I giocatori del CSM di Oristano alla Festa del Cinema di Roma
  • Mer, 03/05/2017 - 16:15

Dal campionato mondiale di calcio a cinque in Giappone alla Festa del Cinema di Roma. L'esperienza dei giocatori oristanesi della squadra di calcetto del CSM (Centro di Salute Mentale) di Oristano, convocati dalla nazionale italiana nel febbraio scorso per disputare a Osaka il primo mondiale dedicato all'inclusione sociale, è approdata alla prestigiosa rassegna che si è tenuta nella capitale dal 13 al 23 ottobre. E' qui, al museo Maxxi, che domenica 16 ottobre è stato presentato sul grande schermo il documentario del regista Volfango De Biasi “Crazy for football”, il toccante racconto dell'avventura che il gruppo di ragazzi provenienti da diversi dipartimenti di salute mentale italiani ha vissuto vestendo la maglia azzurra. Un film che ha trattato il tema della malattia mentale in maniera inconsueta ed ha fatto comprendere come lo sport possa essere un potente mezzo di inclusione ed aggregazione, fino a diventare una vera e propria terapia per le persone che vivono un disagio psichico.

In prima fila per la proiezione del documentario, accanto allo psichiatra Santo Rullo, patrono dell'iniziativa, c'erano anche Silvio, Sergio e Cristian, i tre giovani calciatori provenienti da Oristano, che per la prima volta hanno affrontato da soli il viaggio nella penisola. Cristian, campione di freestyle e mago dei palleggi, si è recato in rappresentanza della Nazionale al Centro Sportivo della Roma di Trigoria, dove ha potuto stringere la mano al suo mito, il capitano giallorosso Francesco Totti. Infine, nella trasferta capitolina, la formazione reduce da Osaka ha disputato un torneo con altre squadre formate dagli ospiti delle REMS (residenze per l’esecuzione della misura di sicurezza sanitaria), strutture che hanno sostituito gli OPG (ospedali psichiatrici giudiziari): un'altra occasione per dare un calcio ai pregiudizi attraverso il pallone.

 

«Il viaggio a Roma, per la Festa del cinema, è stata un'avventura fantastica, che ha spazzato via tutti i pensieri negativi» hanno dichiarato i ragazzi sardi di ritorno dalla Capitale. Il calcio, come spiegano dal Dipartimento di Salute Mentale di Oristano, ha rivoluzionato le vite di chi, fino a pochi anni fa, viveva in completo isolamento. «Per alcuni di loro – spiegano gli operatori sanitari – il pallone è stato per molto tempo l'unico amico, finchè, grazie alla squadra formata dal CSM, non hanno scoperto che c'era qualcosa di più divertente che giocare da soli: fare squadra»Da lì è partito il percorso di molti giovani che grazie al calcio a cinque hanno cominciato a superare i fantasmi e i ghetti della malattia mentale. «L'attività sportiva si è trasformata in un'esperienza riabilitativa – affermano dal CSM – capace di ridurre, gradatamente, la terapia farmacologica. Oggi i nostri ragazzi hanno acquistato margini di autonomia e di sicurezza impensabili fino ad alcuni anni fa». Decisivo è stato il ruolo del Direttore del Dipartimento di Salute Mentale Gianfranco Pitzalis e dei suoi operatori Francesca Cappai, Pietrina Mulas, Mariella Mele, Rinaldo Peis e Davide Denti, che hanno creduto in questa forma di terapia alternativa e che sostengono: «C'è chi si ammala di calcio e chi, come i nostri ragazzi, di calcio guarisce».

 

Partiti nel 2010 con 6 giovani, oggi agli allenamenti di calcetto, che si tengono ogni settimana nella palestra di San Nicola, partecipano ben 25 ragazzi, con patologie psichiatriche gravi. Ad allenarli è Gianluca Pinna, ex giocatore della primavera del Cagliari, che offre un supporto sportivo ed umano fondamentale per tenere insieme questa piccola grande squadra che, nata nei campi di provincia, è riuscita a scalare le vette del calcio nazionale e mondiale ed a regalare un futuro diverso a molti giovani.

 

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