Ipercolesterolomia familiare

La parola colesterolo proviene dal greco chole (bile) e stereos (solido), ed è indispensabile per la vita animale. Solo una piccola parte (in media 0,1 fino 0,3, massimo 0,5 grammi) viene assunta con l'alimentazione, in particolare da sorgenti animali, mentre la maggior parte del metabolismo del colesterolo avviene nel fegato. Il colesterolo, così come i trigliceridi e i fosfolipidi, è insolubile in ambiente acquoso, circola nel sangue sottoforma di lipoproteine, cioè la combinazione con una proteina, ed è veicolato attraverso i vasi verso i tessuti.
Tre lipoproteine sono particolarmente importanti:
VLDL (lipoproteine a densità molto alta) che trasportano prevalentemente trigliceridi;
LDL (lipoproteine a densità bassa);
HDL (lipoproteine a densità alta) che trasportano prevalentemente colesterolo.

Mentre le LDL cedono il colesterolo ai tessuti dopo essersi legate ad un recettore (LDLR), le HDL rimuovono quello in eccesso dal plasma e lo trasportano al fegato dove viene eliminato (una parte viene eliminata con la bile).
Fino a quando il livello di tutti questi lipidi rimane a livelli fisiologici non vi sono problemi, nel momento in cui per qualsiasi ragione i livelli diminuiscono o aumentano in maniera permanente allora ci si trova di fronte a stati patologici, che spesso coinvolgono il sistema cardio e cerebrovascolare. In particolare, una misura del colesterolo LDL, di quello HDL e del colesterolo plasmatico totale, oltre che dei trigliceridi, permette una buona definizione del rischio di sviluppare una malattia vascolare, in modo particolare a livello cardiaco per il danno a carico delle arterie coronariche.

Cosa sono le Ipercolesterolemie Familiari?
Le Ipercolesterolemie Familiari sono malattie genetiche, derivano cioè da un’alterazione genetica ereditata da uno o ambedue i genitori. Determinano livelli di colesterolo LDL circolanti elevati in maniera permanente e ne favoriscono il deposito a livello dei tessuti.
È importante sottolineare che le forme familiari non devono essere confuse con le ipercolesterolemie dovute, per esempio, ad un’alimentazione troppo ricca di componente lipidica.
Si riconoscono due varianti di Ipercolesterolemia Familiare, quella eterozigote (HeFH) e quella omozigote (HoFH), con una diffusione molto diversa.
È importante sottolineare che la HeFH e la HoFH sono molto più frequenti nei gruppi di popolazione chiusi, in cui è alto il tasso di matrimoni tra consanguinei. Il caso più noto e macroscopico è quello degli Afrikaaners del Sudafrica: tra gli olandesi bianchi emigrati alla metà del XVIII secolo e là rimasti, la frequenza di HeFH è di circa 1 caso ogni 100 e quella di HoFH di 1 ogni 30 mila.

L'Ipercolesterolemia Familiare Eterozigote (HeFH) è una dislipidemia ereditaria caratterizzata da un aumento isolato e permanente dei livelli di lipoproteina a bassa densità (LDL).
Ha una frequenza elevata, tra 1:500 e 1:300 nella popolazione mondiale: in pratica si stima una prevalenza tra 14 e 34 milioni di persone.

L'Ipercolesterolemia Familiare Omozigote (HoFH) è una malattia che può essere definita molto rara (1:1.000.000), dato che per malattia rara si intende una patologia che sia presente in un individuo ogni 2.000, con esordio anche molto precoce nell’infanzia.
In Italia si pensa che il numero di soggetti affetti da HoFH sia attorno a 60-70 persone.

Qual è la causa delle Ipercolesterolemie Familiari?
La causa risiede in un’alterazione dei geni che determina una deficienza parziale o totale dell’attività dei recettori deputati alla rimozione del colesterolo LDL (LDL-R), oppure geni che comunque determinano un alterato legame col recettore.
La HeFH si trasmette alla metà della prole se uno dei due genitori è portatore della mutazione e ha le manifestazioni di malattia. La HoFH si trasmette al 25% della prole se entrambi i genitori sono portatori dell’allele mutato.

Come si pone una diagnosi corretta di Ipercolesterolemia Familiare?
Per porre una diagnosi corretta di FH e, ancor più, di HoFH, è necessario raccogliere un’accurata storia familiare, la storia personale, ovviamente il profilo lipidemico e la presenza di manifestazioni cliniche, cioè rilevabili alla visita del paziente:
- livelli molto elevati di colesterolo che non migliorano o migliorano solo  parzialmente alla terapia con i comuni farmaci usati in questi casi (statine, resine etc.);
- segni fisici dovuti ad un accumulo di lipidi a livello tessutale che includono: xantomi, ispessimento dei tendini, xantelasmi sopra le palpebre;
­- malattia cardiovascolare in un soggetto giovane, con possibile danno  anche delle valvole cardiache;
- storia familiare in cui, oltre al paziente, anche altri membri hanno avuto  (hanno) ipercolesterolemia o malattie cardiovascolari in giovane età.
Infine è raccomandata la conferma genetica, con test molecolari adeguati, ma l’accertamento del difetto genetico non è sempre possibile.

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