FattoreK - La campagna

#FattoreK - La comunicazione è la prima medicina
 

 

La malattia arriva e rovescia le vite. Le ribalta e manda per aria rapporti, relazioni, certezze. Il cancro è un'esperienza che sconvolge il paziente e i suoi familiari. Di fronte alla diagnosi che arriva come un macigno la prima reazione all'interno della famiglia è lo choc: del paziente, di chi si prende cura di lui, di chi gli sta vicino, del familiare. La prima cosa che si spezza, si interrompe, come un vero blackout è la comunicazione: tra medico e paziente e ancora di più tra chi riceve la diagnosi e parenti, familiari, amici. La campagna mira a far passare il messaggio che una buona comunicazione è la prima medicina.

Comunicare una diagnosi di cancro o una prognosi negativa è un compito complesso e difficile che richiede una preparazione specifica. Una cattiva notizia, in campo oncologico, coinvolge pregiudizi e rappresentazioni sociali negative sul cancro che esistono anche prima che l’operatore incontri il malato. Il collegamento con la possibilità o la paura della morte rende la comunicazione ancora più difficile. Informare ed educare una persona che si ammala di cancro è un aspetto essenziale delle cure: i malati hanno bisogno di informazioni chiare per conoscere, valutare e reagire in modo consapevole alle conseguenze di interventi chirurgici, agli effetti collaterali delle terapie e dei controlli periodici.
Da una parte ci sono i professionisti della salute. Formare alle abilità comunicative e alle competenze relazionali, spesso, non rientra nel curriculum formativo degli operatori. Esistono ancora tanti ostacoli che i professionisti socio-sanitari incontrano nella comunicazione della diagnosi o dell’eventuale progressione della malattia in modo particolare quando la diagnosi parla di cancro, perché la comunicazione in oncologia assume una connotazione particolare rispetto agli altri ambiti sanitari: c'è l'incapacità di affrontare la sofferenza del paziente, la paura di vivere angosce e sentimenti di impotenza difficilmente gestibili, e ancora la separazione netta tra aspetto fisico e psicologico delle cure, basata sulla convinzione che la competenza professionale riguardi solo la componente organica della malattia e non quella emozionale o psicosociale, demandata invece interamente a esperti come psicologi e psichiatri.

 

Parole che curano
Tutto è iniziato con il racconto delle esperienze delle donne del gruppo Abbracciamo un sogno sul sito Sardegnamedicina.it. Si chiamano Claudia, Barbara, Luciana, Silvia, Giulia, hanno storie diverse, vite diverse, ma un fattore comune: il cancro, il fattore k. La raccolta delle testimonianze delle donne, la possibilità per loro di tirare fuori senza maschere ma mettendoci la faccia la loro storia di vita e di malattia ha avuto una forte valenza terapeutica, per ognuna di loro.
Tirare fuori il dolore, esibire le ferite che il cancro ha inciso sulla pelle e sull'anima senza paura, senza vergogna, ha un immenso valore per l'accettazione della malattia e l'aderenza alla cura. Grazie alla narrazione, il malato ritrova se stesso, magari cambiato, ma riesce a guardarsi allo specchio e riconoscersi. Dall'esperienza con le donne del gruppo abbiamo riscontrato poi che vedere poi la propria storia sublimata dal racconto unico e speciale che finisce sul web e rimbalza sui social media, dalle bacheche di Facebook ai cinguettii di Twitter, e diventa un esempio di vita nella malattia per altre persone ha un ritorno inestimabile in termini di positività e cambio di prospettiva, sia per chi racconta che per chi legge.

 

 

Il messaggio virale
Un gomitolo colorato, intreccio di storie di vita e di malattia. Pezzi di stoffa che racchiudono scampoli di quei visi, occhi, di quei sorrisi che il cancro non è riuscito a spegnere. Groviglio di dolori, paure, sofferenza, ma anche speranze, amore ed emozioni. Un grande reticolo dei foulard dei pazienti dell'oncologico che si srotola per svelare il senso dell'unione e della condivisione e lanciare un messaggio: la comunicazione è la prima medicina.

 

 

E' con questa immagine che si chiude lo spot della campagna “#FattoreK-Passa il messaggio” che vede protagonisti oncologi, infermiere e pazienti dell’ospedale Businco di Cagliari che hanno indossato le scarpe da ginnastica e sono scesi nel campo di atletica per correre tutti insieme questa staffetta di solidarietà e speranza.

