo rischio/beneficio dello stesso nella prevenzione dell’ictus in pazienti con Fibrillazione Atriale. Ciononostante, ancora oggi, ci troviamo di fronte ad un’ampia percentuale di specialisti che, per consuetudine e familiarità con una terapia disponibile da oltre trent’anni, preferiscono prescrivere ancora i ‘vecchi’ antagonisti della vitamina K, manifestando una sorta di ‘resistenza’ al cambiamento”.

In realtà, i Nuovi Anticoagulanti Orali porterebbero sensibili benefici ai pazienti, non solo per la facilità di gestione degli stessi, rispetto alla terapia tradizionale, (sono più maneggevoli, non necessitano di un controlloroutinario della coagulazione, non hanno interazioni con alimenti ed altri farmaci), ma soprattutto per laminore incidenza di ictus ischemici ed emorragici ad essi collegata. Non ultimo, è opportuno sottolineare il positivo rapporto costo/beneficio, grazie al risparmio di risorse economiche derivante dalla migliore prevenzione degli eventi cerebrovascolari e delle sequele invalidanti associate.

Alla luce di queste considerazioni, la Società Italiana di Cardiologia ha deciso di dare vita ad un evento formativo nazionale rivolto a giovani cardiologi provenienti da tutte le scuole di specializzazione d’Italia, con l’obiettivo di condividere ed analizzare le più recenti e significative evidenze cliniche e scientifiche in tema di prevenzione del rischio trombo-embolico.

“L’elemento interessante da sottolineare – continua il Professor Romeo – è la modalità di formazione altamente innovativa adottata, che prevede l’utilizzo di isole multimediali, attraverso le quali vengonopresentati casi clinici paradigmatici. I partecipanti sono, poi, chiamati ad affrontare situazioni di diversa complessità, alla luce sia delle proprie competenze ed esperienze professionali, che delle nuove informazioni scientifiche presentate durante il corso. La metodologia didattica adottata si basa su due principi egualmente innovativi e qualificanti: il collaborative – learning, che porta gli specialisti ad apprendere e lavorare in gruppo, come avviene nella moderna pratica clinica e il learning by doing, ovvero l’apprendimento attraverso l’azione diretta, che coinvolge tutti i singoli partecipanti”.

Indicazionirisultatipossibili complicanzerischi e benefici delle strategie terapeutiche proposte verrannoanalizzati e discussi dopo la risoluzione di ogni singolo caso clinico interattivo in una fase di de- briefing.

“Si tratta di una modalità del tutto nuova per la Società Italiana di Cardiologia – conclude il Professor Romeo - che abbiamo deciso di adottare in un ambito particolarmente complesso quale quello dell’anticoagulazione, a seguito dell’introduzione nella pratica clinica di farmaci innovativi quali i NAO”.

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