Endocrinologo, medico poco conosciuto anche se assiste più di un terzo degli italiani
  • Mer, 28/10/2015 - 12:42

“Lo specialista endocrinologo è un medico poco conosciuto dagli italiani, afferma Rinaldo Guglielmi, Presidente AME, Associazione Medici Endocrinologi. Se si chiede alle persone cosa cura e in quali casi bisogna rivolgersi a questo specialista, in molti casi non si ottiene risposta. Questa situazione è paradossale poiché l’endocrinologo cura un numero molto rilevante di persone, considerando che assicura la gestione clinica di tre tra le malattie più diffuse: il diabete, le malattie della tiroide e l’osteoporosi, che insieme colpiscono circa 15 milioni di italiani e assorbono ben oltre il 10% della spesa sanitaria globale. Quello che forse pochi sanno è che l’endocrinologia si occupa di tutte le disfunzioni ormonali che interessano le ghiandole endocrine, e gli ormoni, espressi ovunque nel nostro organismo, regolano moltissime funzioni e influenzano tutte le principali attività corporee. Un buon equilibrio ormonale è fondamentale per il benessere della persona e portare queste malattie all’attenzione dell’endocrinologo consente quella presa in carico globale inattuabile diversamente. Facciamo un esempio pratico, continua Guglielmi, una donna che inizia ad affrontare i problemi di menopausa e contestualmente, può presentare una rallentata attività della tiroide e una ridotta tolleranza glucidica che precede il diabete: questo è un quadro classico dove l’intervento endocrinologico può offrire la migliore gestione complessiva. Ci si dovrebbe rivolgere all’endocrinologo ogni qual volta si riscontra qualcosa di diverso dal solito come alterazioni del sonno, del peso, una sensazione di malessere o di cambiamenti nella sessualità apparentemente ingiustificate”.

 

“Un’importante sfida è la medicina di genere, continua Roberto Castello, Past President AME, che ha ricadute specifiche in endocrinologia: studi clinici hanno dimostrato che le differenze di genere tra uomo e donna influiscono profondamente sulla modalità in cui le patologie si sviluppano, vengono diagnosticate e affrontate dal paziente. Tali diversità condizionano l’efficacia della terapia. In endocrinologia queste differenze sono ancora più marcate, poiché gli ormoni sono secreti in diverse quantità tra uomo e donna e quelli sessuali sono molecole diverse e influenzano il funzionamento di tutto l’organismo. Le malattie endocrinologiche sono segnate da importantissime differenze biologiche e cliniche: ad esempio le patologie ipofisarie, alcuni disordini metabolici e le tireopatie colpiscono di più la donna oppure si manifestano e hanno un decorso diverso rispetto alle stesse malattie nell’uomo. Qualche dato: le donne con diabete tipo 1, rispetto agli uomini, hanno un rischio di mortalità maggiore del 40%; nell’osteoporosi che colpisce oltre 4.000.000 di donne e 570.000 uomini, secondo i dati ISTAT 2014, le cause possono essere molto diverse tra i sessi: nella donna una delle cause più importanti è legata al venir meno, con la menopausa, degli estrogeni che hanno un effetto protettivo sull’osso mentre nell’uomo la patogenesi non è molto chiara, ma recenti sviluppi della ricerca indicano che un ruolo fondamentale è svolto dalla diminuita produzione di testosterone con l’avanzare dell’età. Diverso è anche il comportamento del carcinoma tiroideo che nel maschio insorge in età più avanzata ed è biologicamente più aggressivo. In sintesi è ormai chiaro come uomo e donna necessitino di cure ed approcci distinti, anche se l’accesso alle terapie, all’assistenza e la sperimentazione sui farmaci non sono ancora in gran parte adeguati a questo nuovo approccio”.

 

Ormai da anni AME si pone come parte attiva nel promuovere, sia al proprio interno che presso i pazienti, pratiche cliniche appropriate; tale principio ha portato l’Associazione a identificare 5 pratiche mediche a rischio di inappropriatezza, pratiche impiegate usualmente che però non sono supportate da prove di efficacia.

 

“Basandoci su risultati di studi e metanalisi, abbiamo selezionato le 5 pratiche cliniche endocrinologiche che non risultano efficaci, afferma Rinaldo Guglielmi, convinti che ‘fare di più non significa fare meglio’. Questa convinzione ci ha anche portato ad aderire a SLOW Medicine, rete di professionisti e cittadini per una cura sobria, rispettosa e giusta. Il primo progetto che ci vede impegnati è quello relativo al fenomeno, sempre più diffuso e sentito, del sovrautilizzo di esami diagnostici e di trattamenti.

