Malattie infiammatorie croniche dell’intestino: presto un tavolo per definire i Pdta
  • Ven, 21/04/2017 - 14:51

Il futuro dei 3.230 sardi che convivono con una Malattia infiammatoria cronica dell'intestino (malattia di Crohn e Colite Ulcerosa) potrebbe passare dall'istituzione di un tavolo di lavoro regionale che metterà insieme istituzioni, professionisti sanitari e associazioni di tutela dei pazienti con l'obiettivo di predisporre dei Percorsi Diagnostici Terapeutici Assistenziali (PDTA) ottemperando così a quanto stabilito, nel 2015, dalla Conferenza Stato Regioni. Ad anticipare la creazione di questo tavolo è stato l'assessore regionale alla Sanità Luigi Benedetto Arru in una lettera inviata ai partecipanti al Convegno “Le nuove sfide nella gestione delle MICI: dall'età pediatrica all'adulto e il problema della transizione”, in programma oggi e domani a Cagliari.

Le Malattie infiammatorie croniche dell'intestino (MICI) – malattia di Crohn e Colite Ulcerosa – riguardano tra i 150mila e i 200mila italiani e la loro incidenza nella popolazione è in aumento, con particolare riguardo alle fasce più giovani. Allo stato attuale non esistono cure definitive per queste patologie che condizionano fortemente la quotidianità dei pazienti, determinando in molti casi invalidità permanenti e penalizzando profondamente la qualità di vita.

La predisposizione dei PDTA, finora inapplicati in Sardegna, potrebbe segnare una rivoluzione nel trattamento delle MICI perché limiterebbe la mobilità passiva dei pazienti offrendo percorsi terapeutici nella propria regione e garantirebbe cosi un'assistenza migliore realizzando, al tempo stesso, un risparmio in capo al Sistema Sanitario Nazionale.

In assenza di una cura definitiva risultano infatti determinanti la tempestività della diagnosi – una malattia diagnosticata precocemente risulta meno aggressiva – e l'esistenza di percorsi e strutture ad hoc che garantiscano un approccio multidisciplinare nel trattamento della patologia.

Nel corso del Convegno è stata inoltre ribadita la necessità di istituire al più presto un registro nazionale delle persone con MICI"Il prossimo obiettivo è quello di arrivare in tempi brevi alla definizione di un registro nazionale che stabilisca con precisione il numero delle persone affette da una malattia infiammatoria cronica intestinale", ha affermato Giammarco Mocci, responsabile scientifico del Convegno. "Le stime approssimative realizzate in questi anni non consentono di definire l'entità del problema e di conseguenza ne pregiudicano una conoscenza completa e costituiscono un limite all'approccio metodologico a queste patologie che sulla base di alcune evidenze sembrano essere in aumento nella popolazione italiana. Conoscere una patologia nella sua esatta dimensione è uno dei primi passi nella lunga e difficile strada che porta al perfezionamento delle terapie e all'individuazione di cure sempre più mirate".  Secondo i dati raccolti dall'associazione nazionale AMICI Onlus, da anni impegnata nella tutela dei pazienti, sulla base dei codici di esenzione gli italiani affetti da una delle due patologie (malattia di Crohn e Colite Ulcerosa) sarebbero compresi tra i 150.000 e i 200.000. Un registro nazionale che fissi il numero reale potrebbe orientare ulteriormente l'approccio a queste patologie, migliorare la progettazione dei percorsi di cura e aprire la strada a studi epidemiologici offrendo un assist importantissimo alla ricerca medico-scientifica.

"AMICI, come associazione di tutela dei pazienti, non può che accogliere con favore la creazione di un tavolo che riunisca i diversi attori coinvolti nel trattamento delle MICI e le istituzioni per applicare concretamente i PDTA", ha spiegato Salvo Leone, direttore di AMICI Onlus, associazione nazionale senza fini di lucro presente in 15 regioni che riunisce persone affette da Colite Ulcerosa e Malattia di Crohn e i loro familiari. "Da anni ci battiamo perché questi percorsi vengano estesi sempre di più in modo da garantire un'assistenza capillare, migliori standard di cura e soprattutto una riduzione dei disagi per le persone che convivono con queste patologie".

 

 

 

 

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