 

 

Mettere il paziente al centro. Dal Businco a Oristano passando per l'università
La tavola rotonda “Condivisione e comunicazione: armi per la lotta al fattore K”, che si è tenuta il 3 dicembre 2014 all'ospedale oncologico Businco di Cagliari, ha coinvolto pazienti, medici, infermieri, parenti, care givers, associazioni, psicologi e psiconcologi. L'incontro, patrocinato dalla Società italiana psiconcologia, Sipo, dall'Associazione italiana oncologia medica, Aiom e dall'Asl 8 di Cagliari, si è aperto con l'intervento dell'assessore alla Sanità della Regione Sardegna Luigi Arru. Dall'iniziativa è emersa con forza l'importanza per i pazienti del raccontare, del raccontarsi, del comunicare, come strumento terapeutico. La rilevanza dell’ascolto nella relazione medico – paziente e della narrazione di sé e delle storie di malattia, è riconosciuto, a livello scientifico dalla Medicina Narrativa, scienza la cui nascita risale a partire dagli anni Novanta. Porre il paziente al centro dell’attenzione, ascoltando i suoi bisogni e la sua esperienza della malattia, rappresenta un momento fondamentale di condivisione per farlo sentire meno solo, superare ed accettare la situazione. Comunicare la propria storia permette di conoscersi meglio, instaurare una relazione di cura e trasformare la situazione in un’esperienza costruttiva. Attraverso la medicina narrativa, il paziente ed i caregiver hanno la possibilità di affrontare in maniera più adeguata la malattia. Narrare la storia è terapeutico, ascoltarla significa passare dal curare al prendersi cura. Un cambio di prospettiva che mira a valorizzare il vissuto dei malati e non considerare più la patologia un semplice fatto biomedico, ma vedere la persona dietro la malattia.

 

 

25 settembre 2015 - Policlinico Cittadella universitaria Monserrato - “Fattore k e formazione. L'importanza della giusta comunicazione”
All'evento del Businco hanno fatto seguito due incontri patrocinati dalla Regione Sardegna che ha dato il benestare a tutto il progetto con la partecipazione attiva dell'assessore Arru. Il primo il 25 settembre 2015 al Policlinico – Cittadella universitaria Monserrato organizzato insieme all'Università di Cagliari e all'Azienda ospedaliera universitaria di Cagliari dal titolo “Fattore k e formazione. L'importanza della giusta comunicazione”, incontro che ha chiamato a raccolta oltre cinquecento tra studenti, pazienti e operatori sanitari e ha messo nel sacco un obiettivo: l'impegno di Università e Aou ad attivare un modulo ad accesso libero per tutti gli studenti di Medicina e infermieristica sulla comunicazione operatore sanitario-paziente con una parte pratica all'Oncologico e all'Hospice. Il modulo partirà da gennaio 2016. Un risultato straordinario che permetterà di inserire finalmente la comunicazione medico-paziente fra le materie di studio dei futuri professionisti della sanità.

 

 

29 ottobre 2015 Ospedale San Martino di Oristano - "Fattore k e territorio. L'importanza della giusta comunicazione"
Il secondo evento si è tenuto all'Ospedale San Martino di Oristano il 29 ottobre 2015. Da Cagliari a Oristano, viaggiando sull'onda del racconto, sulle parole di dolore, di sofferenza ma anche di speranza. La campagna Fattore K sull'importanza della giusta comunicazione tra operatore sanitario e paziente oncologico ha fatto tappa al San Martino di Oristano, in una sala riunioni gremita da pazienti, medici, infermieri, associazioni, per dare voce ancora una volta alle testimonianze dei malati. A Oristano i riflettori erano puntati sulla sinergia tra ospedale e territorio, un'alleanza terapeutica tra oncologi e medici di famiglia che deve supportare il paziente nel momento delle dimissioni fino al ritorno a casa.

 

 

Prossimi step
L'obiettivo della campagna è portare il messaggio per le Oncologie dell'Isola e sbarcare anche nella Penisola per unire pazienti, operatori sanitari e opinione pubblica. Ma non è tutto. Abbiamo nel cassetto tutta una serie di progetti che potremo realizzare una volta che troveremo i fondi per finanziarli. 

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