 

Una pratica molto diffusa è certamente l’ecografia della tiroide per la quale, durante il Congresso, continua Guglielmi, verrà presentato il progetto per la Certificazione per Ecografisti della Patologia Endocrina del Collo (EPEC), che sarà operativo da gennaio 2016 e che si ispira al progetto già in corso negli Stati Uniti dall’AACE (American Association of Clinical Endocrinologists). Questa certificazione ha il compito di rendere omogenea l’esecuzione dell’esame e soprattutto la refertazione dello stesso e dovrebbe consentire di ridurre lo smarrimento dei pazienti di fronte a referti ecografici frequentemente illeggibili. Potrebbe inoltre, essere uno strumento di ausilio persino al medico che a volte fatica a confrontare i referti ottenuti da operatori diversi. Siamo fiduciosi che questa iniziativa possa colmare un bisogno e permettere il miglioramento della comunicazione medica e, di conseguenza, il livello di assistenza al paziente evitando sprechi come la ripetizione di ecografie il cui risultato risulta non chiaro”.

 

“Uno dei temi rilevanti che verranno discussi al Congresso di Rimini sarà la chirurgia bariatrica, ovvero il trattamento chirurgico delle forme più gravi di obesità, prosegue Giorgio Borretta, S.C. Endocrinologia e Malattie del Ricambio, Azienda Ospedaliera S. Croce e Carle, Cuneo. Il problema dell’obesità è straordinariamente sentito negli USA ed è diventato emergente anche in Italia vista la sua notevole diffusione negli ultimi due decenni, che vede secondo gli ultimi rilevamenti ISTAT, quasi il 50% degli italiani sovrappeso o obesi. Al Congresso saranno presentate e discusse le Linee Guida sulla chirurgia bariatrica messe a punto negli Stati Uniti dall’AACE (American Association Clinical Endocrinologists) e tradotte da parte di esperti dell’AME. L’incontro sarà focalizzato a fare tesoro dell’ampia casistica e esperienza USA, valutando le differenze tra realtà geografiche e politiche diverse, con il fine di contestualizzare le raccomandazioni degli specialisti americani e renderle applicabili al nostro sistema sanitario”.

 

In Italia sono circa 3mila i medici specializzati in endocrinologia e la maggioranza di questi, oltre 1850, afferiscono all’AME, l’associazione scientifica che riunisce gli specialisti endocrinologi che operano nell’ambito dell’assistenza clinica. La loro amplissima attività è svolta prevalentemente in sede ospedaliera e ambulatoriale e, grazie a un network capillare, ha la possibilità di conseguire una visione globale delle nuove sfide per l’endocrinologia. Sfide che saranno raccolte e discusse al 14° Congresso Nazionale che si svolgerà al Palacongressi di Rimini dal 5 all’8 novembre. Il Congresso vedrà coinvolti oltre 2.000 partecipanti da tutta Italia ma anche da Europa e Stati Uniti con i concomitanti lavori dell’AACE Italian Chapter e la lettura dell’European Society of Endocrinology (ESE) che offriranno un’importante finestra sul panorama internazionale dell’endocrinologia e metabolismo.

 

LE 5 PRATICHE IN ENDOCRINOLOGIA CHE SAREBBE MEGLIO EVITARE DI PRESCRIVERE AI PROPRI PAZIENTI

1. Richiedere di routine l’ecografia tiroidea nei soggetti senza segni e/o sintomi di patologie tiroidee e non appartenenti a gruppi di rischio per carcinoma tiroideo; negli ultimi anni si è registrato un notevole incremento di diagnosi di carcinoma tiroideo non associato ad aumento di mortalità, evidenziando una condizione di overdiagnosis. L’esecuzione indiscriminata di ecografie non solo individua un numero elevato di noduli tiroidei privi di “peso patologico”, ma può causare ansia nel paziente e un aumento delle procedure diagnostiche e degli interventi chirurgici, con conseguente aumento dei costi per la collettività e soprattutto con possibili danni per il paziente.

2. Ripetere l’indagine densitometrica ossea a intervalli minori di due anni; i cambiamenti percentuali nella densità ossea prevedibili entro due anni grazie alle terapie o alla normale perdita di massa ossea nelle donne in menopausa, è inferiore alla precisione di rilevamento della tecnica utilizzata.

3. Richiedere il dosaggio del testosterone libero nel sospetto diagnostico di ipogonadismo e di iperandrogenismo; sussistono delle problematiche analitiche per le metodiche attualmente in uso che non rendono utilizzabili i risultati ottenuti. È pertanto preferibile basarsi sul testosterone totale.

4. Richiedere di routine il dosaggio della FT3 nei pazienti con patologia tiroidea; nella maggior parte dei casi il dosaggio del TSH è sufficiente per conoscere la funzione della tiroide. E’ utile il dosaggio della  FT3, oltre alla FT4, solo se si riscontrano valori soppressi di TSH. Nel monitoraggio della terapia sostitutiva dell’ipotiroidismo con levotiroxina il dosaggio della FT3 non è necessario  per valutare l’adeguatezza della posologia, salvo casi particolari.

5. Trattare indiscriminatamente con levotiroxina i pazienti con gozzo nodulare; l’efficacia clinica del trattamento si realizza solo in una minoranza di pazienti e dopo un  trattamento molto  lungo. La terapia soppressiva con levotiroxina, però, porta ad una condizione di tireotossicosi subclinica  che è rischiosa specialmente per le donne in menopausa e per gli anziani (rischio di osteoporosi ed aritmie). La terapia va quindi presa in considerazione solo in casi particolari ed in soggetti giovani.
 

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