Inaugurata all’Ospedale San Giuseppe la mostra “Vite in attesa”: storie in attesa di nascere, nel cuore di Milano
  • Gio, 09/05/2019 - 12:13

C’è la neomamma che ha fatto pratica come zia e crede di sapere già tutto, ma quando ha tra le mani il suo primo figlio non sa da dove iniziare. C’è la coppia preoccupata che i fratellini accettino la sorellina in arrivo. C’è la dottoressa che ha riempito l’ambulatorio di giochi e stampe colorate, perché voleva un posto dove i bambini piangessero ma per non andare via. C’è il papà che non si muove da due ore, perché ha trovato una posizione congeniale per il suo piccolo in braccio e teme di svegliarlo. C’è il neonatologo che narra di quando ha voluto essere in sala parto a “tirar fuori” il suo stesso figlio, nei fatidici 60 secondi in cui bisogna far sì che tutto finisca bene. Sono solo alcune delle storie di “Vite in attesa”, il percorso espositivo di foto e racconti dedicato alla sorpresa della nascita, inaugurato oggi, al San Giuseppe di Via San Vittore, storico ospedale a due passi dalla Basilica di Sant’Ambrogio, dove sono nate intere generazioni di milanesi.  

 

La mostra, aperta al pubblico da domani fino alla fine di ottobre, è un susseguirsi di volti di madri, padri, sorelle, fratelli, nonni, medici, infermieri, ostetriche. “Vite in attesa” di una nuova vita che sta per arrivare o è appena arrivata, con tutto il carico di dubbi, desideri e aspettative che porta con sé. Ritratti che raccontano gioie e paure, domande e risposte di tutti coloro che aspettano un bambino, per vederlo nascere e crescere. Perché l’attesa non è solo della madre, ma dell’intera famiglia, della cerchia di amici, del ginecologo e dell’ostetrica che seguono la gravidanza, di tutti quelli che vedono la pancia e sorridono, pensando al miracolo della vita. L’idea nasce dalla collaborazione tra il Gruppo MultiMedica, polo ospedaliero cui fa capo anche il San Giuseppe, e “Umani a Milano”, progetto di storytelling dedicato alla città che, dal 2013, ne “cataloga” gli abitanti: un umano al giorno, incontrato per caso, a cui viene chiesto un ritratto fotografico e un brevissimo racconto di quello che sta facendo lì, in quel momento. L’iniziativa vede il contributo di Rilastil, marchio storico di Istituto Ganassini, da sempre attento alle esigenze dermatologiche delle mamme.

 

“Ogni tentativo di descrivere il viaggio del venire al mondo si scontra con l’impossibilità di dialogare con quei ‘naviganti’ sfiniti e muti che sono gli umani neonati, quindi non si può fare altro che provare a raccontare chi aspetta, chi freme, chi si prepara come può ad accogliere i nuovi arrivi”, spiegano Bianca Borriello e Stefano D’Andrea, storyteller di “Umani a Milano”. “Abbiamo cercato di cogliere le facce di un terminal affollato, sempre aperto, pronto a tutto: il reparto maternità dell’Ospedale San Giuseppe. Le pose incerte e quelle più salde, l’infinito alfabeto degli sguardi e gli accenni di discorsi che precedono o seguono il momento della nascita, ‘l’atterraggio nel mondo dei nati’. Volevamo alzare il volume dei crocchi di parenti e l’intensità delle luci nelle stanze, affinché quel momento di innesco, attraverso il quale inizia la storia di ognuno, avesse la sua meritata celebrazione. Abbiamo scattato decine di foto e registrato ore di frasi per lo più masticate, grossolane e timide, di genitori nuovissimi o rinnovati, e quelle sicure dei medici, delle ostetriche, delle infermiere, alleati e guide insostituibili per ogni piccolo nucleo di esseri che si accinge a diventare famiglia. È stato bellissimo, ma di certo non abbiamo svelato segreti, perché nessuna magia che si rispetti lo consente”.

 

“La mostra ‘Vite in attesa’ si compone dei racconti, per parole e immagini, di alcune delle tante persone che hanno vissuto un momento emozionante all’interno del nostro Dipartimento Materno Infantile”, afferma Daniele Schwarz, Amministratore Delegato, Gruppo MultiMedica. L’iniziativa si lega a un progetto che abbiamo intrapreso tre anni fa, intitolato ‘Curarsi ad Arte’, volto all'umanizzazione delle pratiche di cura attraverso il ricorso all'arte e alla bellezza. L’obiettivo è quello di dar vita, all’interno di un ambiente inconsueto ma pregnante, come un ospedale, a un percorso espositivo che renda ‘più bello’ il luogo fisico e, allo stesso tempo, rivesta un ruolo ‘terapeutico’, in grado cioè di migliorare la partecipazione emotiva al cammino di cura intrapreso dai nostri pazienti. Ormai diversi studi ipotizzano una correlazione tra cultura, qualità della vita e benessere psicologico. Ci auguriamo siano in molti a visitare la mostra, addentrandosi in Ospedale e immergendosi nelle storie che i nostri ospiti, così ci piace definirli, ci hanno voluto raccontare”.

 

“Ogni anno nel nostro reparto sono circa 1.400 le nuove vite in arrivo, che portano con sé altrettante storie, all’apparenza simili, in realtà tutte uniche, sempre nuove e irripetibili”, commenta Stefano Bianchi, Direttore del Dipartimento materno-infantile dell’Ospedale San Giuseppe. “Tutto il nostro staff opera secondo la convinzione che la qualità della vita fisica e intellettiva dell’adulto dipenda in gran parte non solo dall’assistenza ricevuta alla nascita, ma anche da quella data alla madre e alla famiglia durante tutta la gravidanza. Un’assistenza che non si concentra solo sul piano meramente clinico ma sa abbracciare anche la sfera emozionale, per far sì che tutte queste ‘storie in attesa di nascere’ possano iniziare nel migliore dei modi”.

 

“Abbiamo voluto sostenere il progetto ‘Vite in attesa’ perché, in linea con la nostra filosofia aziendale, stabilisce una comunicazione empatica con le mamme, avvicinandosi in modo discreto a un periodo tanto significativo quanto delicato quale è quello dell’attesa”, dichiara Vittoria Ganassini, Head of Corporate Communication, CSR and Strategic Planning di Istituto Ganassini, da sempre vicino alle donne con il brand Rilastil. “Il progetto coinvolge non solo le mamme ma anche i papà, i nonni, i fratellini e i professionisti che lavorano all’Ospedale San Giuseppe di Milano, al fine di sottolineare l’importanza di una connessione umana autentica e forte in un momento intimo e, allo stesso tempo, condiviso. Per Rilastil fotografare le persone che vivono giorno dopo giorno, istante dopo istante, la maternità, significa specchiarsi nei loro occhi. Un concetto concreto e vivo di filantropia aziendale che, attraverso la narrazione, vuole rappresentare per ciascun attore coinvolto nel percorso di nascita la capacità di riconoscere, accogliere e proteggere le attese, i sogni e le speranze delle future mamme”.

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