Indagine su pazienti con fibrillazione atriale sotto terapia anticoagulante
  • Gio, 19/07/2018 - 12:29

I risultati di un’indagine condotta in cinque Paesi su 902 soggetti con Fibrillazione Atriale (FA) confermano l’importanza del dialogo medico-paziente nell’informare relativamente alla possibilità di inattivazione delle terapie anticoagulanti in eventuali situazioni d’emergenza.

La Fibrillazione Atriale è l’aritmia cardiaca più diffusa nel mondo e aumenta di cinque volte il rischio di ictus. Gli anticoagulanti riducono la capacità di coagulazione del sangue, quindi, il rischio di formazione di trombi e quello di ictus. Tuttavia in situazioni d’emergenza, ad esempio, qualora si dovesse procedere con un intervento chirurgico di emergenza, o in caso di emorragia che possa mettere a repentaglio la vita del paziente, può rendersi necessario inattivare rapidamente l’anticoagulazione.

 

I pazienti con FA interpellati nell’indagine sono consapevoli delle possibili complicanze legate alla terapia cui sono sottoposti in una situazione d’emergenza (89%), ma oltre la metà (51%) non ricorda di aver discusso con il proprio medico la possibilità di bloccare l’effetto anticoagulante in una simile evenienza. Eppure il 78% preferirebbe avere le informazioni sull’inattivazione direttamente dal proprio medico curante, rispetto ad altre possibili fonti.

 

“Innanzitutto è fondamentale che chi è affetto da FA comprenda l’importanza dell’anticoagulazione e il suo ruolo nel prevenire gli ictus. Tuttavia, emerge chiaramente dai risultati del sondaggio che, avere maggiori informazioni su come inattivare l’effetto della terapia anticoagulante in una situazione di emergenza, è altrettanto importante per i pazienti. Ciò evidenzia la necessità che i medici affrontino l’argomento nell’ambito del dialogo costante con i loro pazienti affetti da FA” - ha commentato Nicoletta Reale, Presidente di Alice Italia Onlus.

 

Ecco alcuni risultati salienti dell’indagine condotta su 902 soggetti con FA:

Il 64% di loro ha dichiarato che sarebbe ‘tranquillo, si preoccuperebbe meno della propria salute’ se sapesse che   l’effetto dell’anticoagulante che assume può essere inattivato in caso d’emergenza;
Quasi 1 su 4 (23%) ha indicato che si sentirebbe ‘sicuro’ se sapesse dell’esistenza di un farmaco che può inattivare l’effetto anticoagulante della propria terapia in un’emergenza;
Il 31% ha dichiarato che permetterebbe loro di vivere una vita più attiva.

 

I dati italiani:

 

Il 91% del campione (200 pazienti) è consapevole delle potenziali complicazioni causate dal trattamento con anticoagulante e il 52% dichiara che, pensando alla possibile emorragia, il sentimento prevalente, è quello della paura.
Dall’indagine è emerso che l’85% del campione italiano ritiene sia molto importante essere informati circa la possibilità di bloccare l’effetto emorragico in caso di emergenza, mentre ben il 32% dichiara che la possibilità di reversione genera fiducia.

 

“E’ fondamentale che chi soffre di FA continui la terapia anticoagulante che gli è stata prescritta, in quanto riduce il rischio di ictus correlati ad essa. Nel caso siano preoccupati delle implicazioni della loro terapia, in quelle rare situazioni d’emergenza, ad esempio, in caso di incidente, dovrebbero discuterne apertamente con il proprio medico curante” ha dichiarato Waheed Jamal, Corporate Vice President & Responsabile Medicina Cardiometabolica di Boehringer Ingelheim.

Disegno dell’Indagine

Indagine condotta online da Branding Science, società indipendente di ricerche di mercato, per conto di Boehringer Ingelheim in cinque Paesi, svoltasi tra ottobre e novembre 2017 in pazienti con diagnosi di FA a cui era stata prescritta una terapia anticoagulante per la prevenzione dell’ictus.

L’indagine ha cercato di valutare l’atteggiamento dei pazienti nei confronti dell’anticoagulazione e della possibilità di inattivarla in casi d’emergenza, coinvolgendo 902 pazienti con FA in Belgio, Germania, Italia, Russia e Stati Uniti. Gli intervistati erano per il 63% maschi e per il 37% femmine, con il 39% dei pazienti tra i 56 e i 70 anni, in terapia anticoagulante per FA, in media, da 6-8 anni.

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