Diabete, appello di Songini all'assessore: "Attivi subito tavolo di lavoro per Registro regionale"
  • Gio, 22/05/2014 - 12:20

“Quarantacinque bambini di età inferiore a 14 anni su 100mila si ammalano di diabete tipo 1 ogni anno nell'Isola contro 10 nell’Italia peninsulare. La Sardegna, è noto, è l’area a più alto rischio di diabete tipo 1 a livello mondiale, dopo la Finlandia.  E' necessario che la Regione Sardegna  attivi al più presto un tavolo tecnico multidisciplinare volto a definire le modalità e le strategie più idonee per la costituzione di un Registro diabete, come stabilito dal Piano nazionale diabete”. E' l'appello che Marco Songini, direttore del Centro per il trattamento delle complicanze del Diabete dell'ospedale Brotzu, ha lanciato al neo assessore regionale alla Sanità Luigi Arru. Una richiesta racchiusa in una missiva inviata all'ufficio del nuovo membro della giunta Pigliaru. Il responsabile del centro del Brotzu ribadisce come “il monitoraggio epidemiologico del diabete in Sardegna (Registro diabete tipo 1) è stato condotto negli ultimi venti anni grazie all’abnegazione dei tanti diabetologi ed epidemiologi sardi che negli anni hanno consentito di tenere alti i riflettori internazionali sulla nostra regione, nella speranza di riuscire al più presto ad individuare i fattori ambientali coinvolti in questo progressivo e tuttora inspiegato incremento di bambini malati.  Tale registro - non istituzionalizzato -  è stato basato sulla segnalazione dei nuovi casi da parte dei diabetologi, rilevati da personale di ricerca su base volontaria”. Il Piano nazionale diabete  - inserito nei Lea, Livelli essenziali di assistenza,  e  recentemente recepito da parte della Regione Sardegna – ha individuato nei registri  lo strumento indispensabile per monitorare la malattia e il suo impatto sui costi assistenziali, consentire una adeguata programmazione regionale e garantire cure uniformi sul territorio nazionale. Alcune Regioni, quali ad esempio il Piemonte, hanno già attivato un Registro regionale per ottemperare al Piano nazionale e hanno inserito tale obiettivo tra i punti prioritari del Piano operativo regionale.  Songini ribadisce la necessità anche per la Regione Sardegna di entrare nella fase operativa del Piano nazionale diabete e per questo chiede alla giunta l’attivazione di un tavolo tecnico multidisciplinare per definire le modalità e le strategie più idonee all’attivazione di un Registro diabete, basato su prescrizioni farmaceutiche, ricoveri ospedalieri, flussi delle esenzioni per patologia, in analogia con quanto già in atto in altre analoghe rilevazioni nazionali (Sid-Arno, Registro Piemonte). “Dato l’interesse strategico a livello nazionale del  monitoraggio in atto nella Regione Sardegna, a tale gruppo di lavoro sarebbe utile la partecipazione del ministero, con Paola Pisanti, presidente della Commissione nazionale diabete del ministero della Salute, nonché di altri esperti nazionali nella gestione dei registri diabete”.


Un altro “cortese” ma netto richiamo è arrivato da Songini al ministro della Salute Beatrice Lorenzin, in seguito alla partecipazione dell'esponente del governo a un convegno in cui si affrontava il tema della cooperazione internazionale tra Italia e Senegal per la cura del Diabete giovanile in Africa. Il direttore del  Centro per il trattamento delle complicanze del Diabete dell'ospedale Brotzu, invita il ministro ad avere altrettanta sensibilità sul caso Sardegna, regione che, seconda solo alla Finlandia (64 nuovi casi ogni 100.000 abitanti) conta la più alta incidenza al mondo di diabete tipo 1 (45 casi ogni 100.000 abitanti) nella fascia d'età 0 - 14 anni, con un incremento annuale del 2.12% (Songini et al. Diabetes 2013). “Attualmente, in Sardegna, il numero dei diabetici (tipo 1 e tipo 2) è di oltre 50mila. Se a questi si aggiungono le altre patologie diabetiche quali il Mody, maturity onset diabetes of the young, il diabete gestazionale ed il cosiddetto "diabete doppio", si raggiunge un numero approssimato per difetto di oltre 80mila persone interessate. Questo significa altrettanti nuclei familiari, con circa 250-300mila  persone in totale, quasi il 20% della popolazione sarda, che devono gestire problemi legati alla malattia diabetica. Tali cifre, che configurano una vera e propria emergenza socio-sanitaria, ci spingono ad auspicare che la risoluzione del "caso Sardegna" possa essere considerata nell'ambito dei futuri programmi e strategie del Piano sanitario nazionale”.

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