Medici e pazienti in marcia contro il diabete
  • Mar, 24/04/2018 - 15:47

 

Tre ore di esercizio fisico alla settimana sono efficaci non solo per prevenire il diabete, ma anche per curarlo meglio. Da questa semplice constatazione è nata, otto anni fa, l'idea di lanciare un'iniziativa che testimoniasse sul campo i benefici del movimento, capace di abbattere fino al 50% il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2 e di ridurre sensibilmente le complicanze della malattia. Ha così preso forma la ultramaratona a tappe “Diabete in cammino... prevenire e curare”, organizzata dal Servizio di Malattie metaboliche e diabetologia dell'Ats-Assl di Oristano in collaborazione con la sezione sarda dell'Associazione Nazionale Italiana Atleti Diabetici e il patrocinio dell’università di Sassari, il primo esperimento del genere in Italia giunto all’ottava edizione.

Dal 28 aprile al 1 maggio medici, infermieri, psicologi della Assl oristanese, guidati dal responsabile del Servizio di Malattie metaboliche e diabetologia Gianfranco Madau, fianco a fianco con i pazienti diabetici e con altri volontari, indosseranno tuta e scarpe da ginnastica e si metteranno in marcia per un percorso a tappe di quattro giorni che attraverserà la Nurra, toccando alcuni tra i più suggestivi paesaggi della Sardegna, partendo dall’Argentiera, passando per Stintino, l’isola dell’Asinara, Porto Ferro e Porto Conte, per un totale di circa 100 chilometriAccanto a loro, testimonial dell’iniziativa come in altre precedenti edizioni, sarà anche il direttore della Ats-Assl di Oristano Mariano Meloni.

 

Ogni giornata si aprirà con un briefing in cui i diabetologi individueranno la terapia insulinica personalizzata che i marciatori diabetici dovranno praticare a ogni pasto in relazione al calcolo dei carboidrati e all'attività fisica da svolgere. Sarà compilato un diario di viaggio personalizzato, che permetterà di rilevare come nei soggetti affetti da diabete l'attività fisica permetta di migliorare la sensibilità insulinica. Ogni due ore di cammino è prevista una sosta di mezz'ora per verificare l'andamento delle glicemie ed apportare eventuali correzioni nel dosaggio dell'insulina. Al termine della giornata saranno elaborati e discussi tutti i dati raccolti nei diari personalizzati, in cui saranno annotati i dati relativi alla terapia ed al regime alimentare adottati.

Nella quattro giorni si testerà come il movimento sia capace di incidere positivamente sulla terapia e sulla qualità della vita delle persone con diabete. Gli studi epidemiologici condotti su pazienti insulino-dipendenti hanno infatti dimostrato che esiste un rapporto inversamente proporzionale tra attività fisica e complicanze microvascolari, molto comuni nei soggetti diabetici e che i pazienti che effettuano un allenamento regolare vivono più a lungo di quelli inattivi.

 

Ma lo storico appuntamento del Servizio di Diabetologia della Assl di Oristano servirà anche a richiamare l’attenzione sull’importanza del movimento come strumento di prevenzioneIl diabete di tipo 2 negli ultimi vent'anni ha subito un incremento inarrestabile a causa di un eccesso alimentare associato a una scarsa o nulla attività fisica. La sedentarietà è una delle principali cause di morte prevenibile a livello mondiale ed il più insidioso fattore di rischio, oltre che per il diabete, anche per lecardiopatie ischemiche, gli ictus, il cancro del colon e del seno. E poi ancora ipertensione, osteoporosi, tromboflebite, morbo di Alzheimer e disturbi come depressione ed ansia: malattie che nel complesso riducono notevolmente la prospettiva di vita. Di contro, è stato calcolato che praticare regolarmente attività fisica significa guadagnare almeno sei anni di vita.

 

Non è un caso che l’iniziativa nasca a Oristano, provincia che registra circa 9.000 casi di persone affette da diabete di tipo 1 o 2 – una delle percentuali più alte d’Italia – dove esiste ancora una larga fetta di popolazione a cui la malattia non viene diagnosticata. Un rischio, questo, perché i soggetti che non sanno di aver sviluppato la malattia continuano ad adottare stili di vita sbagliati, sia per ciò che riguarda il regime alimentare che il movimento.

Per far emergere i casi di pazienti non diagnosticati ed intercettare i soggetti a rischio, così da correggere il loro stile di vita prima che evolva nella malattia, negli anni scorsi la ex-Asl di Oristano insieme a quella di Lanusei, aziende pilota a livello regionale, aveva promosso uno screening attraverso un questionario distribuito da medici di famiglia, farmacie, ambulatori di Igiene pubblica e servizi ospedalieri di Diabetologia e Cardiologia a tutte le persone consenzienti dai 35 anni in poiDalle oltre 6000 schede raccolte era emerso che l'81% dei partecipanti all'indagine erano ad alto rischio di contrarre la malattia. Pressione alta, familiarità con pazienti diabetici, sedentarietà, obesità e sovrappeso i fattori di rischio più presenti fra la popolazione oristanese, peraltro prevenibili attraverso l'adozione di stili di vita corretti.

 

«La vera arma per vincere questa malattia, prima ancora che farmacologica, è culturale – è il messaggio dei diabetologi oristanesi – occorre un radicale cambiamento nel nostro stile di vita, che passi per un'alimentazione più sana e soprattutto per una costante attività fisica. Questo è il messaggio della nostra ultramaratona, che ci piacerebbe non si limitasse a quattro giorni all’anno, ma entrasse nella quotidianità di ciascuno».

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