Alla ricerca disperata del figlio che non arriva: Oppo traccia il quadro dell'infertilità maschile
  • Mer, 26/03/2014 - 14:25

Sempre meno bambini e genitori sempre più "anziani" in Italia. Stili di vita sregolati nell’età adolescenziale (alcol, droghe, obesità) e mancanza di controlli medici mettono a rischio la salute riproduttiva dei maschi italiani in età adulta. L'età materna è sempre più avanzata, con la possibilità di avere un figlio per via naturale che si riduce, la natalità che cala e l'aumento delle cicogne hi-tech, con la fecondazione assistita. Il risultato è che le nascite si sono dimezzate dagli anni Sessanta ad oggi. Le coppie Europee hanno in media 1.6 figli, e se andiamo a ripescare il dato del 1800, quando ogni famiglia ne aveva in media sei, ci rendiamo conto di come siano cambiate le cose, soprattutto per la brusca riduzione, a partire dagli anni Settanta a oggi, del "fertility rate". Le cause le indica Alessandro Oppo, andrologo e endocrinologo del Policlinico Universitario di Monserrato, coordinatore regionale della Società Italiana di Andrologia Medica e Medicina della Sessualità, Siams. "Da una parte ci sono le scelte di vita, i cosiddetti fattori socio-culturali: con l'espansione economica le donne lavorano di più, c'è una maggiore “instabilità” nei rapporti di coppia e matrimoni meno frequenti, una minor aderenza alla religione che incoraggia “famiglie ampie”. E poi il minor desiderio di avere figli (le coppie decidono di non averne o di averne pochi), la tendenza ad avere il primo bambino in età più avanzata (dovuta anche alla maggiore scolarizzazione), l'utilizzo della contraccezione e la legalizzazione dell'aborto hanno ridotto il numero di gravidanze non programmate. Dall'altra ci sono le motivazioni biologico mediche “con la tendenza ad avere il primo figlio in età più avanzata e il declino della fertilità, spesso dovuta anche agli inquinanti ambientali".

Ma per parlare di infertilità si deve prima di tutto partire dalla coppia. Si può parlare di infertilità di coppia sessualmente attiva nel caso di incapacità di ottenere una gravidanza nonostante un periodo superiore ad 1 anno di rapporti non protetti. La probabilità di concepimento di una coppia giovane e sana è pari al 25-30 per cento. "Vuol dire che se noi mettiamo quattro coppie di ventenni, con maschio e femmina sani, in quattro macchine al Poetto o in viale Europa, con la donna che ovula, una su quattro rimane incinta. E' facile immaginare come salendo con l'età, la percentuale di concepire si riduca abbondantemente", spiega Oppo. La probabilità sale a 80-85% dopo 12 mesi. Il 50 per cento delle coppie che non riescono a concepire entro il primo anno di vita, avrà figli entro 36 mesi. Anche se la probabilità di concepire si riduce con l'aumentare del tempo. Nelle coppie infertili per un periodo superiore ai 4 anni la probabilità di concepimento per ciclo mestruale si riduce fino a 1.5 per cento.
L'andrologo cagliaritano snocciola ancora i dati: "Fino al 10-20% delle coppie nei Paesi industrializzati soffre di infertilità e la Sardegna rientra pienamente nella tendenza. Nel 30 per cento dei casi dipende da cause maschili, nel 35 per cento da cause femminili, per il 20 per cento da anomalie riproduttive in entrambi i partner, nel 15 per cento dei casi è inspiegata".

Puntualizza inoltre Oppo che “l'infertilità maschile è l'impossibilità di concepire dopo almeno un anno di rapporti liberi con una partner in perfette condizioni di fertilità. La frequenza di due rapporti al mese può considerarsi inadeguata. Molti dicono: non riusciamo ad avere figli. Quando poi gli chiedi la frequenza dei rapporti ti dicono che non c'è tempo, che sono stanchi, ed è chiaro che con soli due rapporti al mese è molto difficile che la donna resti incinta".

