Circolarità, appropriatezza e miglioramento: la nuova sanità sarda secondo Luigi Arru

Circolarità, qualità e cambiamento. La riforma della rete ospedaliera regionale e della rete territoriale vanno a cambiare il volto della sanità sarda. Un sistema in piena evoluzione che punta il timone verso la riduzione degli sprechi con oltre 11mila ricoveri impropri e un sistema di otto Aziende sanitarie locali che per tanto tempo hanno viaggiato ognuna per conto proprio. Sicurezza, appropriatezza e qualità sono i criteri che secondo l'assessore regionale alla Sanità Luigi Arru hanno guidato la revisione del sistema sanitario isolano, la cui nuova struttura è stata presentata questa mattina nel corso di un convegno alla Fiera di Cagliari, che ha chiamato a raccolta l'intero mondo della sanità sardo. Un percorso tracciato andando ad ascoltare i territori che hanno potuto dire la loro sul nuovo riassetto della rete ospedaliera regionale, con oltre 40 osservazioni raccolte nel corso del tour in giro per l'Isola. Arru traccia il quadro della situazione: "Abbiamo voluto fare un percorso, iniziato 10 mesi fa, che ci ha portato in giro per la Sardegna a raccogliere le voci e le esigenze dei territori e le criticità: l'Isola si trova all'ultimo posto in Italia per complessità dei casi ricoverati e per lunghezza della degenza del ricovero. La Sardegna rientra nel numero di posti letto 3,7 per mille, ma abbiamo uno squilibrio tra posti letto per acuti rispetto alla lungodegenza e al post acuto. Abbiamo bisogno di redistribuire posti letto da acuti a post acuti per rientrare nei parametri ministeriali. Il risparmio di 135 milioni in un triennio deriva dal fatto che abbiamo 11 mila ricoveri inappropriati. Questo vuol dire che un ambito molto costoso come quello dell'ospedale da' una risposta alla domanda di salute dei cittadini inappropriata. Sia chiaro che non è una responsabilità dei professionisti, ma ciò significa che la politica non ha avuto la capacità di organizzare un sistema integrato con un territorio forte e un sistema di emergenze-urgenza riformato. Dobbiamo sviluppare un sistema organizzativo integrato che crei circolarità fra ospedale e territorio. In questo momento l'ospedale è l'unica sede in cui il cittadino può trovare risposta ai suoi problemi di salute, da qui gli 11mila ricoveri inappropriati. 

Ad aprire i lavori il Sindaco di Cagliari, Massimo Zedda, e il presidente del Consiglio regionale, Gianfranco Ganau. Poi sono intervenuti l'assessore regionale della Sanità, Luigi Arru, che ha illustrato "La rete ospedaliera nella riforma sanitaria", e il direttore generale dell'assessorato della Sanità, Giuseppe Sechi, che ha introdotto la Rete territoriale.

Sul "Piano Nazionalie Esiti" ha parlato Mario Braga, dell' Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas), poi il presidente della commissione Sanità del Consiglio regionale, Mondo Perra, il Rettore dell'università di Cagliari, Maria Del Zompo, e quello dell'Ateno di Sassari, Massimo Carpinelli, il presidente dell'Anci Sardegna, Piersandro Scano, la coordinatrice della Rete del Tribunale per i Diritti del Malato, Maria Laura Maxia, il Presidente del Collegio Italiano dei Chirurghi, Luigi Presenti.

Le conclusioni sono state affidate al presidente della Regione, Francesco Pigliaru. “La riforma radicale e profonda del sistema della Sanità va nella direzione giusta, ce lo ha detto anche oggi chi, in Italia, conosce i migliori sistemi sanitari. Dobbiamo avere il coraggio di proseguire su questa strada e di farlo insieme” .Pigliaru ha poi aggiunto che “abbiamo una sanità non all’altezza di ciò che meritiamo e non per colpa di chi ci lavora, ma perché siamo male organizzati, da una parte abbiamo sprechi e dall’altra una qualità dei servizi non sufficiente. Dobbiamo migliorare e per farlo occorre spendere bene i nostri soldi: costerà sempre di più avere servizi veri, ogni spreco è un crimine nei confronti dei cittadini. Dobbiamo fare molto meglio, in questi anni si è lavorato male nella sanità. Per noi – ha detto ancora il Presidente – questa riforma e quella degli Enti locali, rappresentano passaggi vitali, su cui ci giochiamo tutto. Siamo nella direzione giusta, consapevoli che le riforme si fanno insieme e non con diktat”.

