Giornata mondiale della sclerosi multipla: Marrosu fa il punto su malattia, ricerca e terapie
  • Mar, 27/05/2014 - 12:30

La ricerca va avanti e la speranza è quella di un futuro libero dalla sclerosi multipla. Il 28 maggio si è celebrata in tutto il mondo la Giornata mondiale della Sclerosi multipla. Maria Giovanna Marrosu, professore ordinario di Neurologia all'Università di Cagliari, direttore della scuola di specializzazione in Neurologia, della Clinica Neurologica, e del Centro Sclerosi Multipla dell'ospedale Binaghi di Cagliari, traccia un quadro della malattia con un riferimento preciso alla realtà della Sardegna dove si riscontra un'altissima incidenza.

Cos'è la sclerosi multipla? Come si manifesta?
La Sm è una malattia neurologica cronica e disabilitante dovuta a ripetuti e progressivi attacchi del sistema immunitario nei confronti della mielina, guaina che riveste le terminazioni nervose. L’età più colpita è giovanile, con una media di età di esordio intorno ai 30 anni, maggiormente nelle donne, con un rapporto di 2.5 :1, e soprattutto nella popolazione di razza bianca. Le cellule autoimmuni, generato nel sangue periferico, attraversano la barriera che divide il cervello dal resto dell’organismo, e aggrediscono la mielina, tuttavia coinvolgendo l’intero sistemo nervoso centrale, e causando degenerazione dei fasci nervosi. Nonostante numerose ricerche il meccanismo patogenetico non è completamente compreso. Sappiamo che la malattia è considerata a tratto complesso, vale a dire che deriva da fattori genetici e fattori ambientali. Circa il 15-20% della malattia è dovuto alla componente genetica, mentre il restante è legato a fattori ambientali. La Sm si manifesta con uno o più sintomi: disturbi della vista, quali offuscamento o visione sdoppiata, disturbi della sensibilità, sensazione di disequilibrio, perdita di forza agli arti… I sintomi possibili sono tanti e si possono manifestare in combinazione o isolatamente.

Sclerosi multipla e Sardegna sono strette a doppio nodo. Quali sono i numeri relativi all'incidenza della malattia nell'Isola e le eventuali specificità?
Non abbiamo ancora una mappa  della Sm in tutta l’isola, tuttavia da anni si conosce il fatto che la Sardegna è una regione ad altissima incidenza di malattia. Sulla base di un recente studio da noi condotto nel Sulcis-Iglesiente, che ha mostrato una prevalenza di 210.4 su 100.000 abitanti e considerando che in Sardegna sono presenti circa 1.600.000 abitanti, stimiamo una prevalenza di circa 3400 malati, ma probabilmente tale dato è sottostimato perché una parte dei pazienti sfugge ai rilevamenti. Si può affermare che  rispetto all’Italia Continentale l’incidenza è circa tre volte superiore, così come rispetto alla maggior parte dei paesi europei, con l’eccezione dei paesi Scandinavi e dell’Inghilterra, nei quali si registra un’incidenza simile a quella della Sardegna. Rispetto ad altre nazioni extra-europee, il discorso è più articolato: l’incidenza è estremamente bassa nei paesi africani e asiatici, mentre nei paesi di origine nord-europea (Stati Uniti, Canada e Australia) l’incidenza è elevata, simile a quella dei paesi d’origine.

Il 28 maggio si celebra la Giornata mondiale della Sclerosi multipla. Negli anni la ricerca ha fatto passi da gigante è possibile  "un mondo libero dalla sclerosi"?
Se si intende un mondo nel quale la Sm non rappresenti più  una malattia che inesorabilmente conduce alla disabilità, direi che siamo molto vicini all’obbiettivo. Questo grazie ai nuovi trattamenti, in particolare per le persone con un esordio di malattia recente. Tuttavia attualmente non siamo ancora in grado di ipotizzare trattamenti che possano riparare i danni provocati dalla Sm, né abbiamo a disposizione farmaci che sconfiggano in modo definitivo la malattia. Nonostante questo, i progressi degli ultimi anni sicuramente fanno sperare in una più profonda comprensione dei meccanismi e dunque anche in trattamenti sempre più efficaci.

Quali sono gli ultimi importanti progressi nel campo della ricerca scientifica? La Sardegna è in qualche modo coinvolta nell'attività di ricerca?
I progressi sono soprattutto nel campo della diagnostica, grazie a studi sofisticati di risonanza magnetica che oggi consentono di visualizzare i processi patologici del nostro cervello come fino a qualche anno fa non era immaginabile. Altri progressi riguardano lo studio delle cellule del sistema immunitario causanti la patologia, dati che consentono di mettere a punto terapie sempre più mirate e sofisticate. Il gruppo di ricerca che dirigo è coinvolto in molti di tali studi internazionali sui nuovi farmaci e in altre ricerche riguardanti le base genetiche della malattia.

