Cannabis terapeutica, Garattini mette in guardia
  • Mar, 25/03/2014 - 13:53

“Ogni giorno si assiste ad un pasticcio nel campo della salute. Non bastavano i casi Di Bella, Stamina e più recentemente il caso dei farmaci per la terapia delle maculopatie, si aggiunge adesso l’autorizzazione all’impiego medico della cannabis per la terapia di alcune malattie: dal glaucoma alla sclerosi multipla deciso dalla Regione Abruzzo” e approvato dal Governo, che in precedenza su altre analoghe autorizzazioni si era opposto. Se la cannabis è un efficace trattamento per alcune malattie come mai può essere utilizzata solo per qualche Regione? Non si creano in questo modo discriminazioni in contrasto con la legge istituita dal Servizio Sanitario Nazionale che assicura universalità, equità e gratuità?”. Sul numero di "Oggi" in edicola domani, nella sua settimanale rubrica, Silvio Garattini, direttore dell’Irccs-Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri, mette in guardia dai pasticci delle autorizzazioni di medicinali fai da te.

“C’è da sperare", aggiunge il farmacologo, "che la disponibilità della cannabis non sia lo “spinello” e neppure un prodotto erboristico, perché oggi sono stati selezionati vari ceppi di cannabis che hanno un contenuto di principio attivo, il tetraidrocannabinolo, che può andare dal 2 al 60 per cento con evidenti differenze sul piano non solo della eventuale efficacia, ma soprattutto dei possibili effetti tossici che accompagnano l’azione di ogni farmaco”. Silvio Garattini pone poi un’ulteriore domanda: “E’ compito delle  Regioni approvare nuovi farmaci? Non abbiamo un ente autonomo che si chiama Aifa? Chi vuole commercializzare un farmaco con specifiche indicazioni deve presentare una adeguata documentazione tanto più importante, in questo caso, dato che la letteratura scientifica oggi disponibile sembra presentare  ancora molti dubbi circa il rapporto benefici-rischi nell’impiego terapeutico della cannabis. Un’altra possibilità che già esiste è quella di importare i prodotti a base di tetraidrocannabinolo che già sono disponibili in altri Paesi senza inventare nulla di nuovo. Esiste il sistema del ‘mutuo riconoscimento’ secondo cui l’AIFA sulla base della documentazione già presentata per l’autorizzazione di un farmaco in un altro Paese può farla propria”. L’articolo si conclude con un’amara considerazione: “Anche in questo caso si cercano le scorciatoie anziché seguire le vie maestre che proteggano gli ammalati”.

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