Cancro e assistenza transfrontaliera, Favo: l'Italia in affanno
  • Lun, 19/05/2014 - 13:41

“La lotta al cancro sia al centro dell'agenda Ue ma l'Italia ha ridimensionato il diritto di curarsi in altri paesi”. La denuncia contenuta nel VI Rapporto sulla condizione assistenziale dei pazienti oncologici arriva da Francesco De Lorenzo, presidente Favo (Federazione italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia): “Nel semestre di presidenza dell’Unione europea deve essere realizzato un piano d’azione comunitario contro la malattia”. Però la direttiva sull’assistenza sanitaria transfrontaliera è a rischio per le complesse procedure burocratiche introdotte dalla nostra normativa di recepimento. Ogni anno nel Vecchio Continente 3.450 mila nuove diagnosi.

Il Governo italiano, nel semestre di presidenza del Consiglio dell’Unione europea, deve portare al centro dell’agenda politica di tutti i Paesi membri le gravi problematiche legate all’epidemia del cancro. E intervenire per accelerare la realizzazione di un piano d’azione comunitario contro la malattia. A partire dai principi cardine contenuti nella direttiva (2011/24/Ue) sull’Assistenza sanitaria transfrontaliera, oggi messi a rischio dalle complesse procedure burocratiche introdotte dalle norme di recepimento di alcuni Paesi, inclusa l’Italia (decreto legislativo 38/2014, entrato in vigore il 5 aprile 2014). La denuncia, contenuta nel VI Rapporto sulla condizione assistenziale dei malati oncologici, arriva dalla Favo (Federazione italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia) nella IX Giornata nazionale del malato oncologico, che si chiude oggi all’Auditorium della Conciliazione a Roma. “Questa direttiva", spiega Francesco De Lorenzo, presidente Favo e Ecpc (European cancer patient coalition), "rappresenta un passo in avanti fondamentale per superare le diseguaglianze ed eliminare le barriere che impediscono ai pazienti europei l’accesso ai centri di cura dei vari Paesi. Ma gli elementi di novità, che la direttiva europea introduce e che avrebbero potuto migliorare la condizione dei malati nell’ampliare le chance di cura a livello continentale, sono in parte compromessi dall’approvazione della recente normativa italiana. La disciplina dell’autorizzazione preventiva alla Asl di appartenenza è, in tal senso, paradigmatica: da eccezione nella direttiva, è diventata passaggio obbligato nel nostro ordinamento. Lo Stato italiano, infatti, l’ha resa obbligatoria per tutte le prestazioni sottoposte a esigenze di pianificazione, allungando, rispetto alla situazione preesistente, i tempi di rilascio da circa 15 giorni fino a 45”. L’individuazione esatta di tali prestazioni è affidata ad un regolamento governativo da adottare entro 60 giorni dall’entrata in vigore del decreto legislativo. “Chiediamo", sottolinea Elisabetta Iannelli, segretario Favo, "che venga semplificato l’iter burocratico, con l’eliminazione del primo passaggio di autorizzazione preventiva, che siano coinvolte attivamente le associazioni dei pazienti per una corretta ed efficace campagna di informazione sui diritti dei malati riconosciuti dalla direttiva Eu e che sia garantito il rimborso delle spese extrasanitarie, quantomeno di quelle connesse alle condizioni di disabilità del paziente che ricorre all’assistenza transfrontaliera. Il sistema di autorizzazione preventiva, così come tutti gli altri lacci burocratici introdotti, sembrano funzionali al controllo e al contenimento della spesa sanitaria più che all’interesse del paziente e ai diritti di cura e salute costituzionalmente garantiti. L’effetto immediato di questa scelta normativa mortifica la portata innovativa della direttiva Ue. Il decreto legislativo, appena entrato in vigore, non semplifica l’accesso all’assistenza transfrontaliera, ma definisce un sistema complesso, burocratizzato, potenzialmente discriminatorio, anche perché basato più su esigenze di tipo economico che di tutela della salute”. La direttiva afferma il pieno diritto di ogni cittadino di scegliere liberamente il luogo di cura in un altro Paese della Ue, garantendo il rimborso delle spese sanitarie in misura corrispondente alla copertura economica assicurata dallo Stato di provenienza per analoga prestazione. “L’Italia", afferma Stefano Cascinu, presidente Aiom (Associazione italiana di oncologia medica), "non ha colto la grande opportunità offerta dalla direttiva Ue al Sistema sanitario nazionale: la valorizzazione delle nostre strutture, che potrebbero diventare un vero e proprio riferimento per i cittadini degli altri Paesi. Attualmente, le dimensioni dell’assistenza sanitaria transfrontaliera sono piuttosto contenute: soltanto l’1% della spesa pubblica per la sanità è rappresentato da questa voce. Con questi presupposti, dunque, la direttiva potrebbe agire anche come rilancio di un diritto fino ad ora poco conosciuto e valorizzato nel Vecchio Continente. Ci auguriamo che la presidenza italiana del Consiglio dell’Unione europea rappresenti l’occasione per sensibilizzare tutti i Paesi sull’importanza della lotta a questa malattia”.

