Le ulcere della cute, una patologia sottovalutata
  • Gio, 12/03/2015 - 11:50

Le ulcere cutanee sono espressione di una serie di quadri clinici spesso molto difficili da curare e perciò di elevato significato sociale, sia in termini di spesa pubblica assistenziale, che in perdita di giornate lavorative.
La loro prevalenza nei Paesi Occidentali è inoltre destinata ad aumentare in relazione all'allungamento della vita media, in quanto varia tra lo 0,3% a 60 anni e l'1% a 65, fino a raggiungere il 5% a 90 anni.
Un altro elemento caratteristico delle ulcere cutanee è rappresentato dalla tendenza alla recidiva, stimabile in circa il 67% dei casi. Questo evidenzia il carattere sociale del problema ed è reso ancora più significativo dalla scarsa tendenza alla guarigione. Il 20% delle lesioni sono ancora aperte dopo 2 anni dalla loro comparsa e l'8% non risultano guarite dopo 5 anni, fino ad arrivare ad un drammatico 45% dei pazienti la cui ulcera data ormai da oltre 10 anni.
Le cifre sono veramente impressionanti: in Italia si stima che circa 2 milioni di persone siano portatrici di lesioni ulcerative della cute, con un costo annuo per il SSN di circa 900 milioni di euro, pari quasi al costo della cura di tali lesioni negli USA ( un miliardo di euro per una popolazione che ammonta a 5 volte quella italiana).
Nel nostro Paese si calcola inoltre la perdita di circa 500 mila giornate lavorative a causa delle lesioni ulcerative cutanee. La cura di tali lesioni avviene generalmente a domicilio, grazie al medico curante, a personale infermieristico, spesso non adeguatamente formato e con la saltuaria consulenza dello Specialista, in quanto quasi ovunque mancano servizi e centri dedicati, linee guida regionali, chiari e definiti percorsi terapeutici.
Il paziente è spesso disorientato, sia per la mancanza di servizi dedicati, che per trattamenti terapeutici ripetitivi ed inefficaci. Il vagare per ambulatori comporta allungamenti delle liste d'attesa e considerevoli aumenti dei costi di trattamento. L'ulcera cutanea diventa quindi una maledizione biblica, il triste inevitabile destino del povero paziente anziano spesso allettato e della sua famiglia, con grave impatto psicologico negativo, con dolore, con ridotta autonomia, con grave frustrazione per l'umiliante compromissione della propria immagine corporea.
La storia dell'approccio razionale alle lesioni ulcerative cutanee, inizia nel 1967 con il fondamentale lavoro del patologo americano Winther. L'ulcera viene considerata come un organismo con caratteristiche biologiche ben precise. Viene ribaltata la teoria dell'essicamento del fondo della lesione a favore della creazione di un microambiente, nell'interfaccia ulcera medicazione, dotato di adeguata umidità, temperatura e tensione d'ossigeno. Nasce così la Vulnologia, che partendo dalla biologia molecolare, dall'anatomia patologica e dalla fisiopatologia delle lesioni ulcerative, propone le linee guida  per il corretto approccio terapeutico alle ulcere cutanee.
L'evoluzione del pensiero vulnologico ha portato sensibili miglioramenti anche nei presidi terapeutici che comprendono le “medicazioni avanzate”, medicamenti atti a mantenere le caratteristiche del microambiente sul fondo dell'ulcera,  mezzi di stimolazione biomeccanica per promuovere la crescita tissutale, fino alle nanotecnologie e alla bioingegneria.
Ma la moderna Vulnologia ha soprattutto evidenziato l'esigenza dell'approccio multidisciplinare al paziente con ulcere della cute che, soprattutto nell'età avanzata presenta carenze immunitarie e nutrizionali tali da farlo configurare come “paziente fragile”.
Nei centri avanzati sono nati quindi dei gruppi polispecialistici che hanno consentito di trattare anche ulcere difficili di quarto grado.
Ma è soprattutto fondamentale un'adeguata diffusione capillare fra i diversi attori del trattamento terapeutico delle ulcere, di linee guida condivise e di un continuo scambio di esperienze, la promozione di una cultura vulnologica senza  la quale il costo umano ed economico aumenterà continuamente a scapito della qualità dell'assistenza e non sarà possibile eradicare il fatalismo che spesso accompagna tali patologie.

Salvatore Pio Berutti

 

Salvatore Pio Berutti è specialista di Chirurgia Generale e Chirurgia Oncologica dell'Asl di Sanluri e Asl 8 di Cagliari. Fino al 2013 è stato segretario regionale dell'Aiuc, Associazione italiana ulcere cutanee.


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