Barbara e quella "Roba di K"
  • Mer, 19/03/2014 - 12:29

Ogni mattina si alza, apre le tende e canta il suo "buongiorno" al mondo. Lo faceva prima e continua a farlo anche ora che è arrivato K. Da quando K ha bussato alla sua porta ha deciso di mettersi con lui spalle contro spalle, "come quella pubblicità di quando eravamo bambini", perché lui è "una roba, una robaccia, sceglie una persona e si ci mette schiena contro schiena". Ride Anna Barbara Di Stefano, ride dal cuore, ride con gli occhi scuri e profondi dietro gli occhiali, ride di sè e di K, il cancro, quel compagno scomodo che ha deciso di circuire e convincere ad andare via con l'arma dell'ironia e della comicità. Per questo ha aperto un profilo facebook, una pagina che è un diario di bordo divertente e irriverente, che ha deciso di chiamare proprio "Roba di K". Barbara ha da poco conosciuto Maria Dolores Palmas, l'infermiera dell'oncologico che guida il gruppo "Abbracciamo un sogno", gruppo che ha spopolato sul web col flash mob al Businco.
Barbara combatte ogni giorno, con la positività e lo humor, e da quando ha dovuto lasciare la professione di avvocato, ha riscoperto un lato di sé, la manualità che aveva messo da parte quando frequentava solo toghe e tribunali. Così alle carte della burocrazia ha preferito i lavori di carta e alla soglia degli "anta" si è reinventata con Ci pensa zia Bra".  Quarant'anni, un marito e due bambini, Barbara ha incontrato "K" il 7 ottobre 2013. "Me ne sono accorta con una semplice palpazione", racconta, "stavo allattando il mio secondo bambino. Ma sapevo che sarebbe arrivato". La madre naturale di Barbara è morta di cancro a 25 anni, lei aveva 2 anni. "Anche lei se ne accorse mentre allattava. E' una storia che si ripete. E ora sento di dover essere felice per due". Due cicli di chemio e ora il Picc, catetere venoso centrale ad inserzione periferica, per le infusioni dei medicinali: "Con lui mi sento molto al passo coi tempi, molto cibernetica. Mi piace pensare di avere un ingresso USB da cui escono dati sensibilissimi (trovamene più sensibili dell’emocromo….) ed entrano milioni e milioni di Kemiobyte". Nel suo web-diario Barbara inizia tutti i post con "Caro K" si rivolge sempre a lui perché da quando si è infilato nella sua vita tante cose sono cambiate ma soprattutto il suo modo di vedere il mondo. "Il cancro mi ha insegnato un sacco di cose, ma più di tutto a godere di ogni giorno. Anche se io sono sempre stata una persona positiva". Così scrive a K, "grande rompiballe dal risvolto magico", per ringraziarlo "per quella magica notte dalla quale mi sono svegliata come se avessi trascorso le ore nel centro estetico più ” in” della zona, ma … aggratis!  Le mie amiche non ci vedono più da quando sanno che un bel mattino mi sono svegliata e ta-daaaaaa… dall’ascella alla caviglia lisssia lissssia che è una meraviglia"; e ancora lo ringrazia per averle fatto scoprire il vero significato del perché "i film più divertenti portano titoli del tipo “Un week da paura”". La paura, la vera bestia nera, non per sé, ma per gli altri. "Ho paura di rovinare la loro vita", confessa, "mio marito mi dice che se manca il mio sorriso è la fine. E quando sto male è come se fossero lo specchio della mia sofferenza". Per questo trova sempre il lato positivo, anche quando K l'ha stesa a letto dopo la chemio o quando le hanno dovuto inserire il cateterino del Picc, "tutt'altro che indolor". Ma più di tutto il cancro le ha insegnato a osare: con le parrucche, con i colori, con la vita: "Ogni giorno che mi alzo e sto meglio, ringrazio". E ringrazia sempre anche K che le ha fatto capire che "anche quando non ci sarebbe nulla da ridere, c'è sempre qualcosa per cui sorridere".

Francesca Cardia

(Foto Giulia Marini)

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