Nel 2012, i nuovi casi di cancro in Europa sono stati 3.450 mila, con 1.750 mila morti (pari a 3 decessi al minuto). Nel recente studio Eurocare-5, basato su 93 registri dei tumori di 23 Paesi europei, in aggiunta ai dati precedentemente indicati, vengono messe in evidenza, tra i diversi Stati, grandi e gravi disparità di sopravvivenza al cancro che riflettono le disuguaglianze in materia di organizzazione sanitaria e di spesa pubblica, oggi fortemente acuite dalla grave crisi economica che attraversa il Vecchio Continente. Il peso economico del cancro in Europa, stimato intorno ai 126 miliardi nel 2009, è rappresentato per il 39% dai costi diretti di assistenza sanitaria e per il 61% dalla perdita di anni produttivi dovuti all’invalidità o alla morte anticipata. La disparità esistente è ben evidenziata dalla spesa media europea per la cura del cancro per cittadino pari a 102 euro, rispetto a quella della Bulgaria (16 euro), Romania (20), Polonia (37), Portogallo (53), Gran Bretagna (85), Spagna (94), Francia (110), Italia (114) e Germania (182). “La rilevanza di questi dati", conclude De Lorenzo, "impone immediate iniziative e decisioni che non possono essere affrontate e risolte dai singoli Stati membri, ma richiedono un diretto coinvolgimento del Parlamento e della Commissione europei. Ecpc ha lanciato una Call to Action, una chiamata ad agire in coerenza con la Carta di Strasburgo 2014, rivolta ai candidati alle prossime elezioni europee. Le 344 associazioni di 27 Paesi aderenti a Ecpc sono mobilitate in questi giorni a far sottoscrivere la Call to Action ai candidati. L’obiettivo è impegnarli ad aderire nel nuovo Parlamento a un intergruppo in grado di sensibilizzare le Istituzioni europee a collocare il cancro tra le priorità dell’agenda politica, a sostenere l’eccellenza nella ricerca in oncologia, a fare in modo che i risultati raggiunti si traducano in benefici quantificabili per i pazienti europei e a presentare un Piano d’azione comunitario che consideri tutti gli aspetti della lotta globale contro il cancro. Che includono: prevenzione, diagnosi precoce, trattamento, riabilitazione e cure palliative attraverso un approccio multidisciplinare e la creazione di un quadro adeguato per sviluppare linee guida efficaci e per condividere le migliori pratiche nelle aree della prevenzione e della terapia. La mobilità sanitaria potrebbe contribuire alla realizzazione di un welfare europeo unico, omogeneo almeno quanto a concrete opportunità e standard di qualità accettati, riconosciuti e condivisi. Così la sanità transfrontaliera potrebbe rappresentare il primo vero mattone per costruire l’idea di una nuova appartenenza dei cittadini all’Unione”.
A chiudere la IX Giornata nazionale del malato oncologico la consegna dei premi, i “Cedri d’oro”. Ogni anno questo riconoscimento è conferito a personalità che si sono distinte nel mondo istituzionale, accademico, imprenditoriale e del volontariato nella lotta contro il cancro. “Il nome", spiega De Lorenzo, "deriva dall’albero del cedro, che nella Bibbia è definito ‘l’albero più bello’. Per questo è il simbolo della Giornata. Celebra la forza di quanti, colpiti dal tumore, lottano per la vita e per la dignità di questa”. Quest’anno i destinatari sono Carlo Degli Esposti e Sergio Paderni. Degli Esposti, recita la motivazione: “produttore della coraggiosa, commovente e rivoluzionaria fiction della Rai ‘Braccialetti Rossi’, che racconta il cancro come esperienza di vita”. Paderni: “padre della programmazione sanitaria, amico, interprete e sostenitore del volontariato oncologico e Direttore dell’Osservatorio sulla condizione assistenziale del malato oncologico”. Il premio alla memoria va a Aldo Sardoni, “fondatore di Bianco Airone, instancabile ambasciatore dei bisogni dei malati di cancro”.

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