Ma per l'uomo l'impossibilità di fecondare la donna comporta tutta una serie di problemi. “L’infertilità è spesso vissuta dal maschio come fallimento della virilità e altera l’autopercezione dell’integrità fisica e psichica", racconta Oppo. "E' causa di frustrazione, sensi di colpa, alterazioni dell’umore, riduzione dell’autostima, con ripercussioni anche sulla vita sociale e lavorativa e per la coppia diventa motivo di disagio, malessere, una vergogna da tenere nascosta che spesso ha effetti devastanti". Ma tanto è dovuto alla scarsa informazione: "Il 90% degli uomini non fa prevenzione, il 50 % non si sottopone a visita andrologica nemmeno dopo una diagnosi di infertilità, il 50% dei giovani soffre di affezioni genitali. Tra l'altro non esiste più la leva obbligatoria e alla visita di leva veniva riscontrato varicocele clinico nel 20% dei ragazzi". E solo nel 50-60% dei casi si riesce a definire la causa dell’infertilità. Tra le altre si riscontrano ipogonadismo ipogonadotropo, sindrome di Kallmann o altre forme, tumori, danni post-traumatici, forme iatrogene, malattie autoimmuni, obesità, eccesso (endogeno o esogeno) di estrogeni, androgeni (solo esogeno) e glicocorticoidi, malattie sistemiche croniche, e disordini del coito, come disfunzione erettile, eiaculazione retrograda, aneiaculazione.
Anche se non vi è un accordo unanime, la comunità scientifica internazionale è orientata nel ritenere che negli ultimi 50 anni si sia verificato un chiaro declino progressivo della fertilità maschile. "Ci sono studi a favore e altri contro, ma in generale si è assistito a un declino generale della salute riproduttiva maschile nelle popolazioni occidentali", afferma l'endocrinologo. "Oltre alla riduzione della concentrazione spermatica sono evidenti altri trend come l’aumento di incidenza del cancro testicolare e delle malformazioni del tratto genitale maschile (criptorchidismo e ipospadia)". Tra le possibili cause ci sono fattori ambientali e l'inquinamento: calore, agenti chimici (xenoestrogeni, fertilizzanti, pesticidi, piombio, cadmio), aflatossine (prodotti inquinanti batterici o fungini), radiazioni; lo stile di vita: fumo, alcol, droghe, vita sedentaria, abbigliamento intimo, stress cronico, saune; le abitudini alimentari: inquinanti/tossici (pesticidi, fitoestrogeni, ftalati, aflatossine), carenze di oligoelementi come vitamine C, E, A, folati, zinco, selenio e la dieta vegetariana.

Come si deve agire? Oppo traccia la tabella di marcia: "Bisognerebbe aspettare un anno prima di iniziare un approccio diagnostico (tranne casi con patologie note dell’apparato riproduttivo). Poi è necessario stabilire chi ha il problema se l'uomo, la donna o entrambi ed escludere malattie sistemiche potenzialmente responsabili di infertilità e, in casi selezionati, effettuare test genetici. Bisogna infine stabilire se il paziente ha una forma curabile di infertilità: disturbi dell’erezione o dell’eiaculazione, ipogonadismo ipogonadotropo, infezioni alle vie seminali, lesioni ostruttive, varicocele". Ma la cosa principale è rassicurare il paziente. "Bisogna instaurare con lui un rapporto di fiducia, sono persone che hanno bisogno di essere seguite e coccolate. Si consideri inoltre che la maggior parte delle cause di infertilità maschile non è curabile e una buona quota, definita idiopatica, non è spiegata".

Recentemente la Società Italiana di Andrologia Medica e Medicina della Sessualità, Siams, ha fatto un'indagine sull'impatto socio economico dell’infertilità maschile in Italia. I risultati hanno mostrato che "In Italia un maschio su tre è a rischio di infertilità (circa 5.000.000 di maschi). Nel 2007 sono stati eseguiti circa 80.000 interventi di procreazione medicalmente assistita di cui oltre il 50% per causa maschile (40.000)". Ogni ciclo di procreazione medicalmente assistita costa circa 3.500 euro. La spesa per causa maschile è di circa 140.000.000 euro (40.000 x 3.500). "Nel nostro Paese le percentuali di successo sono circa 15-20%, sono necessari in media 5-6 cicli e i costi aumentano. Trattando le forme curabili e intervenendo sui fattori di rischio modificabili (criptorchidismo nei primi 2 anni di vita, obesità, fumo, alcool, droghe, abitudini che provocano ipertermia scrotale) si riducono nettamente le spese per le tecniche di procreazione medicalmente assistita. Il 25% delle forme di infertilità maschile è curabile e ciò consentirebbe di fare risparmiare al paese circa 35.000.000 euro/anno".

Francesca Cardia


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