In Italia ogni anno 100mila fratture del femore dovute a fragilità ossea
  • Lun, 15/09/2014 - 15:02

Tra le conseguenze del progressivo invecchiamento della popolazione, l’osteofragilità è un problema dal crescente impatto socioeconomico. In Italia le fratture del collo del femore legate all’osteoporosisono attualmente 100mila ogni anno, con un incremento rispetto al 2000 di circa il 30%, un costo complessivo per frattura di oltre 13mila euro e un tasso di mortalità, entro il primo anno dal trauma, pari al 20%. Un trend simile si registra anche in Venetodove, parallelamente all’aumento della popolazione anziana (oltre un milione gli over 65enni), nell’ultimo decennio lefratture di femore sono passate dalle oltre 4.800 dell’inizio degli anni Duemila alle quasi 6mila di oggi. C’è peraltro da precisare un aspetto rilevante e cioè che, seppure il numero assoluto di fratture in Veneto è cresciuto, la loro incidenza, cioè il numero di fratture rapportato all’ampiezza della popolazione con più di 65 anni, si è ridotta di circa il 20%.

“L’osteoporosi è una malattia prevalentemente femminile, poiché la forma post menopausale è la più frequente”,spiega Roberto Lovato, Responsabile del Centro Osteoporosi e Malattie Metaboliche dell’Osso della Casa di Cura Villa Berica di Vicenza, prima struttura sorta nel vicentino con la specifica vocazione di dedicarsi alle patologie osteofragilizzanti, che a breve festeggerà 25 anni di attività sul territorio.

“In provincia di Vicenza – continua Lovato –sono 88mila le donne con più di 65 anni e il 30% di loro, sulla base dello studio ESOPO, è etichettabile come osteoporotica. Questo è, infatti, l’identikit di chi accede al nostro Centro e la tipologia di paziente sulla quale deve concentrarsi la ricerca di alcuni fattori chiave: fragilità ossea, uso di farmaci dannosi per le ossa, fumo, basso peso corporeo, storia personale e/o familiare di pregresse fratture. Analizzando tutti questi elementi, è oggi possibile fare una stima personalizzata del rischio di frattura, per poi decidere se iniziare uno specifico trattamento. Nelle persone più anziane (la maggiore quota di fratture si colloca oltre i 75 anni) gioca un ruolo essenziale non solo la terapia farmacologica, ma anche un’adeguata strategia di abitudini quotidiane utili a prevenire il pericolo di caduta. Oggi i farmaci possono ridurre del 50-60% il rischio di frattura, ma devono essere assunti per anni e senza interruzioni. Ecco perché è importante identificare con scrupolo i pazienti che hanno veramente necessità di un trattamento sulla base della stima del rischio di frattura. A questo proposito, la Regione Veneto si è molto impegnata in un processo di razionalizzazione dei percorsi diagnostico-terapeutici”.

“Oggi, per far fronte all’osteoporosi –aggiunge Lovato – disponiamo di strumentazioni all’avanguardia. In particolare, i software applicativi dello strumento a raggi X sono stati di recente implementati con specifiche funzionalità in grado di misurare la mineralizzazione ossea, oltre che in termini quantitativi, anche in termini qualitativi, permettendoci così di valutare non solo la quantità di calcio presente nell’osso, ma anche come esso è distribuito a livello della micro architettura trabecolare”.

 

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