Cardiochirurgia, a Roma summit internazionale sulla valvola aortica
  • Mar, 28/06/2016 - 12:51

È prepotentemente balzata agli onori della cronaca per il recentissimo intervento cardiochirurgico cui è stato sottoposto l’ex premier Silvio Berlusconi, ma la valvola aortica, e soprattutto le malattie che possono colpire questa e le altre valvole cardiache sono ancora delle perfette sconosciute, nel nostro Paese. Basti dire che, secondo un’indagine condotta lo scorso anno in Europa, Italia inclusa, su un campione di ultrasessantenni, i più frequentemente soggetti a queste forme, solo il 3,6% degli intervistati italiani (3% il dato complessivo europeo) ha dichiarato di considerare con preoccupazione una tale evenienza. Inoltre, solo il 5% dei connazionali ritiene che la stenosi aortica, la più comune tra le malattie delle valvole cardiache, possa essere pericolosa e letale, benché nella sua forma grave lo sia più di molti tumori, di gran lunga più temuti e considerati dai cittadini.

“Questi dati non stupiscono. Infatti, sino al 9 giugno pochi Italiani, come la maggior parte di quelli che opero quotidianamente, conoscevano la stenosi aortica, l’insufficienza aortica o quella della valvola mitrale”, dice Ruggero De Paulis, coordinatore del Gruppo malattie vascolari dell’ EACTS, l’Associazione europea di chirurgia cardio-toracica, che ha organizzato l’incontro “Un viaggio intorno alla valvola aortica”, che riunisce da ieri nella capitale alcuni tra i maggiori cardiochirurghi internazionali, per una due giorni di approfondimento sulle nuove tecniche, tecnologie e novità dalla ricerca scientifica nella cura delle malattie della valvola aortica. “Eppure, in Italia si stima che 300.000 persone soffrano di stenosi aortica: il restringimento della valvola provocato da depositi di calcio, che altera la funzionalità della struttura preposta a regolare l’afflusso di sangue ai vari distretti dell’organismo. E siano circa 50.000 quelli con la  forma più grave, che necessita di intervento chirurgico”, aggiunge De Paulis.

La valvola aortica regola il flusso del sangue dal ventricolo sinistro del cuore alla periferia; tralasciando le anomalie congenite, che portano ad un suo più rapido deterioramento, la valvola aortica può comunque ammalarsi con l’avanzare dell’età. La più comune malattia aortica è causata dalla “calcificazione aortica” che, per il deposito di calcio sui suoi lembi, provoca il progressivo restringimento del diametro della valvola e ne limita il movimento di apertura (stenosi) o di chiusura (insufficienza o rigurgito, ciò che è accaduto a Silvio Berlusconi). “In questi casi di malfunzionamento si procede, in genere, con un intervento per sostituire la valvola danneggiata. Ciò è possibile per due strade: la sostituzione chirurgica, a cuore aperto o con procedura minimamente invasiva, e quella per via transcatetere, nota come TAVI. In Italia si effettuano circa 15-18.000 interventi di sostituzione valvolare aortica ogni anno”, spiega De Paulis.

“Nei casi di insufficienza valvolare, soprattutto nei gruppi di pazienti più giovani, è sempre più frequente, d’altro canto, la possibilità di riuscire a riparare la valvola aortica, così come si fa per la valvola mitrale, senza ricorrere alla sua sostituzione. Dopo aver eseguito un attento esame delle condizioni della valvola malata con le tecniche di indagine moderne, come la TAC o l’ecocardiografia, è possibile procedere ad una sua riparazione. In pratica, negli ultimi anni si sono fatti passi avanti nelle conoscenze sul normale funzionamento della radice aortica e cioè di quella prima porzione dell’aorta che contiene non solo la valvola aortica, ma anche l’origine delle arterie coronarie. Ciò ha permesso di poter agire e quindi correggere in modo selettivo quelle strutture anatomiche responsabili dell’insufficienza valvolare. A ciò vanno poi aggiunti gesti tecnici artigianali o ‘sartoriali’ che mirano a ricostruire un normale aspetto e quindi un normale funzionamento dei lembi valvolari”, dice ancora De Paulis.  

“Le nuove frontiere, invece, sono rappresentate dall’applicazione della tecnologia robotica, che permette interventi robot-assistiti già applicati con successo da alcuni anni alla riparazione della valvola mitrale, l’utilizzo della stampa in 3D che può permettere, ad esempio, di ricostruire associandola alla tomografia computerizzata modelli di strutture come l’arco dell’aorta o le valvole stesse e studiare in fase preoperatoria quale sia il più efficace metodo di intervento; per finire con l’applicazione della realtà aumentata che, associando le tecniche di indagine di tomografia computerizzata agli ‘occhiali-video’ adoperati per vivere le esperienze di realtà virtuale, possono permettere al chirurgo di avere informazioni aggiuntive e di raggiungere al meglio e intervenire sui vasi o le strutture più difficili da visualizzare nel campo operatorio. Tutto questo non è fantascienza, ma già oggi realtà della quale stiamo discutendo qui a Roma”, conclude De Paulis.

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