La ricerca scientifica al servizio degli atleti, Migliaccio illustra lo Sport Science Lab
  • Mer, 07/09/2016 - 14:46

 

Un connubio tra sport e scienza per migliorare le performance degli atleti. Un laboratorio internazionale che riesce a coniugare teoria e pratica sportiva per riuscire a far raggiungere agli atleti di tutto il mondo livelli di eccellenza. E' la ricerca applicata allo sport di cui Gian Mario Migliaccio, dottore di ricerca in Scienze dello Sport, si occupa con successo ormai da alcuni anni. 

Un laboratorio dello sport e della ricerca. Cos'è e come nasce lo Sport Science Lab?

Anni fa il Coni Sardegna aveva avviato un progetto di ricerca scientifica denominato “laboratorio dello Sport” che il Presidente Gianfranco Fara mi ha chiamato a dirigere. Abbiamo fatto, in quattro anni, 96 ricerche scientifiche, 46 pubblicate, coinvolgendo 84 ricercatori internazionali, oltre 600 atleti ed allenatori. Un successo straordinario. In questo progetto abbiamo anche avviato una formazione avanzata per tecnici internazionali, in inglese. Questa serie di iniziative ha dato la possibilità di crescere a tante persone dello staff e da questo risultato sono nate opportunità internazionali che abbiamo colto. La Società Inglese Sport Science Lab che si occupa di atleti di élite mi ha chiamato per seguire Atleti del Nuoto dell’Ucraina e abbiamo qualificato cinque nuotatori per Rio 2016, non male.

Giusta alimentazione e sport. Quali sono gli alimenti che non possono mancare e quali quelli da evitare? 

Seguendo gli atleti di alto livello ho visto che le abitudini alimentari sono completamente errate. Si tende a mangiar male, in termini di quantità, nutrienti ed orari, e cercare di “aggiustare” con gli integratori. Questa è una prassi completamente sbagliata, noi facciamo fare ad inizio stagione durante i Cam un "diario alimentare” per ogni atleta dove indichiamo non solo cosa-quando-come mangia ma anche gli allenamenti, le intensità e i dispendi energetici. Sui risultati della settimana passiamo le giornate con il collega nutrizionista per vedere come intervenire per riordinare l’alimentazione in maniera corretta. Solo se è veramente necessario si decide di reintegrare, magari per la disidratazione è più pratico, ma non per i macronutrienti fondamentali.

 

Performance sportive. Mente, corpo o cuore: quali sono i fattori che più di tutto incidono e quali leve bisogna attivare per arrivare a un miglioramento?

Come in ogni settore abbiamo un primo periodo di progressivo miglioramento, che per gli atleti si misura in anni. A partire dalle ultime categorie delle fasce giovanili, Juniores o under 18, abbiamo già raggiunto un 90% delle potenzialità, ed infatti molti atleti vincono campionati Mondiali o Olimpiadi. Ottenere miglioramenti da quel momento in poi è possibile ma estremamente complicato, non a caso una enorme quantità di atleti, soprattutto negli sport individuali, abbandona una volta fatto il passaggio nelle categorie degli assoluti. Il motivo non è però da ricercare nella fisiologia ma bensì nelle competenze. Fino a quel momento l’allenatore godeva di successi costanti e progressivi, e non aveva bisogno di nessuno, o quasi. Quando il miglioramento si riduce ad un paio di punti percentuali significa vincere o perdere per decimi di secondo o alle Olimpiadi per centesimi. 

A questo livello conta tutto. Gli adattamenti fisiologici che prima venivano divisi in compartimenti (aerorbic, anaerobico) ora vengono studiati più a fondo con test specifici sul metabolismo, con analisi elettromiografiche di superficie nelle contrazioni muscolari e così via. I miglioramenti sulla tecnica vengono passati ad analisi di Biomeccanica anche in 3d dove ogni componente viene studiata, analizzata e corretta. I miglioramenti sul piano energetico vengono fatti partire dalla nutrizione, sempre più adattata al singolo atleta ed alle sue specifiche esigenze energetiche. E poi la mente, spesso trascurata, viene inclusa nell’allenamento con appositi programmi di mental training. Un atleta che punta al vertice del mondo non ha più un allenatore ma uno staff di professionisti e un allenatore che gestisce una macchina sempre più perfetta, ma delicata.

 

Avviamento dei bambini allo sport: come scegliere la disciplina giusta. 

I bambini che andranno alle Olimpiadi 2024 hanno oggi 10/12 anni, troppo grandi. Una nazione che vuole davvero vincere alle Olimpiadi deve “ridisegnare il futuro” partendo dai 3 anni, dove le attività scolastiche siano concepite per dare gli stimoli motori che servono per ogni fascia di età, e questo partendo da professionisti che sappiano fare quello che serve, e non solo il gioco che piace.

 

In questo mondo dove la competizione e le prestazioni sono spinte oltremisura quali sono e restano, secondo lei, i principi fondanti dello sport?

Alcune forzature, purtroppo riprese dai media e valorizzate, fanno perdere di vista i valori della Carta Olimpica dove il rispetto dell’avversario, la dedizione, l'impegno e l’obiettivo da raggiungere è sempre in primo piano. Ma attenzione questo non vuol dire “vincere” ma anche solo e semplicemente “avercela fatta” con se stessi, quando messi davanti ad una prova che sia nuoto o corsa o canoa o basket, il bambino si impegna per dare il suo massimo, senza abbandonare e mettendoci tutta la passione e l’entusiasmo che può. E poi lo sport insegna una cosa che la vita richiede: insegna a perdere. Ed un bambino che capisce che quando “perde” può rifarcela, mettendoci più impegno e ripartendo dagli errori sarà un adulto che anche nel suo lavoro saprà che quando le cose non vanno bene, si può ripartire e cambiare la situazione.

 


Contenuti correlati