In primo luogo i dati epidemiologici: quanti malati in Sardegna, quanti nuovi malati ogni anno, età di insorgenza della malattia, differenze fra i sessi, trend della malattia in Sardegna e se è in aumento quali possono essere la cause, magari anche l’anticipazione della diagnosi?
Rispondere in maniera precisa a queste domande è difficile, perché non esiste un osservatorio epidemiologico regionale per la sclerosi multipla. I dati disponibili si riferiscono a studi su singole provincie, quali Sassari, Nuoro e il Sulcis-iglesiente. Questi ultimi sono i dati più recenti pubblicati dal nostro gruppo nel 2011. Nella Asl7 abbiamo riscontrato una prevalenza di 210.4 casi /100.000 abitanti, 280.3 nelle donne e 138 per gli uomini, con un trend in incremento negli ultimi 50 anni. Per quanto riguarda la distribuzione della malattia per genere, da uno studio sul nostro archivio, includente 3160 malati, risulta che la frequenza nelle donne è del 68% mentre è del 32% negli uomini, dati in linea con la letteratura mondiale. Sempre sullo stesso campione l’età media all’esordio è 31 anni, con una mediana di 29 anni; il 5% ha un esordio prima dei 16 anni. Riguardo ad un possibile “falso” sull’aumento dell’incidenza dovuto all’anticipazione della diagnosi, uno studio da noi condotto ha mostrato che i nati nelle ultime decadi tendono ad avere un esordio di malattia più precoce, ma che tale anticipazione non è legata ai migliori mezzi diagnostici esiste una reale anticipazione nelle generazioni più giovani.

Un secondo punto riguarda l’eziologia in riferimento al contesto sardo: secondo gli studi, quali fattori (genetici, ambientali, infettivi) favoriscono l’alta diffusione della malattia nella nostra Isola?
Le cause dell’elevata prevalenza della Sm nella popolazione sarda non sono ancora chiare. Circa il 15-20% della malattia è dovuto alla componente genetica, mentre il restante è legato a fattori ambientali. Si ritiene che i geni interessati siano oltre un centinaio, tutti con un effetto individuale piccolo. Molti di questi geni solo implicati nella risposta immunitaria. In particolare, nella regione genica che codifica per gli antigeni di istocompatibilità (la regione MHC) la popolazione sarda è arricchita di varianti, chiamate alleli, che sono implicate nella malattia. Tuttavia non conosciamo ancora il meccanismo attraverso il quale questi alleli del sistema MHC producono la predisposizione ad ammalare. Si ritiene che il particolare assetto genetico della nostra popolazione predisponga verso malattie autoimmuni, quali il diabete autoimmune e la sclerosi multipla. La presenza di particolari varianti genetiche nella popolazione sarda potrebbe determinare una eccessiva risposta infiammatoria, prima fase del processo autoimmune, mentre altre varianti genetiche renderebbero incapace l’organismo a “spegnere” l’infiammazione quando questa non è più utile all’organismo ma anzi diventa deleteria.  Il ruolo dell’ambiente è ancora oscuro. Ciò che sappiamo è che non è un singolo virus causativo della malattia, anche se alcuni virus, quali il virus di Epstein-Barr (responsabile della mononucleosi) è stato ripetutamente chiamato in causa. Una delle ipotesi è che i cambiamenti ambientali che si sono avuti nell’ultima metà del secolo scorso, essenzialmente costituiti da una diminuzione di malattie batteriche e un aumento di quelle virali, oltre ad un miglioramento di condizioni igienico-sanitarie generali, possa aver determinato un deragliamento del sistema immunitario. In altre parole, il sistema immunitario che per secoli era stato tarato a rispondere a determinati agenti, in un tempo estremamente breve ha dovuto organizzare una risposta contro altri agenti estranei, e questo fatto può aver causato una risposta errata, rivolta contro componenti dello stesso organismo. Un altro fattore ambientale ritenuto compartecipe alla patogenesi della Sm è il difetto di vitamina D; il gruppo di ricerca che dirigo sta indagando anche sul peso di questo fattore nella sclerosi multipla in Sardegna. Come tutte le malattie complesse, la genesi della Sm è probabilmente derivata da una serie di cause che attualmente non sono ancora pienamente comprese e che sono oggetto di numerosi studi in tutto il mondo.

Il terzo aspetto riguarda le terapie e i costi: quali sono le terapie da seguire una volta diagnosticata la malattia e in termini di costi quanto incide annualmente ogni malato sul sistema sanitario?
Le terapie utilizzate per la sclerosi multipla sono ad alto costo. Esistono in commercio già da molti anni diversi immunomodulanti, rappresentati da  interferone beta 1° e 1b e glatiramer acetato, che sono in grado di rallentare il processo morboso, soprattutto se vengono somministrati precocemente, quando ancora non si sono determinati danni irreversibili delle cellule nervose. Il costo medio per mese di trattamento è intorno a 1700 euro. Oltre agli immunomodulanti abbiamo in Italia farmaci considerati di seconda linea, cioè utilizzati in caso di fallimento delle terapie immunomodulanti o per persone con forma di malattia particolarmente aggressiva, quali natalizumab (Tysabri), un anticorpo monoclonale in grado di bloccare il passaggio di cellule ematiche aggressive nei confronti della mielina, la sostanza che avvolge i prolungamenti delle cellule nervose e che è il bersaglio del processo autoimmune, e un farmaco orale, fingolimod (Gylenia), che “sequestra le cellule auto aggressive nei linfonodi impedendo la loro circolazione nel sangue e nel sistema nervoso. Entrambi i farmaci hanno un costo mensile intorno a 3.000 euro. Si stanno affacciando all’orizzonte nuovi farmaci, alcuni dei quali già approvati in paesi extraeuropei, per cui riteniamo che in tempi brevi il nostro armamentario terapeutico sarà molto più fornito, con maggiori possibilità di “personalizzare” la terapia per ogni singolo paziente.

Francesca Cardia

 

 

 

 

Patologie correlate: 
Dimensione: 

Contenuti correlati