Lesioni midollari: specialisti nella gestione delle paraplegie a congresso
  • Mer, 14/05/2014 - 11:06

In Italia, secondo i dati del ministero della Salute, vivono circa 70 mila persone con disabilità colpite da lesione spinale e l’80% di queste ha un’età compresa tra i 20 e i 40 anni. Si stima che ogni anno vi siano 50 nuovi casi per milione, quindi oltre 2 mila persone. "Queste patologie hanno un costo sociale considerevole: ricoveri, riabilitazioni, farmaci, assistenza domiciliare, presidi, assistenza sanitaria continua, diminuita capacità lavorativa ed un impatto umano altissimo. Negli ultimi anni la numerosità dei casi tende a diminuire grazie all’adozione dei caschi e delle protezioni per ciclisti, motociclisti, sciatori, ma c’è ancora molto da fare sia sulla prevenzione sia per garantire la migliore qualità e autonomia di vita a chi è colpito conclude l’esperto”, spiega Guido Molinero, responsabile del reparto di Medicina Fisica e riabilitazione degli Ospedali Riuniti di Bergamo, alla vigilia del ventiseiesimo Congresso nazionale Somipar, Società medica italiana paraplegia, di scena da domani, 15 maggio al 17 maggio al Centro Congressi di Bergamo. La Somipar è una società scientifica multidisciplinare che ha al centro della propria attenzione la salute, il recupero funzionale e la qualità di vita delle persone che hanno una lesione del midollo e che si occupa di tutto ciò che ha a che fare con le alterazioni funzionali e motorie, soprattutto post traumatiche. Le necessità di questi pazienti sono diverse a seconda della sede e della completezza della lesione con conseguente invalidità che vanno dalla paraplegia alla tetraplegia con la necessità di un approccio multi-specialistico alle diverse problematiche fisiche, psicologiche, familiari e sociali che le persone devono affrontare e all’imprescindibile necessità di confronto tra discipline mediche.

“Il congresso", spiega Oreste Risi, responsabile dell’unità dipartimentale di Neuro-Urologia ed Urodinamica dell’Ospedale di Treviglio e, insieme Molinero, tra gli organizzatori del congresso, "ha un focus specifico sugli aspetti urologici (incontinenza, ritenzione urinaria, infezioni urinarie) e andrologici (deficit erettile) e del dolore”.

“La vescica iperattiva, che  potrebbe causare incontinenza urinaria da urgenza", prosegue Risi, "è molto frequente in questi soggetti ed il trattamento con farmaci che “bloccano” la contrazione vescicale può portare ad un aumento della ritenzione urinaria e quindi alla necessita di utilizzare dei cateteri ad intervalli per svuotare la vescica". Una complicanza legata a tale manovra è l'infezione ricorrente delle vie urinarie con il conseguente utilizzo dell’antibioticoterapia che, alla lunga, crea delle resistenze per cui il soggetto potrebbe non rispondere alle normali terapie antibiotiche. Da qui la necessità di trovare strategie terapeutiche alternative.

La prima esigenza è quindi quella di prevenire le infezioni e le loro conseguenze che portano a cistiti ricorrenti o croniche con presidi che, per la loro natura e composizione, possono essere impiegati anche per lunghi periodi senza controindicazioni. Con questi obiettivi è stata quindi impiegata un’associazione di acido ialuronico e condroitin-solfato attraverso instillazioni all’interno della vescica che ha dimostrato un’ottima efficacia nel combattere le diverse forme di cistite e di favorire il miglioramento dei sintomi e in particolare del dolore” conclude lo specialista. Conferma dell’efficacia dell’associazione acido ialuronico e condroitin-solfato arriva anche da un recente studio, condotto dal team di Damiano, pubblicato sulla rivista ufficiale dell’Associazione Europea di Urologia, European Urology che ha dimostrato che la somministrazione intravescicale di acido ialuronico in associazione con condroitin-solfato (IALURIL®) riduce il tasso di cistiti ricorrenti dell’86% e interrompe la ricorrenza di questo disturbo nel 48% dei soggetti trattati. Questa associazione inoltre è preferibile per la prevenzione delle cistiti croniche ricorrenti rispetto agli antibiotici sia per il miglioramento della sintomatologia che per gli effetti avversi associati all’uso degli antibiotici.

 

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