Impianto di cuore artificiale, due interventi al Brotzu

Un passo avanti nella cura delle patologie cardiache. L'azienda ospedaliera Brotzu raggiunge un altro traguardo nella terapia destinata ai pazienti cardiopatici gravi e si mette in linea con le altre eccellenze sanitarie nazionali. A maggio le equipe di cardiologia, cardiochirurgia e cardioanestesia hanno impiantato due "cuori artificiali" in due pazienti con scompenso cardiaco refrattario. Si tratta di due dispositivi meccanici di assistenza cardiaca, alternativi al trapianto di cuore, che sono stati impiantati in un paziente di 62 anni come ponte verso un successivo trapianto di cuore e nell'altro di 68 anni, una destination terapy, una terapia definitiva. Un traguardo raggiunto col lavoro sinergico delle diverse equipe, arrivato dopo un lungo e intenso periodo di formazione al San Raffaele di Milano e in altri centri internazionali. 

I dettagli di questi due interventi sono stati presentati questa mattina nel corso di una conferenza stampa al Brotzu.

Il Left ventricular assist device, Lvad, è una tecnologia utilizzata come trattamento dello scompenso cardiaco e trova impiego sia come ponte (bridge to transplan) verso il trapianto, sia come terapia definitiva (destination terapy). Quando il ventricolo sinistro, una delle pompe naturali del cuore, non funziona bene, si utilizza un Left ventricular assist device per aumentare la quantità di sangue che scorre verso il corpo. La pompa meccanica viene impiantata chirurgicamente nel torace è connessa ad una batteria esterna portatile, che alimenta elettricamente il sistema.

Emiliano Cirio, responsabile della Cardiochirurgia del Brotzu, spiega il funzionamento della pompa meccanica.  "Viene impiantato tutto nel torace, il sangue viene prelevato da una camera di inflow che viene messa nell'apice cardiaco, il sangue da questa pompa centrifuga a levitazione magnetica viene espulso in questo tubo che finisce nell'aorta, l'arteria più grande che abbiamo nell'organismo che porta il sangue a tutti gli organi. Quindi bypassa il cuore molto dilatato che non riesce più a pompare sangue nell'organismo”. Viene alimentato da batterie al litio che devono essere ricaricate dopo 17 ore. 

La tecnologia scelta è "HeartMate III", un cuore artificiale di ultimissima generazione. E' di piccole dimensioni, pesa circa 100 grammi, permettendo il suo impianto sotto il diaframma, a livello addominale anche attraverso metodiche operatorie mininvasive. E' poi collegato grazie ad un tubicino ad una piccola consolle esterna indossabile.  L'efficacia è stata confermata da uno studio clinico, il CE Mark Trial, che ha sottolineato una sopravvivenza del paziente superiore del 92% rispetto ad altri devices precedenti, oltre che la totale assenza di eventi legati a malfunzionamento e trombosi della pompa o emolisi.

“E' un traguardo importante per l'azienda ma ancora di più per  i pazienti cardiopatici sardi”, sottolinea Cirio, “l'intervento chirurgico è solo l'atto terminale di un progetto, alla base di tutto c'è tanto lavoro, tanto studio, tanto training, di tutto il personale dell'azienda. Difficile raggiungere un traguardo del genere ma ancora più difficile sarà il suo mantenimento. E' una terapia che non può essere offerta a tutti, ma in quelli per cui c'è l'indicazione questa tecnologia permette un miglioramento della qualità di vita permettendo di raggiungere i 7-8 anni di sopravvivenza”. 

L’insufficienza cardiaca terminale può presentarsi come un evento acuto oppure come ultimo stadio di una cardiopatia cronica. Nel caso di un paziente cronico con insufficienza cardiaca terminale la qualità di vita è pessima con ridotta probabilità di sopravvivenza. Questi pazienti necessitano di frequenti ricoveri e di terapie farmacologiche complesse ed hanno una mortalità a un anno di circa il 50 per cento. 

“Lo scompenso cardiaco è una delle patologie più diffuse, tanto che oggi si può parlare di una vera pandemia”, spiega Maurizio Porcu, responsabile della Cardiologia del Brotzu. “E' una patologia che, nonostante i progressi nella terapia farmacologica e nella terapia elettrica, è ancora segnata da una prognosi sfavorevole. Le possibilità di trattare questa malattia in fase terminale sono sostanzialmente due: il trapianto cardiaco e l'assistenza meccanica. Ma per il trapianto di cuore il numero di organi disponibile è di gran lunga inferiore rispetto alle richieste inoltre un numero limitato di pazienti non può essere candidato al trapianto per una serie di controindicazioni, per questo a una grossa quantità di pazienti non riusciamo ad offrire una soluzione”.  Ora in lista d'attesa per il trapianto di cuore ci sono dieci persone. “La pompa meccanica è sicuramente la terapia del futuro”, continua Porcu, “la nostra scelta è stata quella di utilizzare una macchina di ultimissima generazione che costa tanto (93mila euro solo la macchina senza tenere costo dei costi di impianto), con un impatto notevole sul sistema sanitario, ma abbiamo fortemente voluto questa nuova tecnica perché viene utilizzata da tutti i centri che fanno trapianto cardiaco. Per garantire la sostenibilità finanziaria, i pazienti candidati a poter usufruire di questa tecnica dovranno essere selezionati in maniera opportuna”.

Un plauso al lavoro d'equipe è arrivato da Luciano Curreli, responsabile della Cardioanestesia del Brotzu. “I ringraziamenti vanno a tutta l'azienda e al mio team che è stato pronto e responsivo in questo progetto. Ovviamente questo è solo un punto di partenza per la nostra azienda e per noi che avremo modo di implementare le nostre conoscenze riguardo questo sistema di assistenza ventricolare”.

L'assessore regionale alla Sanità Luigi Arru ha aperto la serie di interventi istituzionali: "Sono qui oggi per contrastare una narrativa negativa sulla situazione della sanità in Sardegna. Oggi informiamo di due interventi importanti e questo può nascere se c'è una sanità pubblica che funziona e tutta una serie di servizi che funzionano”.

“Queste attività di alto impatto assistenziale si possono fare solo se si lavora in team, in sinergia. Ringrazio le equipe mediche, cardiologia, cardiochirurgia e cardioanestesia, quella infermieristica e dei tecnici sanitari che hanno collaborato per raggiungere questo obiettivo”, afferma Graziella Pintus, direttore generale dell'Azienda ospedaliera Brotzu. “Ma ringrazio tutto il personale dell'azienda: ricordiamoci che per fare queste cose c'è tutta una macchina che si muove silenziosamente".

Vinicio Atzeni, direttore sanitario Azienda ospedaliera Brotzu riprende il discorso dell'assessore: "La nostra narrativa è molto semplice: è quella di un ospedale che ogni giorno aggiunge un nuovo tassello al miglioramento della qualità in sanità. Certo, ci sono molti problemi, le risorse non sono ottimali, ma comunque andiamo avanti. Con l'applicazione al Brotzu di questa nuova attività abbiamo colmato un gap che l'azienda vantava nei confronti di altre eccellenze nazionali. Per questo setting di pazienti oggi l'offerta è a 360 gradi". 

 

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