Intolleranza al lattosio, test genetico in farmacia
  • Lun, 16/12/2013 - 15:06

Un innovativo test genetico (Lactease©) per scoprire in modo semplice e rapido se si è predisposti all’intolleranza al lattosio, e poi un integratore alimentare, a base di lattasi, l’enzima necessario alla digestione del lattosio, per neutralizzare i disturbi legati all’intolleranza e tornare ad assumere senza problemi il latte e i suoi derivati, elementi imprescindibili per una dieta equilibrata. Crinos e g&life rendono disponibili direttamente in farmacia sia il test genetico, sia l’integratore alimentare di lattasi: quest’ultimo sarà commercializzato in due differenti formulazioni, una delle quali studiata specificamente per i pazienti pediatrici. Il test contiene infatti un tampone buccale che consente un’inedita semplicità d’utilizzo, soprattutto nei bambini, per i quali il breath test è di difficile esecuzione. Le caratteristiche dei nuovi prodotti, e l’impatto individuale e sociale dell’intolleranza al lattosio, sono stati illustrati questa mattina a Milano, nel corso di una conferenza stampa alla quale ha partecipato un nutrito board di specialisti.

“I dati di letteratura – ha detto Paolo Gasparini, primario della S.C. di Genetica Medica dell'I.R.C.C.S Burlo Garofolo di Trieste, titolare della cattedra di Genetica Medica dell'Università di Trieste e co-fondatore e Advisor scientifico di g&life Spa – indicano che circa il 50-60% degli italiani ha una predisposizione all'intolleranza al lattosio. I nostri dati ci dicono che il 75% non sa di esserlo, perché i sintomi sono così variabili che spesso non fanno sospettare un'intolleranza. Un test genetico, rapido e di semplice esecuzione come Lactease, permette di conoscere con facilità la predisposizione a un deficit di lattasi, e così consentirà di migliorare la qualità di vita dei bambini e di coloro che presentano una sintomatologia atipica o poco severa”.

Le caratteristiche fisiopatologiche della latto-intolleranza sono state illustrate dal dottor Edoardo Savarino, ricercatore del Dipartimento di Scienze Chirurgiche, Oncologiche e Gastroenterologiche dell’Università degli Studi di Padova: “L’intolleranza al lattosio comune causa di sintomi gastro-intestinali, può essere primitiva,  cioè conseguente a un deficit congenito di produzione di lattasi, o secondaria, e manifestarsi quindi in età prescolare-scolare, in seguito a progressiva riduzione di produzione dell’enzima stesso. È presente anche una variante transitoria post-infettiva, che in genere regredisce in 3-4 mesi. Nell’Europa del Nord la prevalenza è del 10-20%, con aumento progressivo spostandosi verso il sud, tanto che nel Sud Italia può arrivare persino al 70%. La diagnosi – ha aggiunto Savarino – si basa principalmente su metodi non invasivi: il test del respiro all’idrogeno (breath test) è quello sinora più diffuso, ma presenta alcuni limiti diagnostici e pratici, tra l’altro perché solo pochi bambini riescono a eseguire questo esame. Oggi, dunque, un test predittivo in forma di tampone buccale si aggiunge all’offerta dedicata ai pazienti”, venendo quindi a rispondere a esigenze finora insoddisfatte.

“In caso di intolleranza – ha chiarito, con riguardo alla fase della terapia, Elisa Marabotto del reparto universitario di Gastroenterologia dell'Azienda Ospedaliera Universitaria San Martino di Genova – l’unica cura possibile consiste nell’eliminazione o nella riduzione del lattosio dalla dieta. Ma una più pratica e semplice alternativa è rappresentata dall’utilizzo di integratori alimentari a base di lattasi. Infatti, eliminare il lattosio dalla dieta non è in realtà così semplice come può sembrare, basti pensare che il lattosio è presente anche come additivo negli alimenti e nei farmaci: addirittura in più del 20% dei farmaci che richiedono ricetta medica e nel 6% circa dei farmaci da banco, e anche negli integratori alimentari”. E infatti il problema è tanto sentito dai pazienti, da ripercuotersi sul lavoro delle strutture sanitarie specialistiche: “Nel centro di Gastroenterologia Universitaria del Dipartimento di Medicina Interna di Genova e del Dipartimento di Chirurgia, Oncologia e Gastroenterologia di Padova – ha proseguito Marabotto – afferiscono, per valutare una possibile intolleranza al lattosio, circa 20 pazienti a settimana, con conseguente notevole carico di lavoro dal punto di vista ambulatoriale”.

In conclusione un disturbo diffuso, ma per il quale non esistevano sinora risposte adeguate, soprattutto nell’area della diagnostica di prima istanza e dell’automedicazione. Una carenza confermata anche dai dati dell’IMS Health, presentati in conferenza stampa da Filippo Boschetti: “Alla luce dei dati di prevalenza conosciuti, si può stimare che in Italia ci siano circa 30 milioni di persone che hanno ‘problemi’ con il lattosio".

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