Diabete tipo 2 in Italia: un malato su tre è over 65
  • Mer, 17/09/2014 - 14:19

Cresce il numero degli anziani con diabete. Oggi nel nostro paese su 3 milioni di persone colpite da diabete di tipo 2, due terzi hanno un’età superiore ai 65 anni, con il 25% over 75. Il dato, destinato ad aumentare in vista del progressivo invecchiamento della popolazione, fa riflettere e deve porre l’attenzione sulla cura e l’assistenza dell’anziano con diabete, ma soprattutto sulla prevenzione delle complicanze strettamente correlate alla malattia. “Come diabetologi ne siamo ben consci”, dice Antonio Ceriello, presidente dell’Associazione medici diabetologi (Amd), l’organizzazione cui fanno riferimento i medici diabetologi operanti nei centri del Servizio sanitario nazionale. “Nel 2012,  partendo dal database Annali Amd, che raccoglie oltre 500mila cartelle cliniche di persone con diabete, assistite in quasi la metà dei circa 650 centri diabetologici nazionali, abbiamo pubblicato il primo Rapporto ‘Anziani con diabete’, che forniva un’importante, e forse unica, fotografia sull’assistenza riservata a questa particolare categoria. Oggi, siamo in grado di presentare, al 50° Congresso della European Association for the Study of Diabetes (EASD), l’analisi dell’evoluzione della qualità dell’assistenza prestata negli otto anni dal 2004 al 2011.”

“La nostra indagine si è concentrata sulla particolare categoria degli ultrasettancinquenni, oltre 145.000 persone i cui dati sono registrati nel database Annali Amd, perché queste persone con diabete hanno un maggior tasso di mortalità, maggiori disabilità e malattie associate, quindi richiedono particolari competenze ed un approccio personalizzato alla cura”, racconta Riccardo Candido, diabetologo al distretto 3 di Trieste e componente dei gruppi AMD dedicati alla terapia personalizzata e all’anziano. Candido spiega, inoltre, che dal rapporto emerge con chiarezza come l’attenzione e la cura prestata agli anziani con diabete è migliorata di molto nel corso degli ultimi anni. “Ciò è dimostrato, in primo luogo, dal miglioramento dello score Q, l’indice ideato da Amd in collaborazione con la Fondazione Mario Negri Sud, e validato internazionalmente, che valuta l’efficienza delle cure e dell’assistenza prestate, e conseguentemente l’efficacia nel prevenire le complicanze tipiche del diabete, dall’infarto, all’ictus, ai disturbi della vascolarizzazione, alla mortalità. Tra il 2004 e il 2011 è quasi raddoppiata, dal 19,2% al 35,7%, la percentuale di over 75 con score Q superiore a 25. Si consideri che questa è la soglia che identifica la qualità delle cure attese; un valore superiore a 25 indica una situazione migliore dello standard; tra 25 e 15 aumenta del 20% il rischio di complicanze, mentre sotto 15, il rischio cresce all’80%” aggiunge Candido.

Il risultato è frutto di numerose variabili: “è cresciuta l’attenzione alla valutazione non solo del grado di controllo della glicemia, ma anche della pressione arteriosa, dei livelli di colesterolo e trigliceridi, della microalbuminuria, indice di danno ai reni. Di pari passo sono migliorati i risultati clinici: si è assistito a una maggior personalizzazione dell’obiettivo glicemico e a una marcata riduzione (-21,5%) del numero di anziani con controllo della glicemia scadente; è cresciuta del 29,8% la quota di anziani con valori di pressione arteriosa inferiori a 150/90 mmHg e ben dell’80,3% quella delle persone con colesterolo LDL inferiore a 100 mg/dl”, dice ancora Candido.

E’ infine migliorata l’appropriatezza terapeutica: è in costante riduzione, infatti, la quota di  anziani con diabete in cura con sulfaniluree, farmaci ad elevato rischio di ipoglicemia. “Va notato, tuttavia come l’utilizzo di questa classe di farmaci sia ancora elevato e non del tutto appropriato e al contrario sia bassa la percentuale di pazienti curati con le incretine, in particolare gli inibitori del DPP4 meglio indicati per la gestione dell’anziano con diabete”, conclude Candido.

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