Emergenza sangue, un cast "da paura" per il cortometraggio di Cullin

Vampirizzato da un'equipe di medici e infermieri tutta da ridere. Una suggestione ad occhi chiusi imbastita in chiave comica per esorcizzare con una risata la paura di donare il sangue. Così Jacopo Cullin, nella doppia veste di regista e attore, ha guidato il cast tutto speciale del cortometraggio “Non aver paura” realizzato sotto l'egida di Thalassa Azione per promuovere la donazione del sangue in Sardegna.  Il corto è stato presentato questa mattina al cine-teatro Odissea di Cagliari da Jacopo Cullin, Ivano Argiolas, presidente della Federazione Thalassa Azione onlus e dall'attore Giampaolo Loddo. "Fin da quando è nata Thalassa Azione onlus inseguivo l'idea di coinvolgere Jacopo nei progetti. Quindi da oltre tre anni.  Ci siamo incontrati in una pizzeria di Manhattan ed il risultato è tutto in questo film breve in cui Jacopo ha saputo condensare la paura che molti hanno di donare il sangue", ha detto Ivano Argiolas.

Un lavoro realizzato tra amici, chiamati a raccolta dall'attore cagliaritano, senza nessun compenso, a costo zero, realizzato in due giornate di giugno per la causa della raccolta del sangue. “Ci teniamo a ringraziare tutti: abbiamo lavorato due giorni a ritmi mostruosi e tutti si sono resi disponibili dando il massimo”, ha spiegato Jacopo Cullin che ha diretto e interpretato il cortometraggio. “Per me è stato un onore poter dirigere un cast stellare Geppi Cucciari, Massimimiliano Medda, Benito Urgu, Giampaolo Loddo, Gabriele Cossu, Ivano Argiolas, Alberto Urgu, Flavio Soriga, e la piccola Chiara Pia”.

Un progetto che vuole richiamare l'attenzione su una problematica che non riguarda solo persone con talassemia, perché l'esigenza di avere sangue sempre disponibile è una cosa che coinvolge tutti. “Se è vero che una persona con talassemia deve fare una trasfusione al mese, all'incirca, il bisogno di sangue è per tutti ed è subito”, ha ribadito Argiolas. "Soprattutto per chi non è politrasfuso come noi e per le urgenze, vittime di incidenti stradali, persone sottoposte a interventi chirurgici, donne che devono partorire. Questo è un farmaco salvavita che non si produce in laboratorio ma è dentro ognuno di noi, una cura che noi abbiamo anche per gli altri. E in un'Isola come la Sardegna, nonostante i sardi siano molto generosi, non basta”.

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