Torna ad essere in primo piano la creazione della Asl unica in Sardegna, che andrebbe a sostituire le otto attuali. Potrebbe essere una scelta obbligata per la Regione, a causa delle normative nazionali che puntano ad un'unica gestione amministrativa e all'unica centrale di committenza regionale, ma la decisione politica non è stata ancora presa. O meglio, il presidente della Regione, Francesco Pigliaru, punta in questa direzione ma esistono molte resistenze anche all'interno del centrosinistra. Lo stesso assessore della Sanità Luigi Arru sembra non rinunciare a priori alla scelta di un'unica Asl: "invece di chiamarle Asl si potrebbero chiamare zone o distretti rinforzati. Il problema, semmai, è quello di efficientare le procedure di acquisizione dei servizi per migliorarli". Nella conferenza regionale sulla riforma, questa mattina alla Fiera di Cagliari, l'assessore ha confermato però che la scelta non è stata ancora fatta. "Non abbiamo deciso - afferma - è una cosa che si deciderà in Giunta e che poi passerà in Consiglio, ma io non confonderei la parte amministrativa-gestionale, che può essere concentrata, con la parte di prossimità politica in cui si da voce e si ascolta il territorio. Si tratta di trovare la dimensione ottimale perchè le cose funzionino meglio".

Chi invece pare pensarci più seriamente è il presidente del Consiglio regionale, Gianfranco Ganau. "L'intervento di rivisitazione delle Asl con la proposta avanzata di un'azienda sanitaria unica - osserva - deve essere considerata come una misura emergenziale che credo debba essere presa in considerazione con tutta la serietà che l'argomento richiede anche per mettere finalmente sotto controllo il nostro sistema sanitario".

Arru ha ribadito che "l'obiettivo è cambiare per migliorare. Nessuno sta tagliando ospedali, dobbiamo però avere il coraggio di fare scelte, dando garanzie di salute e non confondendo il posto-letto con la garanzia di servizi”.

L'assessore ha poi ribadito l'importanza di fare rete con l'Università e la necessità di riformare la formazione. Una visione condivisa anche dal Rettore dell'Università di Cagliari Maria Del Zompo durante il suo applaudito  intervento: “Chiediamo a tutti di fare sinergia per il futuro della sanità sarda – ha proseguito la professoressa – e poter continuare a formare al meglio i giovani professionisti sardi: noi siamo pronti a svolgere il nostro compito. Chiediamo di far parte della rete dei dipartimenti di emergenza di secondo livello, con le nostre realtà di assistenza che già offrono un altissimo livello di qualità, come ad esempio cardiologia, ginecologia o il presidio della rete nascite, con la terapia prenatale”. “Dobbiamo fare squadra e dobbiamo fare sistema – ha insistito il Rettore – Noi siamo abituati ad essere valutati sulla didattica, sulla ricerca e sull’assistenza: per noi ai parametri di efficienza richiesti dal Ministero della Sanità si affianca la valutazione del Ministero dell’Università, che sulla base dei risultati raggiunti eroga i finanziamenti ad ogni università”. Del Zompo ha quindi evidenziato che l’Ateneo è rientrato nel cosiddetto ‘Ranking di Shangay’, una graduatoria mondiale pubblica stilata annualmente, grazie ai progressi compiuti nella ricerca in Medicina, Biologia e Farmacia. Infine la fotografia dell’esistente: “In attesa della realizzazione del Blocco R che completerà il Policlinico di Monserrato con il Blocco R chiediamo ospitalità in altre strutture dislocate in città per alcuni nostri reparti che attendono il trasferimento”.

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