Nuova rete ospedaliera. Arru: "Ricoveri più adeguati e maggiore circolarità delle cure"
 
Scarsa appropriatezza delle cure e tempi di ricovero troppo lunghi. L'assessorato di Luigi Arru sotto la direzione dello staff di Giuseppe Sechi ha scattato una fotografia dello stato attuale della Sanità in Sardegna, un quadro che mette in luce tutti i limiti e le distanze dagli standard di efficienza della rete ospedaliera isolana. I numeri parlano chiaro: 14mila ricoveri inappropriati, con Medicina generale e Chirurgia in lista alla classifica dei reparti meno virtuosi, una ripartizione squilibrata tra posti letto in acuto e post acuto, e ben 372 primariati, strutture complesse, uno ogni 13 posti letto contro uno standard di uno ogni 17,5. I dati sono stati presentati questa mattina nel corso di una conferenza stampa nella sede della Giunta regionale in viale Trento cui hanno partecipato l'assessore regionale alla Sanità, il dg dell'assessorato Giuseppe Sechi e il governatore Francesco Pigliaru, incontro nel corso del quale è stata presentata la nuova rete ospedaliera. Un provvedimento con cui la Giunta per il triennio 2015-2018 mira a risparmiare 134 milioni di euro.

 

"Abbiamo la consapevolezza di avere una sanità che costa molto e che può migliarare molto nella qualità dei servizi. In questi documenti che l'assessorato ha raccolto in un anno, ci sono numeri e grafici molto importanti, tra questi il grado di miglioramento della rete ospedaliera in Sardegna", spiega il presidente Pigliaru. "Uno schema mostra come in questo momento l'Isola stia usando in modo non appropriato i suoi ospedali, perché portiamo nei presidi anche persone che non hanno bisogno di andarci, quindi c'è prima di tutto un problema di appropriatezza. E poi la qualità, perché certi interventi chirurgici danno un risultato valido solo se vengono effettuati con una certa frequenza, e quindi abbiamo bisogno di concentrare e non disperdere gli interventi, visto che siamo un'Isola con una popolazione scarsa e molto diffusa. Se gli standard internazionali richiedono per quel tipo di patologia l'effettuazione di almneo 150 interventi all'anno, è ovvio che odbbiamo concentrarli per restrituire ai cittadini una percentuale di guarigione alta".

Il ricorso all’ospedale in regione ha un elevato grado di inappropriatezza a partire dall’accesso al  Pronto soccorso che si configura spesso quale unica risposta ad un bisogno assistenziale nel territorio che solo in parte ha ragione di accedere al livello ospedaliero, diminuendone proporzionalmente il livello di complessità della casistica trattata. Il 70% degli accessi ai Pronto soccorso  è dovuto a disturbi di bassa gravità (codici bianchi e verdi).

 
La rete ospedaliera regionale conta 5901 posti letto (pl) complessivi (5527 per acuti e 374 per post acuti) che equivalgono ad una dotazione complessiva regionale pari al 3.55 per 1000 abitanti, 3.32 acuti e 0.23 post acuti.
Il numero totale dei posti letto si attesta intorno a valori non lontani dalla dotazione complessiva di riferimento (3.7 per 1000 abitanti) ma l’attuale disponibilità ha uno squilibrio nella ripartizione acuti/post acuti con un eccesso di acuti.
 
Per quanto concerne i primariati, le strutture complesse, l'orientamento è verso una riduzione con il taglio di 64 strutture complesse per arrivare a uno standard di una ogni 15 posti letto.
 
Arru traccia un disegno di quella che sarà la futura rete. "Con questa delibera stiamo introducendo un nuovo modello di rete ospedaliera detta Hub and Spoke, a raggi, che prevede tre tipologie di ospedale in base al bacino di popolazione che servono, maggiore è la popolazione, maggiore è la concentrazione in alcune strutture che in Sardegna vedono Cagliari e Sassari con il maggior addensamento di utenti. In queste due strutture, che noi chiamiamo hub saranno concentrate le specialità a minore diffusione, come la cardiochirurgia, negli altri ospedali della Sardegna che verranno definiti Dea di primo livello, Dea sta per Dipartimento di emergenza e accettazione, verranno diffusi negli altri territori della Sardegna, che insistono nei territori delle attuali Asl". I Dea servono un territorio di 150mila abitanti. Nessun ospedale verrà chiuso, conferma l'assessore. Si riconosce la figura di Ospedale di zona disagiata alle strutture di Muravera, Sorgono, Isili, zone per cui i tempi di accesso alle cure sono superiori ai tempi di sicurezza. "Non possiamo fare dei mini ospedali, ma solo delle specialità: pronto soccorso, che garantisce la stabilizzazione per i pazienti acuti, una parte di medicina e la chirurgia programmata".
 
I due hub, con alte specialità mediche, saranno quello di Cagliari con il Brotzu, il Microcitemico e il Businco, e il secondo polo a Sassari che mette insieme l’Azienda ospedaliera universitaria e il Santissima Annunziata. Gli ospedali cosiddetti di primo livello sono sette, per un bacino di 160 mila abitanti: Olbia, il San Francesco a Nuoro, Oristano, San Gavino, il Sirai di Carbonia, Policlinico Casula di Monserrato e il Santissima Trinità di Cagliari.Poi ecco i presidi di base: Alghero, Ozieri, Tempio, Lanusei e Iglesias, a cui si aggiungono gli ospedali minori di Sorgono, Isili e La Maddalena, più agli ospedali di Comunità di Ozieri, Ittiri, Thiesi, Bosa e Ghilarza. Infine gli 11 presìdi ospedalieri privati compreso il futuro Mater Olbia.
 
In Sardegna verranno attivate le Case della salute, gli Ospedali di comunità e una nuova rete di emergenza che prevede il potenziamento del servizio dell'elisoccorso, come previsto dalla legge di riordino de sistema sanitario approvata dal Consiglio regionale alla fine dello scorso anno. Nelle Case della salute i pazienti potranno trovare medici generali, pediatri o specialisti associati. Negli Ospedali di comunità ci saranno 15-20 posti letto, che non rientreranno nel conteggio di quelli ospedalieri, per garantire un'assistenza infermieristica per chi, ad esempio, può essere dimesso, ma non è ancora in grado di rientrare a casa autonomamente. Da qui la garanzia di un'assistenza specializzata ma differente da quelle ospedaliera. Infine, con la riorganizzazione della strutture, sarà fondamentale la rete che gestirà l'emergenza che comprende l'Areus-Azienda per l'emergenza-urgenza e lo sviluppo del servizio dell'elisoccorso per trasportare le urgenze nei presidi più adeguati.
 
La Sardegna è ultima per complessità della casistica trattata e per eccesso di tempi di ricovero in ospedale. "Noi vogliamo riorganizzare il modello cercando di privilegiare l'ospedale per acuti, creando delle strutture come l'ospedale di comunità che permettono di dare una risposta di garanzia al cittadino in maniera appropriata e di qualità".
 

Tra le novità la valutazione delle competenze dei professionisti che per avere l'accreditamento della propria struttura dovranno rendere pubblico il proprio cv professionale, i percorsi che seguono e i risultati della loro attività per valutare l'aderenza agli standard di qualità. "Bisogna dire basta all'autoreferenzialità dei medici: se ci si rende conto che il livello è sotto quello di efficienza, scatta il cartellino giallo e partono dei percorsi di retraining e requalification", conclude il dg Sechi.

 

Leggi la delibera regionale

Dimensione: 
Politica sanitaria: 

Contenuti correlati