Fibrillazione atriale, ictus e nuovi anticoagulanti orali
  • Mar, 11/03/2014 - 12:38

E’ ormai dimostrato che la fibrillazione atriale è causa del 15% di tutti gli ictus cardioembolici. Ciò significa che in Italia dei 200.000 casi di ictus stimati all’anno, 30.000 sono determinati da questa frequente anomalia del ritmo cardiaco, la cui prevalenza è stimata intorno all’1% della popolazione (ma ben il 10% degli ultra ottantenni). A Benevento alcuni incontri formativi tra specialisti cardiologi e medici di medicina generale hanno messo in luce i rischi trombo-embolici per la popolazione e le novità apportate dai nuovi anticoagulanti orali nella pratica clinica quotidiana.

Per esercitare misure preventive adeguate, l’elemento cruciale diventa l’applicazione di un efficace regime terapeutico, attraverso una terapia anticoagulante. Tuttavia in Italia si registra un sottotrattamento dei pazienti affetti da fibrillazione atriale, dovuto principalmente ai limiti della profilassi farmacologica finora utilizzata (antagonisti della vitamina K), che presenta alcune difficoltà di gestione come la necessità di frequenti controlli ematologici per l’aggiustamento del dosaggio, data l’alta variabilità di risposta inter-individuale. Da pochi mesi, però, anche l’Italia può contare su una nuova classi di farmaci, i nuovi anticoagulanti orali, più maneggevoli e sicuri, in grado di venire incontro alle esigenze di medici e pazienti.

“Secondo recenti dati solo il 35% dei pazienti affetti da fibrillazione atriale è in terapia anticoagulante con gli antagonisti della vitamina k", sostiene Marino Scherillo, primario del Dipartimento di Scienze Cardiovascolari dell'ospedale Rummo di Benevento. "Non solo, ma anche tra chi è sottoposto a profilassi con i farmaci tradizionali, l’aderenza alla terapia, fattore determinante nella prevenzione dell’ictus, è molto bassa a causa della necessità di sottoporsi a continui monitoraggi per l’aggiustamento del dosaggio, indispensabile per mantenere il range terapeutico ottimale, per evitare emorragie, o, al contrario, formazione di trombi. Senza dimenticare, poi, un’altra criticità che riguarda l’interazione con altri farmaci o con alcuni alimenti, che ne variano l’assorbimento.”

Per tutti questi motivi, tali farmaci non vengono usati con regolarità o vengono troppo spesso abbandonati dai pazienti. Da qualche mese, lo scenario sta cambiando, grazie all’introduzione nel mercato dei nuovi anticoagulanti orali, Nao. Un’alternativa efficace e sicura per la prevenzione dell’ictus arriva, infatti, dai Nao, come rivaroxaban, un inibitore diretto specifico e reversibile del fattore Xa, che non richiede il monitoraggio della coagulazione ed è l’unico in monosomministrazione giornaliera, una garanzia di compliance  e aderenza alla terapia.

“L’aderenza alla terapia è un aspetto fondamentale", afferma Vincenzo Luciani, presidente dell'Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Benevento, "ancor più se si considera il ruolo cruciale del medico di Medicina Generale nella gestione continuativa del paziente cardiopatico e, nello specifico, del paziente scoagulato. Ruolo che non potrà che trovare giovamento dalla maggiore maneggevolezza e praticità d’uso dei nuovi anticoagulanti orali”.

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